Arrivato il Lunedi’ mattina da Stafford (Midlands, vicino Birmingham) dove stanno i suoceri, con il treno Pendolino della Virgin fino alla stazione di Euston. Vorrei arrivare un po’ prima delle 11.46, ma il biglietto costa 140 sterline se si parte prima delle 10.00, 40 sterline se si parte dopo. Parto alle 10.12!
Viene a prendermi Dario Poddana, de les Caves de Pyrene, il mio importatore inglese. Dario si è trasferito da un paio di anni a Londra per lavorare presso questa ditta, prima lavorava per un noto produttore piemontese come commerciale estero, e prima ancora a Bra per Slow Food. E’ uno dei due specialisti italiani (l’altro è Christian Bucci) del mio distributore. E’ una ditta di francesi, con un portafoglio di vini quindi sopratutto d’oltralpe, tutti prodotti di grande carattere, anche cose poco note ma dai prezzi e dalla qualità incredibili. Con loro ho assaggiato dei francesi del sud da urlo, a poche sterline. La Francia, mi rendo conto, ha ancora tanto da dire nel vino, anche al di là delle zone più conosciute da noi. Eric Narioo, il capo, due anni fa ha deciso di aprire un portafoglio di vini italiani. Pensate che fino a quel momento erano conosciuti sopratutto per i vini francesi, con un portafoglio prodotti, venditori e clienti di conseguenza. Una scelta coraggiosa, che è stata seguita da Eric in un modo che non ho mai visto fare a nessuno. Invece di prendere le varie guide dei vini e telefonare alle aziende, Eric ha deciso che per due anni avrebbe passato almeno due settimane al mese in Italia, avrebbe imparato l’italiano e avrebbe conosciuto il mondo del vino italiano in dettaglio. E così ha fatto, mettendo dentro una quantità di aziende conosciute e sconosciute, ma tutte di grandissima qualità e carattere, tutte scelte sul campo, visitando la singola regione anche una dozzina di volte. Oggi, anche se il portafoglio deve essere ancora completato, ha avuto la soddisfazione di vedersi assegnato il premio come migliore importatore di vini italiani in Inghilterra per l’anno 2006. Come dire, il lavoro paga.
Pranzo veloce in un nuovo ristorante, da poco aperto da due giovani italiani, uno che faceva il manager per un altro ristorante e uno che era un rappresentante di vini. Il posto si chiama " 2 Veneti" (indovinate perchè) , 10 Wigmore Street, London W1U 2RD tel/fax 020.7637.0789, a due passi da Oxford Street, vicino a Cavendish Square.. Grande qualità, grande semplicità e pulizia anche formale, ottimi prezzi (per Londra). I nostri vini andranno in carta a Gennaio. Da visitare se siete in zona.
La sera, una serata strepitosa con gente veramente straordinaria. Il posto è un negozio di specialità alimentari nella zona a Sud di Londra, proprio davanti alla stazione della metro di Balham. Si chiama Trinity Stores (a detta di uno dei soci, George, si chiama stores perché sono ambiziosi…), i soci sono tre, ma io ho conosciuto due di loro: Graeme Fisher, e George Hornby. George o Giorgio è di madre siciliana e parla perfettamente italiano, era un manager ed ha deciso di lasciare quel tipo di vita per buttarsi sul food. E’ un vulcano, e sopratutto è buffo da far schiantare dalle risate, un vero showman. Questo piccolo negozio, pieno di ogni ben di Dio, proprio di fronte la metro, è un posto dove quando entri ti senti a casa. Ti puoi prendere quiches, panini, pasta al forno, pane, verdure, confetture, prodotti alimentari italiani e il meglio degli inglesi, formaggi, vini, ecc. Se vuoi te li porti a casa, se no ti siedi al tavolone di legno e te li consumi sul posto, dividendo con gli altri avventori lo spazio e spesso facendo amicizia. Ogni tanto, come la sera di Lunedì, vengono fatte delle degustazioni di vini accompagnate da formaggi, prosciutto di San Daniele, ecc, per circa 20 persone. Il tutto è molto informale e c’e’ un vero contatto col pubblico. Gente carinissima, risate, e buone bevute. Una serata all’insegna della semplicità e del divertimento. E abbiamo pure venduto un bel po di vino. Il giorno dopo George e Graeme hanno riordinato i nostri vini. George, che pur tra lo scherno non lo vuole ammettere, viene da una molto buona e antica famiglia siciliana, ed ha ancora un azienda agricola con oliveti, dove fa ospitalità e olio che vende a Londra. Il posto si chiama Fattoria Mosè, e dall’unica foto che ho visto sembra strepitoso (www.villavalentina.com , qua insieme ad altre aziende dovreste trovare qualche foto e info, nel caso a qualcuno interessi per andarci).
