Riprendo pari pari il titolo dell’interessante articolo pubblicato sull’ultimo numero del Corriere Vinicolo (c’e’ un sito, migliorabile ma già buono, purtroppo solo per sottoscrittori), perché secondo me fotografa, ed allo stesso tempo auspica, lo svolgersi di una situazione un pò pasticciata, all’italiana se vogliamo, ma almeno in un contesto positivo.
Si parla di ricerca di punta sul genoma della vite. Un argomento di attualità anche per i non addetti ai lavori, che ormai sentono parlare di DNA, biotecnologie, genetica, tutti i giorni nei più svariati contesti. Il fatto è che in Italia esiste ormai un sostrato di ricerca, nella genetica vegetale, assai fecondo e maturo. Ci sono sostanzialmente due progetti che mirano alla caratterizzazione del genoma della vite, mediante la sua codifica completa: uno portato avanti sostanzialmente dall’Istituto di San Michele all’Adige (IASMA), e l’altro da un accordo di cooperazione scientifica bilaterale Italia-Francia, che vede impegnati 16 istituti di ricerca del CNR e 6 università italiane, l’INRA di Evry, Colmar, Bordeaux e Genoscope, l’istituto nazionale francese per il sequenziamento genomico. Quest’ultimo progetto, il cui acronimo VIGNA significa Vitis Genome Analysis, è coordinato scientificamente dal Prof. Enrico Pè, del Dipartimento Scienze Biomoloecolari e Biotecnologiche dell’Università di Milano.
Si tratta di due progetti nati indipendentemente l’uno dall’altro, con grande impiego di risorse, e che sono la punta di diamante della ricerca in genetica della vite, a livello mondiale. Per questo si può dire che oggi l’Italia, e questo purtroppo non succede spesso, è in una posizione di leadership nel settore. Anche se a molti osservatori internazionali sfugge il motivo per il quale questi due progetti, che pur differiscono per alcuni aspetti scientifici importanti, non siano stati integrati tra di loro. E qui si potrebbero aprire polemiche, strumentalizzazioni sui centri di potere, ecc. Ma io preferisco porre l’accento, almeno per questa volta, sul più, piuttosto che sul meno.
In più, a livello mio personale, c’e’ la soddisfazione di vedere coinvolte persone che per la mia formazione hanno rappresentato un momento importante, e sopratutto amici con i quali ho condiviso alcuni anni della mia vita precedente. Tra di loro proprio Enrico Pè, mio tutore durante il conseguimento del Dottorato di Ricerca in Biotecnologie, proprio a Milano, il quale mi ha sopportato per quasi tre anni, accogliendomi in prestito e praticamente senza esperienza (venivo dall’Univ. di Firenze in realtà), e con il quale ho potuto conoscere il lato buono della ricerca italiana. Venti e più persone stipate nel laboratorio guidato dalla Prof.ssa Sari Gorla, con pochi mezzi, ma con grandissimo entusiasmo, apertura verso l’esterno e grande competenza. Grazie ad Enrico, amico e tutore, rinunciai a partire per l’Africa (sono laureato in Agricoltura Tropicale e Subtropicale…), dove avevo vinto un concorso per un posto di esperto associato presso l’agenzia di cooperazione della UE, e mi dedicai alla ricerca, fino ad approdare ad Udine, sotto la guida di Michele Morgante, un altro brillante ricercatore che oggi è uno dei promotori e responsabili del progetto VIGNA. Non per l’amiicizia (Michele è mio testimone di nozze), ma per amor di verità devo dire che oggi in Italia esistono competenze incredibili in questo settore, nonostante i gravi handicap strutturali (e a volte culturali) che ci separano dai principali paesi più sviluppati.
Quindi, per una volta mi sento orgoglioso!
≡ Category: Vino | ≅
English




Anche nella microbiologia enologica l’Italia è molto più avanti di quanto non si pensi, Quello che da noi è drammatico, e parlo anche io per esperienza personale, è la lontanaza siderale tra la ricerca e la produzione; l’una sembra disinteressata all’altra e viceversa. Così accade che i risultati delle ns. ricerche siano sfruttati all’estero, o lasciati invecchiare miseramente senza essere utilizzati.
