Salve a tutti.
Purtroppo non sono mai riuscito a connettermi fino ad oggi. Facciamo un piccolo riassunto.
Tappa n.1 Miami, vedi post precedente.

Tappa n.2 New Jersey
Qui si fa sopratutto "retail", cioè negozi. Da noi sarebbero le enoteche, ma qui si tratta più di piccoli supermarket dove i vini sono esposti nei cartoni, con indicazioni spesso un po approssimative e tantissima offerta, dal pinot grigio rosè (si, lo giuro), al vendutissimo Yellow Tail australiano (numeri da c apogiro per questa linea di vini a buon mercato) . Il retail si differenzia dal ristoratore perché in genere è un po meno esperto di quest’ultimo, e tutta la trattativa è spesso concentrata sul “rating” dei vini e sul prezzo. C’e’ meno spazio per la fantasia e la poesia, tutto è molto più diretto, anche perché è il consumatore che spesso opera la scelta del vino, senza avere il filtro del cameriere che gli consiglia e lo informa (nella migliore delle ipotesi naturalmente). Un titolare di un negozio ben fornito e piuttosto importante mi ha chiesto se per caso non potevamo fare qualcosa con il nome Morellino di Scansano, a suo avviso troppo complicato per la “clientele” americana…
Tappa n.3 New York City
Dal New Jersey, il passo è obbligato e breve: la grande mela. E’ certamente il “mercato” per il vino italiano. Sei non sei messo bene a NYC allora hai un problema. La concorrenza è enorme – tutto il vino del mondo è qui - o ci vuole essere. La nostra forza? La grandissima diffusione e popolarità della cucina italiana. Generazioni di emigranti hanno radicato profondamente in queste terre la passione per l’Italia, specialmente per il cibo, ed il vino. Manhattan rappresenta la fetta più succulenta della torta, con centinaia di ristoranti italiani, alcuni famosi in tutto il mondo.
Ma NYC non è solo Manhattan, come ho avuto la fortuna di vedere, grazie all’esperta guida (a volte alquanto spericolata, come da buona newyorkese) di Natalie Katic, l’agente del mio importatore a NYC. Infatti, oltre al nascente Queens, dal punto di vista dell’offerta enogastronomica, c’e’ il rinascimento di Brooklyn. E’ un’area vastissima, dove alcuni dei newyorkesi affezionati a certe atmosfere un po underground di quella che poteva essere la scena di Manhattan di venti anni fa, ritrovano le stesse vibrazioni di una volta. E così nascono, tra vastissime zone di degrado ancora presenti, aree che cominciano a popolarsi di vita, ristoranti, wine bars. Questo anche grazie al fatto che i prezzi, pur certamente “new york style”, sono più bassi di Manhattan. In più, essendo le zone meno turistiche, conservano un grado di genuinità e di servizio al cliente, maggiore che a Manhattan. Tra quelli che ho visitato segnalo il piacevolissimo Vini e Olii, (web site)gestito da due fantastici ragazzi, americani ma di cultura (e di perfetta pratica della lingua) italiana. Un must, assolutamente da visitare se siete da quelle parti.
Tra le cose più piacevoli, un incontro con Terry Hughes di Mondo Sapore, che ampiamente riporta sul suo blog.
Tappa n.4 Connecticut

E’ il buen retiro dei newyorkesi con la grana. Bellissimi paesaggi, tra una verdissima campagna e il mare. Mansions in legno di stile inglese, enormi, bellissime, e dai prezzi da capogiro. 3 milioni di abitanti, ma di quelli giusti! Posti come Greenwich, Stamford, Westport, New Haven (casa di Yale University), sono tra i posti più belli da visitare, specie in questa stagione quando il paesaggio si comingia a tingere delle favolose tonalità dal giallo al rosso delle foglie delle ricchissime foreste che abbondano l’area. Posti molto belli quindi, con una ristorazione di qualità, ma meno vicina alle radici italiane di quella di NYC. Il Morellino qui è ancora poco più che una curiosità. Oggi abbiamo avuto avuto un meeting con Cindy Richardson, la bravissima ed espertissima agente del mio importatore, e i key account managers del distributore locale CDI. La location era tutto un programma, il bellissimo e nuovissimo ristorante Napa & Co, di Stamford. Nonostante il nome che evoca più vini americani che altro, c’e’ una certa disponibilità ad accogliere quanto di buono può venire dall’Italia. Bel meeting, programma di vendite aggressivo supportato dal distributore, staremo a vedere.
Notazione importante: è appena uscito su Wine Spectator un ampissimo articolo sulla Maremma. Di questo abbiamo bisogno come il pane, perché il pubblico americano non la conosce!!!! Ed in più Poggio Argentiera è segnalata tra la aziende (solo 6 in tutto) da visitare. Good. I nostri vini hanno però avuto un rating inspiegabilmente basso (86 punti per il Capatosta 2004, contro i 91+ e i 90 di altre autorevoli pubblicazioni, come la rivista austriaca Falstaff e la rispettatissima americana…….di Stephen Tanzer). Sono un po amareggiato, ma quella è un’altra storia e ci ritornerò in un altro post.
Tappa n.5 Boston-Vermont-New England
Veramente nel momento che scrivo, sono ancora seduto sulle dure e legnose panchine della stazione di New Haven. Il mio primo treno per Boston (2 ore di viaggio) è stato cancellato, ed il secondo ha 50 min. di ritardo. Sono cose che per un italiano creano, sì disagio, ma anche un leggero brivido di piacere nel constatare che anche qui tutto non è perfetto e organizzato.

Faccio un riassunto dell’ultima tappa a breve. Domani si torna a casa!
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I nostri treni sono orribili, servizio alla russa.
Spero che tutto vada bene per te a Boston, la mia citta’ nativa (cmq preferisco la piu’ dinamica NY).
Dai, WS ti dara’ punteggi piu’ generosi quando ti conosce meglio.
Buona fortuna (happyselling) e buon rientro!
Terry
≡ Terry Hughes on Ottobre 6, 2006 12:28Complimenti sinceri per il report di viaggio.
S’impara più da queste esperienze di vita vissuta tra ristoranti e panchine di stazioni, che da tante conferenze di “esperti”…
Curiosità per curiosità, il pinot grigio rosè (con un colore che va dall’oro ramato alla buccia di cipolla bionda)…sarebbe il “vero” pinot grigio. L’ ho scoperto anch’io di recente, dal mio amico Albino Armani, grande produttore di ottimi pinot grigi (il suo si chiama “Colle Ara”), che ha voluto recuperare l’ennesima tradizione dimenticata. E ti dirò che non è affatto male…
Lizzy
≡ Lizzy on Ottobre 6, 2006 18:35No, quello ramato lo conosco anchi’io, quello di Plozner (rossomalpelo). Questo però è proprio quello tipo “blush”. Più che rosè, proprio rosa! Una cosina per la donne insomma…
≡ Gianpaolo on Ottobre 6, 2006 22:36Grazie, purtroppo mi sono rimaste tante altre storie nella tastiera, a causa della mancanza di connettività. Mi ripropongo di postare qualcosa di più nel prossimo futuro. Attualmente sono all’areoporto di Cinicinnati in attesa del volo per Roma.