Leggevo in questo post dell’ottimo blog di Tom Wark, Fermentation a proposito di una proposta di legge sulla possibilità di acquisto di uve in alcune contee della California.
Secondo questa proposta la El Dorado County proibirebbe alle cantine di approvvigionarsi di uve prodotte all’esterno della contea stessa, oltre il 50% della loro produzione. In pratica, se io produco con la mia azienda 100 qli di uva, ne potrei comprare all’esterno della contea al massimo 50 qli.
Il motivo di questa regolamentazione, e di altre simili che sono state sottoposte a pubbliche audizioni in passato sempre in California, è quello di difendere le piccole aziende locali dall’ingresso di giganti del vino, come ad es. la Gallo, che potrebbero insediarsi nel territorio ma solo come base logistica, per poi produrre vini provenienti da altre zone. Cosi’ riporta il tutto Tom Wark.
Lo stesso Wark, che da un giudizio negativo di questa proposta, secondo lui assurda e illiberale, si chiede il perché nel mondo del vino si assista, più che il altri settori produttivi, a dei reiterati tentativi di regolamentare il mercato, di renderlo più restrittivo ed in fine dei conti, meno libero, persino nella terra dove la libertà del mercato è un dogma, gli USA.
E’ un ottima domanda, che non vale solo per gli USA, dove per altro vi sono anche problemi legati alla distribuzione del vino, con regolamenti a volte veramente assurdi che cambiano da stato in stato, per i quali si è pronunciata anche la corte costituzionale USA in quanto sarebbero un ostacolo alla libera circolazione delle merci (anche qui invito chi volesse saperne di più a fare riferimento a questo post di fermentation). La risposta che da Tom Wark è interessante e la riporto di seguito:
"At play is the idea that wineries are born rich and prosperous, that their owners are rich and prosperous and, most important, that there is a certain frivolity to the winery business that makes them particularly attractive targets for regulations. These ideas arise, I think, in large part from the purely hedonistic act of visiting wineries, drinking wine and appreciating wine and the type of visible marketing that plays to that hedonistic pursuit."
In sostanza, ci sarebbe quest’idea di frivolezza associata al vino, in più l’idea che chi si mette a fare questo lavoro sia solo qualche miliardario eccentrico, che fa si che si senta un bisogno di regolamentare oltre il dovuto questo settore economico.
L’idea mi stimola e mi convince almeno in parte, perché c’e’ questa sensazione che non sia un settore produttivo come gli altri, ma in qualche modo speciale, in una maniera un po infantile, che abbia bisogno di essere guidato dall’alto perché un pò rimambito o non maggiorenne.
Rimango convinto che uno dei bisogni di questo settore sia di diventare adulto, di camminare con le proprie gambe (altro problema connaturato con la natura essenzialmente agricola del prodotto vino).
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