E’ andata bene. Uno dei Vinitaly migliori nei miei dieci anni di presenza. Si respira un aria di positività "pulita", ovvero non l’entusiasmo un pò becero degli anni d’oro (1998 - 2002), ma ragionato, riflessivo, dove i vini pomposi o fuori prezzo, o "strani" non trovano spazio. Meglio così.

Tanta gente è venuta allo stand di Poggio Argentiera, clienti, amici, buyer esteri, bloggers, lettori di blogs, ristoratori. Ho una marea di biglietti da visita da filtrare, annotare, dare riscontro.

Quest’anno le novità per noi erano molte, la presentazione di ben 3 vini nuovi (ne riparlerò qui sul blog), l’ingresso di un prodotto che distribuirò (Castello di Velona), quindi per me era un banco di prova impegnativo rispetto agli agenti, di solito molto diffidenti verso le novità, invece è andata più che bene anc he da quel punto di vista.

Tra le cose negative c’e’ che ancora manca la consapevolezza che occorre investire in una programmazione organica della promozione del nostro territorio: la Maremma. Ci presentiamo al Vinitaly in ordine sparso, nella migliore tradizione italiana. Ci sarebbe il padiglione D, dove ero io, che già ospita un numero rilevante di aziende maremmane, che sarebbe della dimensione ideale per contenere tutte le aziende maremmane, dando così un segnale di identità forte verso l’esterno. Ma ci vuole così tanto a capirlo? Eppure a me sembra una cosa elementare: riconoscibilità, unità di luogo. Non pretendo ne aspiro a cose del tipo "padiglione campania" (ne parla in modo dettagliato  vino al vino), ma semplicemente ad essere riuniti sotto lo stesso tetto in occasione della manifestazione più importante. Perché le amministrazioni locali, che pure investono una quantità importante di denari in questa occasione, non si fanno promotori di una iniziativa così semplice ed efficace, per di più a costo zero? E vero che gli imprenditori italiani si devono forgiare per muoversi nei mercati mondiali senza appoggi, o addirittura nonostante la presenza pubblica.

Tra le cose buone assaggiate, purtroppo pochissime per mancanza assoluta di tempo, ci sono i vini di Armin Kobler, alla sua prima presentazione al Vinitaly da produttore (ma già con l’esperienza che gli deriva dall’essere il responsabile del settore enologico della splendida stazione sperimentale di Laimburg). Vini che spiccano per chiarezza di idee, pulizia esecutiva, naturalezza ed eleganza (Weinhof Kobler).

Arrivederci a Verona al prossimo anno.

 



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6 Comments so far


  1. Ciao,
    anche per me è stato un Vinitaly molto interessante.
    Come dici te, ora c’è il vero lavoro. Contattare e discutere con i contatti avuti.
    Non capisco se i contatti che ho avuto sono dovuti al lavoro svolto negli ultimi anni, o se è dovuto al fatto che opero in una doc che al momento tira più della “patatina” di Rocco.
    Boh….vedremo.
    Sono passato da te ed ho assaggiato il capatosta. Ottimo veramente; complimenti.
    La signora inglese che era con me e che mi aiuta con nei rapporti con chi non è italiano(!!!) (io non ho la fortuna di avere in casa tale collaborazione!!!) voleva acquistare delle tue bottiglie. Dove le trova a Verona?
    Ciao
    Carlo

    Carlo on Aprile 5, 2007 06:57
  2. Ciao Carlo, ti ringrazio. Penso che tu possa trovare qualche bottiglia all’Istituto Enologico Italiano. Se non dovessi, fammi sapere che te le mando io.

    gianpaolo on Aprile 5, 2007 07:13
  3. ciao gianpaolo,

    grazie della tua visita e del giudizio positivo.
    adesso è da vedere come sarà l’andamento commerciale.
    ho raccolto tanto consenso e altrettanti biglietti da visita.
    siccome è il mio primo vino in vendita, dal punto di vista commerciale sono ancora del tutto “vergine” ;-)
    dopo l’imbottigliamento subito dopo pasqua, ieri sono passato sopra col filtro tangenziale, mi metterò insieme con alcuni amici vignaioli esperti per fissare insieme il prezzo base, al dettaglio, gli diversi sconti ecc.
    sarà da decidere se mi affido ad agenti (che dovranno però anche incassare per me) o più a grossisti, enoteche, ristoranti e così via. tutti però mi hanno consigliato già adesso: all’inizio di ogni rapporto pretendere a tutti costi il pagamento anticipato.
    siccome mi trovo sulla strada del vino, anche la vendita al dettaglio potrebbe avere una certa importanza.
    in um modo o l’altro quelle 6.500 bottiglie di quest’anno spariranno ben…
    tutte cose nuove per me, non di routine come ormai una prova sperimentale di microvinificazioni o l’organizzazione di un concorso enologico.

