Non so se vi siete mai imbattuti in questo sito, si chiama Teatro Naturale, a me arriva periodicamente (senza averne fatto mai richiesta, come è consueto) nell’email la sua newsletter. Inizialmente lo cestinavo direttamente. Poi mi sono messo a guardare meglio, ed ho visto che ci sono comunque una discreta quantità di informazioni sull’agricoltura. Tutto sommato, un sito non fatto male.
La pecularità, per me, di questa pubblicazione, è però sopratutto l’impronta fortemente conservatrice dal punto di vista delle libertà di mercato. La tesi, che ho già contestato in una email al direttore, che l’agricoltura debba vivere grazie alle sovvenzioni pubbliche non è una sorpresa quando proviene dal mondo agricolo stesso, o da settori a lui vicini. Ma la sorpresa di ieri è stato l’atteggiamento assunto nei confronti di una lettrice Architetto che si è vista pubblicare una email di protesta (perché inviata ad un sito che si occupa prevalentemente di agricoltura?) contro le liberalizzazioni, peraltro alquanto blande, che il ministro Bersani sta cercando di introdurre in Italia, ed in particolare nel settore delle libere professioni. La lettera la trovare qui. Dico solo che il titolo è: C’E’ CHI GODE E CHI PIANGE. ARRIVA BERSANI, IL MINISTRO LIBERTICIDA, e che si conclude con due righe di commento del direttore Luigi Caricato che cominciano così: Parole sante, gentilissima lettrice….
Sogno o son desto? E’ il ministro Bersani che è liberticida, perché vuole liberalizzare le professioni, al pari di alcuni dei più grandi (e ricchi) paesi del mondo, eliminando la tariffa minima, grazie alla quale non è possibile introdurre un vero e proprio regime di concorrenza? Oppure sono questi dinosauri con l’iscrizione all’albo, con i quali abbiamo a che fare tutti i giorni (notai, avvocati, architetti, agronomi, ecc.)?
E’ o non è il mondo sottosopra?
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L’altro giorno, ho ascoltato una conversazione tra due colleghi:
-”Il nuovo ministro di sinistra sta introducendo riforme comuniste…”
L’altro collega ha risposto:
“Mah, mi sembra che non stia facendo altro che quello che giá e´normale a Parigi, Berlino e Londra…..”
≡ Carlo Merolli on Luglio 24, 2006 23:47Tariffa minima?? E’ roba che si mangia?? oppure è quel numeretto che ti serve per sapere a partire da quale cifra puoi iniziare a giocare al ribasso? Nel mondo del giornalismo, tanto per NON fare un esempio - mondo per altro regolato da un Ordine nazionale e da un Sindacato altrettanto nazionale. Solo in teoria, ovviamente, o nel mondo dei sogni se preferite - esiste un tariffario che stabilisce compensi minimi per tutto.
Se qualcuno, a partire dagli editori, si fosse mai sognato di applicarlo, i free lance come la sottoscritta guadagnerebbero finalmente come un idraulico a mezzo servizio…(a servizio intero no, non allarghiamoci troppo).
Lizzy
≡ Lizzy on Luglio 26, 2006 11:25ps: Non faccio l’idraulico perchè la teoria dei fluidi non è il mio forte..non ne ho mai capito un tubo.
Oggi invece in TV davano la rivolta dei farmacisti. Era bello vedere tutti questi camici bianchi imbufaliti davanti al Ministero delle attività produttive.
≡ Gianpaolo on Luglio 26, 2006 14:50Sembra che alcuni di loro abbiano cercato di rompere i vetri delle finestre lanciandogli i loro rolex…
Beh, da architetto posso confermarti, come dice Lizzy, che la tariffa minima si dovrebbe leggere come “Tariffa massima”. Non mi stupisce che l’architetto che ha scritto quella lettera ad un sito di agricoltura (come te, non ne capisco il motivo - forse dovrebbe iniziare a trovare il destinatario più idoneo) sia all’inizio della professione. La capisco umanamente, ma non è neanche il caso di farle notare la contraddizione fra la sua condanna di un decreto liberale e la illiberalità della sua tesi. Pensa, per esempio, che un contratto con una pubblica amministrazione per “consulenza” - vale a dire per una progettazione, solo che adesso si chiama così - prevede senz’altro uno sconto. E da che tariffa si parte a scontare? Devo dirlo?
