
Spesso ci capita di chiederci come hanno fatto gli Australiani ad arrivare così velocemente al successo sui mercati mondiali. So che i tempi non sono rosei anche per loro, però una cosa l’ho sempre invidiata, non solo agli Australiani ma anche agli Americani, e anglosassoni in genere: quella pragmaticità dell’uso della ricerca scientifica ai fini dell’applicazione pratica. Quella facilità, insomma,. di parlarsi tra il mondo della Scienza e quello dell’applicazione, o meglio della produzione.
Come si sa, in Australia i produttori di vino contribuiscono direttamente alla ricerca scientifica nel campo viti-enologico, tramite un fondo specifico finanziato da una tassa sulla produzione. Un minimo contributo per azienda che però finisce per dare luogo a somme di svariati milioni di dollari, e che vanno a finanziare le ricerche che apposite commissioni nominate dai produttori, ritengono più interessanti e meritevoli.
Faccio questo lungo preambolo per citare un episodio personale. Tempo fa mi sono messo su internet a cercare referenze di qualche lavoro sull’Ansonica, vitigno per me importante della Maremma, presente sul territorio da lungo tempo, e acclimatatosi molto bene sulle isole e sulla costa. Ho trovato dei lavori italiani (Phylogenetic analysis of grapevine cv Ansonica growing on the Isalnd of Giglio, Italy, by AFLP and SSR markers), peraltro compiuti tramite tecniche che conosco e da ricercatori che conosco di nome e di fama. Per cui ho pensato di mandare un email al corresponding autor di uno di questi lavori, ritenendo che non sarebbe costato nulla per loro inviarmi un reprint in forma elettronica dell’articolo, non disponibile nella sua forma intera su internet, visto che mi sto occupando di questo vitigno, ed in passato mi sono occupato personalmente di queste problematiche in uno dei centri di ricerca che sono stati pionieri in Italia (e nel mondo) di questi tipi di tecniche (laboratorio di genetica vegetale del Prof. Morgante, Dipartimento Produzione Vegetale, Università di Udine). Questa è l’email che ho spedito il 15 Ottobre al professor Sala, del dipartimento di Biologia dell’Università di Milano.
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magari il professore non e´in….. sala, sta male, e´in vacanza, in aspettativa,
e´in viaggio all’ estero, ha il computer fuso, non ha ricevuto la tua mail…
ma queste sono tutte cose che hai giá controllato vero ? ed allora: se non ha assistenti, non ha tempo, assegna bassissima prioritá alla tua semplice richiesta,
se ha da rispondere a trenta altre richieste analoghe, se non trova la pubblicazione, se, se, se….. ma due righe di riscontro non si negano a nessuno.
hai provato a chiamare al telefono ? ancora molti ultracinquantenni hanno avversione per il computer e considerano le e-mail invasive, scostumate….
o magari é astemio e al vino suddetto preferisce cocacola o , ahite´, Barolo…..
o magari vorrebbe piu´che non qualche graziosa boccia di Ansonica, un pugno di euri ben fruscianti… se non altro per la carta o per il, disturbo….
valli a capire questi professori!
coraggio!
≡ Carlo Merolli on Novembre 8, 2006 00:20E’ la cultura di Internet diversa nei Paesi da Lei citati Internet è uno strumento di lavoro per cui porre una domanda presuppone una risposta. In italia Internet , eccetto una bassissima percentuale, è una moda.Sa che io ho scoperto persone con biglietti da visita con tanto di indirizzo e-mail falso cioè posto sul biglietto vicino a Dott.Prof.Comm. ma non avevavano neanche il computer.Vedi i telefonini siamo i primi al mondo come consumatori di apparecchi.Sa perchè? Perchè è di moda averne tre di colori diversi e con tre diverse (orribili) suonerie.
≡ asino on Novembre 8, 2006 07:59Si tratta del Prof.Francesco Sala? quello che con Umberto Veronesi parlò del metil-eugenolo e del basilico cancerogeno?
≡ gianna ferretti on Novembre 8, 2006 09:07E’ un lavoro del 1991,magari i collaboratori non lavorano piu’ con lui, ma un tentativo di scrivere anche a loro, lo farei.
Di sicuro non è un problema di email, almeno non nel senso della scarsa dimestichezza con il mezzo. L’ambiente della ricerca è stato sicuramento uno dei primi e più convinti utilizzatori. Quando io ero in Facoltà a Milano avevamo una connessione LAN ad internet già nel 1994.
≡ Gianpaolo on Novembre 8, 2006 09:08Credo più che altro sia il fatto che a volte i ricercatori si concentrano tanto sul loro particolare e perdono la visione d’insieme. Se tu fai ricera vitivinicola il tuo fine ultimo, secondo me, sarebbe quello di mettere a disposizione dell’utente finale (cioè me) delle informazioni in grado di migliorare il mio lavoro. Temo invece che alcuni siano più concentrati su altri aspetti, anche legittimi, di carriera. E’ ovvio che da questo punto di vista io rappresento una perdita di tempo.
Ci sarà un motivo per cui ho scelto di lasciare la ricerca e fare il viticoltore…
Ciao Gianna. Il lavoro a me risulta più recente, del 1999. Tra l’altro lo stesso tipo di ricerca ha generato altre pubblicazioni, che mi interessava reperire. Ho scritto a Sala anche perché potevo citare delle persone che lavorano a Milano e che lui conosce senz’altro, e poi perché avevo la sua email sull’abstract come corresponding autor.
