
Esistono delle leggi che permettono a chi coltiva un fondo agricolo, con un certo numero di ore di lavoro, di poter costruire una casa per propria abitazione.
Esistono delle persone, normalmente facoltose, che acquistano terreni, vi piantano qualche ettaro di vigna, ed in qualche modo riescono, intestando magari il fondo a qualcuno, a richiedere il permesso di costruzione in zone di grande interesse turistico.
Mi è capitato l’altro giorno, di visitare un azienda di questo tipo, a Castiglione della Pescaia, in Maremma (zona ad alto valore immobiliare). Tre ha di vigneto, in alcune zone carichi di uva, in altre letteralmenti soffocati da gramigna. Cinghiali al pascolo hanno semidistrutto alcuni filari. Un mezzo disastro, se uno coltiva la vigna per motivi agricoli, un piccolo fastidio se, come in questo caso l’unico interesse apparente è quello di costruirci la villetta.
E l’uva che ne verrà prodotta? Qualcuno la prenderà con due lire, ci farà un vino cosi’ cosi’ che comunque andrà sul mercato ad intasare gli spazi già stretti.
Certo non aspico il proibizionismo, come quelli che vogliono mettere tetti alle produzioni agricole dappertutto, ma qui non si tratta di nulla di agricolo, ma di una scappatoia un po all’italiana per aggirare le regole. Come per molti agriturismi, che di agricolo hanno ormai solo il prefisso. Quel vigneto, semplicemente non esisterebbe se non fosse per la possibilità di costruire la villetta. E vada bene la villetta, se uno fa l’agricoltore, ma qui?
E se anche questo fosse un modo per rovinare l’agricoltura?
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