L’idea mi è venuta dopo il ritorno a casa dagli USA, perché non fare una manifestazione portando un pò di Maremma a New York?
After coming back home from USA I’ve been thinking, why not to do a Maremma event in New York soon?
- Perché? Perché la Maremma è ben lungi da essere conosciuta in USA. Però qualcuno, specialmente a New York la conosce

Sappiamo che se vogliamo comunicare - vendere i nostri prodotti, dobbiamo sopratutto e prima di tutto vendere il territorio. Che è bello e si presta bene. Qualche interesse già si vede anche sulla stampa, il numero di 31 Ottobre di Wine Spectator riporta un articolo di 8-9 pagine sulla Maremma, i posti, i vini, ecc.
- Why? Maremma is not known by the American public yet, with the exception of some New York restaurateurs (for instance, there is a nice Maremma Restaurant in Manhattan, 228 West 10 th Street
New York, NY 10014, owned by Cesare Casella from Lucca). But I’m sure that most of the people would like it, if presented to them in the right way.
- L’idea. E’ molto semplice. Si tratterebbe di portare dalla Maremma (provincia di Grosseto) un numero non altissimo di aziende di vino, diciamo 10 per rimanere sul gestibile, 5 ristoratori, qualche produttore di prodotti interessanti (uno su tutti: la bottarga di Orbetello). Il tutto si svolgerebbe in 5 serate, dal lunedì al venerdì, in 5 ristoranti di New York (uno a Brooklin e 4 a Manhattan), dove ci sarebbe un cuoco di uno dei ristoranti maremmani a preparare piatti con i sapori della Maremma, e due aziende di vino a presentare i prodotti a rotazione in ognuno dei ristoranti.Il periodo sarebbe Novembre 2007.
- The concept is very easy. Taking from the Maremma to New York, about 10 wineries, 5 restaurants and some products (Bottarga, cured eggs of grey mullet, for instance), to 5 restaurants in New York (I’d do 4 in Manhattan and 1 in Brooklin) from monday to friday. The period would be in November next year.
So che ci sono molti esperti in comunicazione che ogni tanto leggono questi post, quindi mi viene naturale chiedere un consiglio. Come organizzereste voi un evento di questo tipo (tenendo presente che le risorse sono come sempre un limite), dove, quando. Qualunque suggerimento è benvenuto, e in qualche modo ci sapremo sdebitare.
What do you say? I know that many expert in food communication reads this lines from time to time, please give me some hints on how to do it, when and where. I’m going to submit the project in the next weeks. Any help? We’ll work out some form of reward for the best proposals, or any other help.
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OTTIMA idea, Gianpaolo. Dove posso iscrivermi? Come posso fare un pochino di aiutarti comunicarlo ai NYesi?
≡ Terry Hughes on Novembre 1, 2006 00:30E un’amica mia fa la corporate event planner, sa organizzare le cose di alta classe, pure conosce la logistica…forse puo’ aiutarti lei per…qualche invito…!
≡ Terry Hughes on Novembre 1, 2006 00:50Non sono esperto di comunicazione, ma persone come Terry e Dale W (vedi alt.food.wine; Terry don’t you know him?) potrebbero essere molto utili…
Luk
≡ Luca Risso on Novembre 1, 2006 17:33Ciao Gianpaolo,
l’idea è vincente.
≡ Filippo Ronco on Novembre 2, 2006 14:07Per parte mia - anche se ci vorrà ancora tempo - sto pensando ad una trasferta del meeting annuale nella grande mela. Il problema principale - ridotto nel caso di sole 10 aziende - a mio avviso è il trasporto e lo stoccaggio dei vini. La comunicazione è facile anche da qui se la fai online. Se vuoi fare anche cartaceo conviene avere un appoggio in loco, soprattutto per quanto riguarda la o le location. Un viaggio (anche due o tre) preparatori comunque, credo siano indispensabili.
