Da una lettera aperta pubblicata su Focus wine (www.focuswine.it, solo per abbonamento, è del corriere vinicolo) di un produttore siciliano ( Salvatore Cosentino, Azienda Agricola I M A K A R A, Caltagirone (CT)) che si lamenta della scarsa attenzione dei suoi corregionali rispetto ai vini prodotti sull’isola mi vengono da fare alcuni spunti su una certa visione del vino.

Il sig. Cosentino si lamenta del fatto che ci sia una maggiore attenzione da parte dei ristoratori e dei consumatori in generale sui vini che vengono da fuori regione, ed auspica che la Sicilia imbocchi la strada della Sardegna, quoto "La regione Sardegna promuove insistentemente i propri vini. Compra pagine e pagine di giornali per presentare i propri vini , elencandoli in ordine alfabetico, come si conviene ad una regione civile e democratica che non ha predilezione fra i produttori. In quell’isola, non è facile trovare altri vini, perché nessuno se ne serve per contrastare quanto localmente si produce. Un vero spirito di patria per difendere la propria economia, senza chiedere la benedizione di nessuno. "

Che si promuovano i propri vini all’interno di una regione mi sembra normale, ma che si debbano addirittura promuovere insistentemente, che si debba auspicare che non sia facile trovare altri vini provenienti da fuori mi sembra una visione chiusa, e forse anche controproducente. E’ vero che è un bene che la gente conosca e apprezzi i prodotti locali ma è anche vero che una sana apertura a quello che viene prodotto anche fuori non credo possa a lungo termine danneggiare nessuno.

C’e’ una visione asfittica che sta prendendo piede nell’enogastronomia, che tende a far apparire come il meglio quello che viene prodotto nel raggio di 10 km, un po meglio di quelloo che si trova in giro quello che viene prodotto in provincia, leggermente meglio quello che si fa nella propri regione e, nei confronti dell’estero, decisamente meglio il made in Italy. Questa visione autoincensante e consolatoria spesso ci fa dimenticare i nostri errori e le nostre magagne ed aspira ad un mondo chiuso, dove ognuno si produce e si consuma il suo, e tanto peggio per il resto. Mentre invece tanto avrebbe bisogno questa agricoltura di apertura di idee, di sano scambio con l’esterno, di aria fresca.

Rimane poi un mistero come possa essere efficace la strategia di promozione della Sardegna, a detta dell’autore consistente nell’elencare i vini (in rigoroso ordine alfabetico perché senno chissa che favoritismi si scatenano) ivi prodotti con l’acquisto di pagine e pagine di giornali (e sai che divertimento a leggerli).

E’ questo che serve al mondo del vino?



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