≡ Gianpaolo on Novembre 8, 2006 09:27Hai provato con la Dott.ssa Schneider del cnr di Torino? A richieste analoghe in passato mi ha risposto cortesemente e celermente.
≡ Luca Risso on Novembre 8, 2006 11:24Poi se hai i riferimenti esatti del paper forse Filippo (quel Chiantigiano a Oxford!) ti può aiutare (ma che non si sappia in giro!!!)
Luk
Giampaolo hai ragione, è del 1999, e girando un pò l’ho trovato in formato pdf,
te lo invio per posta
o consulta questo linnk e clicca su volltext che suppongo significhi Testo intero.
http://basis.zadi.de/SEARCH/VITISVEA_DT/DDW?W%3DAUTORENLISTE_BAZ++%3D+’LABRA%2C+M.’%26M%3D3%26K%3DW1+00+149%26R%3DY%26U%3D1
Buona lettura!
≡ gianna ferretti on Novembre 8, 2006 14:25Al di la’ dei problemi tecnici di mettersi in contatto con ’sti luminari della scienza, è un dato di fatto che nei paesi anglosassoni il rapporto mondo della produzione-mondo della ricerca è molto diverso che da noi.
Qui ognuno viaggia per conto suo, a prescindere dalle mille dichiarazioni di buona volontà e collaborazione: la’, nello specifico l’Australia, sono gli stessi ricercatori a chiedere ai produttori (che in parte li finanziano) su quali problemi avrebbero piacere si concentrassero. Così almeno mi disse un paio d’anni fa Owen Bird, celebre flying winemaker australiano.
Viceversa, i ricercatori che si applicano a problemi pratici dell’enologia o della viticoltura in Italia sono pochissimi. E richiestissimi ovunque.
L.
≡ Lizzy on Novembre 8, 2006 16:50Coraggio, qualcosa si sta muovendo anche in Italia.
Mi permetto di segnalare l’iniziativa della SIVE (Società Italiana di Viticoltura ed Enologia), che venerdì 10 novembre inaugura ad Udine il primo di una (si spera) lunga serie di incontri con gli Atenei italiani.
Per info: http://www.vinidea.it/default.asp?scheda=1648
Giuliano Boni
≡ Giulo on Novembre 8, 2006 18:34Innanzitutto vi vorrei ringraziare, non immaginavo che ci fosse tanto interesse riguardo a questi argomenti.
≡ Gianpaolo on Novembre 8, 2006 22:12Ringrazio sopratutto Gianna Ferretti che mi ha inviato l’articolo che cercavo, grazie veramente e viva internet per questo.
Prometto a Giuliano Boni che mi informerò a dovere sulle attività della SIVE.
Gianpaolo, in seguito alla mia esperienza ho iniziato a teorizzare il concetto di “floating schedule”: e’ stato quando mi sono accorto che quando mi mettevo “in schedula” per essere ascoltato e mi disponevo buono ad aspettare (tra l’altro proprio con un professore), potevo fare anche i vermi. Se non mi preoccupavo di far si’ che la mia entry non venisse risommersa da cose piu’ urgenti (leggi: da persone piu’ insistenti e pressanti di me), rimanevo al fondo. So per certo che alcune persone di ruolo “direttivo” (anche in aziende) per esempio non rispondono mai a nessun messaggio, se questo non viene reiterato almeno due volte. Mi sono sentito dire (piu’ di una volta) in risposta a mie domande retoriche sul tono della tua (”ma non v’interessa..?”) che se non insisto sembra piuttosto che sia a me che non interessa.
≡ filippo on Novembre 12, 2006 19:42Se vuoi posso vedere se riesco a trovare l’articolo o gli articoli che t’interessano.
Forse hai ragione Filippo, ma secondo me non è tanto garbato. Comunque grazie all’eccellente fiuto da scavatrice di Gianna Ferretti ho avuto l’articolo in un battibaleno!
≡ Gianpaolo on Novembre 14, 2006 12:38Gianpaolo, garbato non lo considero affatto, anzi. Fra l’altro solo dopo aver scritto il mio commento ho notato il tuo passaggio “Ci sarà un motivo per cui ho scelto di lasciare la ricerca e fare il viticoltore…”. Ecco: exactly same here;-) Ma uguale uguale uguale. E ho capito anche il motivo: perche’ in vino veritas. Sempre.
≡ filippo on Novembre 14, 2006 13:20Leggo in ritardo questa conversazione, quello di profondamento sbagliato in Italia è il rapporto fra il mondo accademico e il mondo reale. Il Professore vive in un suo mondo distaccato dalla realtà, lo si vedeanche nel rapporto fra docente e discente, mio figlio, qualche anno fa, stava preparando la tesi “il ripudio nell’antico testamento” argomento sul quale hanno scritto in pochi e nessun itliano; ha trovato l’indirizzo internet di un prof. americano e gli ha scritto per chiedergli se poteva disturbarlo per avere notizie sulle sue pubblicazioni, il prof. gli ha risposto in pochissimo tempo più o meno così : “Caro Alvise sono attualmente in vacanza, tra una decina di giorni ti potrò rispondere, però ricordati di chiamarmi, perché potrei dimenticarmi e mi dispiacerebbe”. Qui sta la differenza, il docente ha il piacere di insegnare.
≡ borntowine on Novembre 18, 2006 10:43Da questo approccio sbagliato in Italia discende tutto il resto, sembra che le ricerche siano fini a se stesse, della possibile reale applicazione pratica allo studioso a volte non gliene po’ fregà de meno. Basta avere le pubblicazioni, il consenso e l’invidia del mondo accademico.
ciao