Credo che l’unica via percorribile sia trovare un partner sul posto. Questo è quanto stiamo facendo recentemente in Giappone per alcuni progetti legati all’espresso italiano. Abbiamo degli ottimi partner a Tokio che condividono filosofia e visione del prodotto. Noi siamo stati a giugno trovando un’accoglienza entusiastica da parte degli operatori. Concordo con Filippo che la comunicazione possa essere anche impostata da qui, ma se hai un partner là, inside, allora cambia tutto. In questo senso l’appoggio di Terry mi sembra veramente molto prezioso.
≡ Carlo Odello on Novembre 2, 2006 22:11Carlo e Filippo. Grazie. Chiaro che serve l’appoggio di qualcuno là. Per la logistica non c’e’ problema, in quanto è chiaro che dovrà trattarsi di aziende già distribuite in USA, quindi i vini sono già là. Per il resto conterei di coinvolgere anche la ristorazione di là. A questo proposito accetto consigli, segnalazioni e suggerimenti riguardo a ristoranti da contattare, anche se ho già una mezza idea.
≡ Gianpaolo on Novembre 2, 2006 22:59Però io volevo sapere da voi se lo avreste organizzato così l’evento: se i numeri sembrano adeguati, se 5 giorni sono pochi/troppi, se prevedere un giorno per un banco di assaggio collettivo, e se sì dove. Se la scelta di portare dei cuochi dalla zona di produzione può essere giusta e come impostare i menu. Se abbinare altre iniziative promozionali a contorno, se coinvolgere o meno l’ICE o altre istituzioni italiane, ecc.
Terry, grazie per l’offerta di aiuto. E’ naturale che già ti considero uno dei nostri uomini a Manhattan. A gratis si intende, o meglio a scambio merce, il che non ti dovrebbe dispiacere troppo!!!!
≡ Gianpaolo on Novembre 2, 2006 23:02Meno male, old chap!
≡ Terry Hughes on Novembre 3, 2006 01:27Visto che dare consigli non costa niente, insisto.
Luk
≡ Luca Risso on Novembre 3, 2006 11:19Penso che dovresti trovare qualche Newyorkese che la maremma già la conosca e la apprezzi, e che comunichi *lui* ai suoi concittadini cosa ci ha trovato di meritevole e bello. Insomma, qualcuno che è stato toccato nelle stesse corde che vuoi andare a solleticare.
Non ti resta che invitare Terry a casa tua……
Chiaro Luca, non c’e’ problema per Terry, ma anche per te.
≡ Gianpaolo on Novembre 3, 2006 12:51In realtà, come vedi dalla foto del post, c’e’ addirittura un ristorante che si chiama Maremma, e c’e’ una certa curiosità e predisposizione, non credo che quello sia il maggior problema. Mi pongo il quesito più da un punto di vista “organizzativo”, cioè come si può comunicare al meglio con i tempi e le risorse a disposizione.
Allora devi trovare una “rete” locale che veicoli le informazioni, qualcosa di simile a una condotta di Slow Food nella Grande Mela (ammesso che ci sia). Su questo probabilmente Terry e DaleW (Mike forse ha i suoi riferimenti) potrebbero fornire utili dritte.
Luk
≡ Luca Risso on Novembre 3, 2006 13:09Bella idea, Gianpaolo. Hai pensato all’eventualita’ di legare alla cosa anche la storia dei butteri? Offrire ai cowboys una “rivincita” della vecchia disfida potrebbe aiutare ad aprire porte nell’immaginario. In bocca al lupo.
≡ filippo on Novembre 12, 2006 19:02come è finita??
≡ luisanna on Giugno 6, 2007 20:51Non è finita, anzi è cominciata. Guarda qui www.maremmawineandfood.com
≡ gianpaolo on Giugno 6, 2007 21:02Stiamo passando alla fase organizzativa vera e propria, chiedendo idee e collaborazioni, in qualche caso soldi, in altri solo partenerships. Ancora non riesco a credere che ce la stiamo facendo, e ti assicuro che non è affatto facile organizzarla così, senza qualche bell’istituzione a prepararti la pappa pronta. E’ che a noi le pappe pronte non piacciono ;-)))