Luk
≡ Luca Risso on Dicembre 8, 2006 08:07Le ragioni sono molte per quello che dici. Non posso fare a meno di criticare un certo tipo di atteggiamento di una certa parte del mondo accademico ed intellettuale (diciamolo pure: in special modo di area di sinistra), specialmente anni addietro, che tendeva a vedere ogni flebile legame col mondo della produzione e l’università, come una rinuncia alla libertà e l’obiettività di ricerca. Poi veniva immediatamente da chiedersi: ma quale ricerca? Visto che alcuni laboratori erano fermi, come strumentazione e come qualità, letteralmente al 1800. Oppure, peggio, alcuni erano riusciti, chissa come, ad avere strumentazioni sproporzionatamente costose, e del tutto inutili e inutilizzate visto il contesto dove si trovavano. Un altro dramma, anche questo sfruttato ad uso populistico, è stata l’eccessiva proliferazione di sedi universitarie, molto efficenti nel dare lavoro a migliaia di persone (votanti), meno nel produrre il benché minimo risultato scientifico e formativo.
≡ Gianpaolo on Dicembre 8, 2006 14:15Anche l’università di Verona - corso di laurea in Enologia - credo abbia qualcosa a che fare con questo progetto. Che personalmente trovo doppiamente utile: sul fronte della ricerca perchè ci permette di conoscere sempre più e sempre meglio l’amata pianta della vite, e sul fronte dei rapporti umani perchè mi sta riavvicinando ad un (giovane) professore di microbiologia con il quale ho avuto tempo fa un pubblico scambio d’idee piuttosto vivace in materia di OGM…lui era intenzionatissimo a convertirmi, io a resistergli a oltranza, sostenendo la mia fiducia nei “bio” d’ogni tipo e colore!
L’ho rivisto la scorsa settimana in una cena cui partecipavano anche molti amici enologi, e per la prima volta non ha riattaccato con la storiella degli OGM-salva-tutti…ma ha parlato del progetto Genoma…
serata salva! (e scontro… rimandato!)
L.
≡ Lizzy on Dicembre 9, 2006 16:26Effettivamente c’e’ sempre una certa dose d’incredulità nel vedere come la maggior parte delle persone abbia preso questa storia degli OGM, e delle biotecnologie in generale, nel senso più deteriore. E’ stata, credo, una sorpresa amara per molte multinazionali (le cattive per eccellenza) che hanno investito molto in questo settore e che non credevano di trovare un ostacolo così grosso nell’accettazione pubblica. E’ uno dei casi più clamorosi di sottovalutazione dell’impatto emotivo che certi argomenti hanno in tutti noi.
≡ Gianpaolo on Dicembre 9, 2006 22:22Detto questo, io sostengo la ricerca biotecnologica e genetica, che non necessariamente vuol dire OGM, che è una delle vere e proprie “svolte” a livello scientifico (basti pensare alle ricadute in medicina) del secolo scorso. In più credo che la maggior parte dei ricercatori sia assolutamente dotata di spirito critico e sia lontanissima da un certo immaginario che ci regala la fotografia dello scienziato in camice bianco che vuole giocare ad essere Dio. Per questo, forse, quel giovane professore di microbiologia si sente la missione di spiegare e convicere. E’ la frustrazione nel sentirsi messo “dalla parte dei cattivi”.
Non ci crederai ma in questa cosa sono abbastanza coinvolto da vicino, da pochissimi giorni !
Sto diavolo di web E’ troppo piccolo !
≡ kOoLiNuS on Gennaio 10, 2007 12:07Ovvero? Nell’accettazione pubblica delle biotech o nel progetto Vigna?
≡ Gianpaolo on Gennaio 10, 2007 12:36GP
… nel progetto VIGNA
≡ kOoLiNuS on Febbraio 6, 2007 11:10