    a proposito, la settimana dopo pasqua elaborerò i dati del pinot nero.
    come tutti i degustatori, avrai anche te subito dopo i tuoi risultati.

    a presto

    armin on Aprile 5, 2007 10:17
  4. Ciao Gianpaolo, mi spiace non essere riuscito a ripassare, ma ho visto che eri gettonatissimo :-) Tua foto:
    http://www.quintomiglio.com/images/2007/0703-04_vinitaly/6.jpg
    e resoconto
    http://www.quintomiglio.com/archivio_eventi/2007/0703_vinitaly.html

    A presto,
    max

    Max-QM on Aprile 5, 2007 18:36
  5. Giampaolo,
    ogni tanto navigo nel suo blog, che tengo tra i Preferiti, in quanto occupandomi di fiere, cerco di seguire il più possibile da vicino anche il comparto enologico, almeno per la mia area di competenza.

    Dopo il Vinitaly, mi sono posto un quesito che vorrei condividere con lei e con altri produttori di vino, nonché blogger (se sarà possibile, organizzerò le varie risposte in un prossimo post nel mio blog).

    Non si tratta di una polemica ma solo di una considerazione fatta a titolo personale, ma seguito a notare come molti produttori/espositori utilizzino ancora un doppio binario di comunicazione (ma prima, in termini di politica di marketing) applicato all’utilizzo del “mezzo” fiera: l’uno dedicato ai buyer, l’altro (inesistente) dedicato agli amanti del vino, potenziali clienti che le ricerche di mercato ci dicono di livello, sia culturale che di propensione/capacità di spesa, medio/alto, con un più la possibilità di innescare un circolo virtuoso attraverso il passaparola (alcuni produttori espongono, addirittura, dei cartelli di divieto di ingresso e degustazione ai non addetti ai lavori).

    Aggiungo che non sono passato dal vostro stand (per motivi di tempo, ho avuto solo pochissime ore per girare i padiglioni, spese quasi tutte nel padiglione della regione Lazio) e che conosco bene le problematiche che accompagnano la partecipazione fieristica di un produttore/cantina/consorzio, ma se solo di facesse un piccolo sforzo di suddividere lo stand (ed il relativo personale presente) in aree distinte per le due categorie di visitatori (business e consumer), forse si potrebbero acquisire dei “punti” in più sulla scala della comunicazione, rispetto alla concorrenza.

    Lei che ne pensa?

    Fabrizio Olati

    Fabrizio Olati on Aprile 13, 2007 12:53
  6. Penso che ha assolutamente ragione. Purtroppo in molti casi le risorse, che pure devono essere ingenti per questi tipi di manifestazione, sono limitate. C’e’ un problema oggettivo di spazi e di tempi che in molti casi non sono divisibili tra i due soggetti, l’appassionato e l’operatore. E’ ovvio infatti che nel caso mio per es. siamo in tre, se uno parla con un cliente, l’altro pure e l’altro è impegnato a lavare e aprire le bottiglie, non si può allo stesso tempo intrattenere l’appassionato. Io do precedenza al cliente, lo dico con onestà, per la semplice ragione che la fiera è, per come è impostata oggi, un posto di incontro per operatori, dove la presenza dell’appassionato è “tollerata” (ipocriticamente il Vinitaly si definisce “trade only”, anche se ben accetta i denari pagati dagli appassionati per accedervi). Altra cosa è per esmpio una manifestazione come il Merano Wine Festival, dove le cose si ribaltano e, benché vi partecipino anche molti operatori, è certamente il luogo di elezione degli appassionati, e quindi mai ci si sognerebbe di mettersi a parlare con l’importatore per ore.
    In ogni caso, quando è possibile noi facciamo del nostro meglio per ben accogliere anche gli appassionati, anche se bisognerebbe fare pulizia deìi quella, piccola ma rumorosa, percentuale di persone che non danno decoro alla manifestazione. Mi riferisco alle comitive di coloro vengono al Vinitaly col preciso intento di bere quà e là il più possibile, arraffare gadegets (e bicchieri e quant’altro incustodito) e che si presentano con atteggiamenti di arroganza e spesso al limite della minaccia fisica.
    La soluzione secondo me non c’e', ovvero c’e', bisognerebbe che l’appassionato ed l’operatore avessero effettivamente momenti diversi di visita, giorni diversi, o forse anche meglio, manifestazioni diverse. Se poi avessi i soldi per avere uno stand di quelli da parecchie decine di migliaia di euro, allora potrei anche suddividere le risorse, ma con i miei si e no dieci metri quadri utili, la vedo difficile. Comunque è un bel soggetto, grazie per la riflessione.

    gianpaolo on Aprile 14, 2007 18:35

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