L’ultima tappa del mio viaggio di vendite è stato il New England. Non mi aspettavo un posto così bello, specialmente in questa stagione, dove i colori sono incredibili.
Da Boston si prende la macchina e con Niall Mc callum, il venditore del mio importatore, Empson, che fa la zona (Massachusset, Vermont), ed in quattro ore si arriva a Burlington, a un ora e mezza da Montreal. L’appuntamento è al ristorante L’Amante, dove ci sono alcuni agenti del distributore locale e alcuni potenziali clienti della ristorazione e del dettaglio. Il ristorante è chiuso a pranzo, ma qui non arriva mai nessuno a presentare i vini, quindi c’e’ una certa disponibilità e curiosità nel conoscere un produttore di vino e a farsi spiegare direttamente i prodotti. Circa 20 persone, si inizia con alcuni vini non miei, ma che vengono importati da Empson, come il Bellavista, un vermentino base di Santadi e i tre Soave di Pieropan. Poi vieni il mio turno, e mentre mangiamo un pasto leggero spiego i miei vini. C’e’ un ottimo successo, e mi pare di vedere delle buone potenzialità. Dopo il pranzo, tutti al pub, che è una microbirerria, ad assaggiare alcune delle specialità prodotte in questa bellissima zona, ricca di foreste e dall’aria frizzante e squisita. I ragazzi al tavolo sono gli agenti del distributore locale, simpaticissimi.
Nel pomeriggio si scende a quella che è una vera chicca del Vermont, la cittadina di Woodstock (niente a che vedere con quella del concerto).

E’ come una immersione nella vecchia America di fine Ottocento. Un posto meraviglioso, certamente non alla portata di tutti. Questa è l’America dove vivrei, se avessi un pacco di milioni. Le case sono magnifiche, ed enormi, e costosissime.
Un negozio bellissimo, il tipico emporio dove potete comprare tutto, dall’ascia per spaccare la legna, ai giocattoli di legno, alle canne da pesca, alla birra, e …una selezione di vini di tutto rispetto (ancora non il nostro però….).

E’ veramente un posto magico, basta annusare l’odore del vecchio legno per entrare in un mondo ed un epoca diversi.

La sera siamo a cena a Woodstock in un ristorante appena aperto, molto bello. A cena con noi c’e’ una giovane coppia che dopo aver passato un periodo piuttosto lungo a Castiglio Fiorentino, dove hanno fatto pianobar, lavorato nei ristoranti, introdotto cantanti al Velvet Underground, e da ultimo appresa l’arte della panificazione…, hanno deciso di toranre in Vermont ed aprire un panificio, che presto si è trasformato in uno dei ristoranti più affermati: l’osteria Pane e Salute.
Compreranno i nostri vini? Alcuni si, altri forse. Certo la fatica, ed il costo, di questo viaggio, di questo andare a scovare i posti dove il vino italiano deve arrivare, non è una cosa facile. Però è un esperienza bellissima, che ti permette di avere le idee chiare su quello che la gente conosce, e più spesso non conosce, dei nostri vini. Al tempo stesso stiamo lavorando sui prezzi. Tutti i distributori tendono, se non sono un po stressati, a mettere un margine elevato sui vini che conoscono meno (e i nostri appartengono a questa categoria). Quindi il lavoro mio è su tre fronti:
1) i clienti finali. Cene, presentazioni, assaggi, visite (alcune anche con attese di ore prima di vedere il buyer, come è successo ieri a Boston).
2) importatore. Convincerlo a prendere seriamente i tuoi vini, e ad investire su di essi, mediante promozioni, visite ai clienti, cene. Conoscere ed entrare in sintonia con l’agente locale. Convincerlo che vale la pena sbattersi un po per i tuoi vini.
3) distributore. Mettere pressione e al tempo stesso incentivare i venditori. Cercare di conoscerli, spiegare i vini, e sopratutto la zona di produzione.
Oggi in partenza per l’Italia, ho tenuto una presentazione di 15 minuti (precisissimi) davanti ai 50 venditori del nostro distributore (sono solo gli specialisti di vini italiani nello stato del Massachusset). Promemoria: solo tre punti chiari per spiegare i tuoi vini, oltre quelli l’attenzione dei 50 tipi, tutti seduti nei banchetti di scuola con il bicchiere in mano, si perde. Finito io, avanti il prossimo. E questi sono quelli che i tuoi vini devono venderli. Auguri….
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Bella la presentazione di 15 minuti e poi via il prossimo. Da’ proprio l’idea dell’approccio “industriale” dell’importatore americano!
bentornato
bacca
≡ bacca on Ottobre 7, 2006 18:32Caro, Gianpaolo, non ti senti un po’ come Willy Loman, il venditore del grande dramma di Arthur Miller? E in una scene con la moglie Willy le dice, “New England — e’ un territorio molto difficile.”
15 minuti — cio’ spiega tutto.
Coraggio, amico! In America lo charme conta…
≡ Terry Hughes on Ottobre 7, 2006 23:18Diciamo che non vorrei che sembrasse che non ho rispetto per il mercato americano o il loro modo di fare business. Se ne potrebbe parlare per giorni delle differenze tra “noi” e “loro”, però la realtà è che tutto quello che avviene lì, ha una spiegazione razionale, e che per noi la necessità è quella di fare un gran lavoro.
≡ Gianpaolo on Ottobre 8, 2006 23:24Dal punto di vista personale amo e ammiro l’America, per quella spudoratezza infantile, a volte anche ingenua che è tipica degli americani. E’ un grade paese, e c’e’ tantissima strada da fare per noi.