Il giorno dopo, dovendo partire subito dopo pranzo abbiamo fatto un giro a visitare un nuovo cliente, che dovrebbe inserire il Capatosta con la nuova carta dei vini a Gennaio. Il posto fa parte di una rete di 5-6 ristoranti (www.etruscarestaurants.com), quello che ho visitato si chiama Percento. Questi sono posti che lavorano tantissimo, e i clienti sono tutti o quasi clienti di lavoro, nella City.
Per finire, a pranzo da Carluccio’s, una delle icone della ristorazione italiana a Londra. E’ uno dei posti dove vanno a finire le celebrities. Da poco il manager, il simpaticissimo cosovaro Geni Ibrahimi, che parla un ottimo italiano, ha inserito il Capatosta. Mentre eravamo a pranzo ha avuto il pensiero gentilissimo di proporlo ad una coppia a pranzo accanto al nostro tavaolo, due "tartufari" albesi, che lo scrutavano con un certo sospetto (tanto più che il posto è di impronta piemontese, e che io per es. stavo gustando degli ottimi ravioli del plin con tartufo e un ottimo Montegrilli 2003 Nebbiolo-Barbera di Elvio Cogno).
Preso l’areo a Gatwick, arrivato a Ciampino alle 9.30 di sera, poi a casa.
Sono molto contento del lavoro che stiamo facendo in una piazza difficile e competente come Londra. Qui non è America, qui il vino lo conoscono e la gente è preparata, e non si fa influenzare facilmente dalla stampa. Un esempio? Stavo guardano in una enoteca una bottiglia di Casanuova di Neri, e la persona che era con me mi ha chiesto il perché del mio interesse verso quel vino. Quindi gli ho detto, ma come, non sai che è il miglior vino del mondo (il 2001) per Wine Spectator. Questa persona, che vive e lavora nel mondo del vino e che considero un profondo conoscitore del vino, mi ha risposto con flemma: No, non leggo mai Wine Spectator.
Una piccola nota. Mi ero lamentato di Ciampino, un aeroporto indecente, senza parcheggi e per questo motivo avevo dovuto parcheggiare in zona riservata. Mi aspettavo di trovare 4 multe per 4 giorni di parcheggio, quindi 150 euro circa. Invece ho trovato solo una multa di 35 euro. Quindi molto meno di quello che avrei speso di parcheggio se avessi parcheggiato a pagamento!
Come giustamente è stato detto, la situazione in Italia è spesso drammatica, ma non seria.
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Giampaolo, se mai dovessi smettere di fare il vino (cosa che mi auguro tu continui a fare), puoi sempre fare il narratore, i tuoi racconti sono sempre avvincenti e acuti.
≡ massj on Novembre 30, 2006 22:49Un grande successo, bravo, Gianpaolo. Ed hai ragione, gli Inglesi non sono come la maggior parte degli Americani, cioe’ apprezzano il vino piu’ intelligentemente di noi. (Mi duole dirlo — io, che sono “mezzo-Inglese” non sono tanto un anglofilo.)
Molto interessante la tua evidenza aneddotale della trasformazione della cucina londinese. Somiglia alla tendenza qua, i.e., su fondazione italica.
≡ Terry Hughes on Dicembre 3, 2006 00:56