≡ Martino on Agosto 9, 2006 00:49Pure il mio ordine ha protestato contro il decreto B., ma perché protestare per difendere una condizione protezionistica che, di fatto, non esiste? Difendi il principio, ma quello se n’è bello che andato da tempo.
Martino, la fotografia è un po più ampia e variegata. La tariffa minima diventerà forse tariffa massima, o addirittura scontata, se hai a che fare con soggetti “forti”. Non è la stessa cosa quando il professionista ha a che fare con il semplice cittadino, committente di qualche piccolo lavoro. In quel caso il tariffario vale, eccome.
≡ gianpaolo on Agosto 9, 2006 09:47Ma secondo me è il principio che non è valido, perché mai dovrebbe esserlo? Ed è ancora meno valida la giustificazione che in genere ne danno i professionisti. La tesi più frequente è che la tariffa minima garantisce il cliente/committente, senza la tariffa minima non v’e’ garanzia di poter fare bene il lavoro. Avete mai sentito nulla di simile? Roba da sbellicarsi dalle risate. Ce lo vedete il macellaio che vi dice che la bistecca ha la tariffa minima imposta dall’ordine dei macellai, altrimenti rischiate di mangiare carne avariata? Oppure i vinai, che vi danno da bere aceto se non volete pagare il buffo dell’ordine?
Ma come sarebbe? La concorrenza non dovrebbe essere garanzia di prestazioni migliori a prezzi più bassi? Se è così in tutte le parti del mondo, perché non dovrebbe esserlo da noi?
Non ero nemmeno entrato nel merito dell’assurdità secondo la quale la tariffa minima sarebbe una garanzia di qualità. Non si vede sinceramente che nesso esista fra le doti di un professionista e la sua retribuzione e se questo debba essere stabilito da un ordine. La tariffa - minima o massima - non ha nulla a che fare con la qualità professionale. Architetti amici che lavorano a New York (in uno studio medio-grande, che è equivalente ad uno studio MOLTO grande italiano) mi dicono che da qualche anno si fanno pagare a vacazione. Per qualsiasi progetto. A ore! E’ il paradiso degli architetti ragazzi! Si fanno pagare come gli avvocati, semplicemente perché hanno capito che qualsiasi tariffario non tutela economicamente il progettista qualora le richieste del cliente non siano facilmente inquadrabili nei casi previsti (varianti, modelli aggiuntivi, preventivi, previsioni, proiezioni ecc.).
≡ Martino on Agosto 9, 2006 11:38E’ anche un bel deterrente per l’ingordigia del cliente: vuoi anche questa prestazione? Beh, sappi che non è compresa nella tariffa. Faccio partire il tassametro?
Sarà il futuro italiano? Non saprei, però oltreoceano la temutissima liberalizzazione ha prodotto anche questo, che non mi pare disprezzabile, almeno dal mio punto di vista.
Pagherei un architetto a ore? Non lo so, se è quello che offre il mercato si. E poi dipende sempre da quanto costa un ora. Ma alla fine quello che conta è il risultato: la qualità di quello che mi hai dato in compenso di quello che ti ho pagato. Mi hai fregato? Non lavoro più con te, e se me lo chiedono non consiglierò il tuo nome. Sono un cliente ingordo e rompicoglioni? La gente lo sa, e quindi non da peso al fatto che parlo male di te, tanto parlo male di tutti.
≡ Gianpaolo on Agosto 9, 2006 19:00Io la vedo cosi’, cristallinamente chiaro.
Ora com’e’ che funziona? Questa è la tariffa minima, se non ti va bene il lavoro che ho fatto fai pure causa all’ordine! Bello no?
Belle le tue cose Martino, peccato che A) sei un po fuori mano B) non c’ho na’ lira in questo momento…
Ma costo meno della minima
Grazie (anche da parte di mio padre, soprattutto - è lui la vera mente creatrice) e, per chiudere l’argomento: in Spagna le parcelle le riscuote direttamente l’ordine e poi le gira al professionista.
≡ Martino on Agosto 9, 2006 23:29E’ solo un altro modo per tutelare l’architetto, magari un modo pure intelligente.