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Intanto diciamo che gli USA, quando si parla di alcol, sono un paese strano. E’ la patria del liberismo più sfrenato, ma per quanto riguarda il vino e gli altri alcolici è tutto diverso. Ogni stato ha regole diverse, che derivano dal post proibizionismo. Alcuni stati controllano poco, altri invece sono una specie di monopolio, altri varie vie di mezzo. L’Ohio è uno di questi, il prezzo nei negozi ha un ricarico imposto dallo stato, del 50% sul prezzo di acquisto, che deve essere pubblico ed uguale per tutti. Non si possono fare sconti, promozioni, 10 + 1 in merce, tutte le cose che normalmente si fanno in Italia o comunque nei mercati aperti. Nel 2006 lo stato dell’Ohio ha ricavato circa 260 milioni di tasse dagli alcolici.

Com’e’ il tempo? Così ( e io che mi ero portato abiti quasi estivi):

Bene per il vino rosso da 13,5 % in su, no?

Abbiamo visitato un paio di posti interessanti, insieme a Jason, il responsabile per il Midwest del mio importatore, Empson, e Tricia, il responsabile del distributore locale, Vintage Wine.

 Jason con la immancabile tracolla porta vini

Pranzato da Lockkeepers , che presto diventerà Dante, seguendo il nome del nuovo cuoco Dante Boccuzzi. Dante è di Parma, Ohio però, non Emilia. Dopo aver lavorato in molti posti diversi, compreso Nobu a Milano, ha deciso di rientrare a casa per seguire questo progetto. L’idee sono chiare (gli americani tendono ad eccedere, confondendo qualità e quantità), il posto già ora è bello, ma diventerà ancora migliore da agosto. Sicuramente sarà uno dei punti di riferimento del Midwest.

 Triscia con il sommelier di Lockeepers

 

Altri due posti degni di nota. Il primo a Little Italy (si, perché c’e’ anche a Cleveland).

Little Italy

Si tratta di Primo Vino, locale veramente stile italo-americano degli anni 70, o prima, guidato dal fantastico personaggio che porta un nome che già da solo vale una visita, Robert Fatica.

Robert Fatica

Robert mi accoglie dicendo, "ma tu fai il Morellino come una volta, con l’Alicante?". Mi si apre il cuore. In una terra dove è già tanto se la gente sa che si usa il Sangiovese, Robert mi parla di Alicante, che è la mia fissazione. E la sua carta vini? Bella grande, piena di vini italiani noti e meno noti, assolutamente almeno in apparenza non in linea con il locale, ma tant’e', bravo e simpatico Robert.

L’ultimo degno di nota, ma non in senso temporale, è un locale in una piazza molto carina che si chiama Shacker Square, una piazza tonda con locali un pò vecchi e storici di Cleveland. Il posto si chiama Fire, molto moderno, il manager simpaticissimo.

Acqua Fire!

E le vendite? Qualcosa abbiamo venduto, e il Capatosta 2001, che abbiamo portato dietro come riferimento da fare assaggiare, era buonissimo (lasciatemelo dire).

Oltre a questi, abbiamo anche visitato e fatto assaggiare i vini a: Pat O’Brien’s of Landerwood, Michelangelo’s, Bice (dove abbiamo cenato) e Cedar Green. Ora sono anche un po stanco. Domani riunione con gli agenti della "fine wines division" del distributore locale.



≡ Category: What's America? |




9 Comments so far


  1. Grazie Gianpaolo,
    sia di questi interessanti report che delle 4 chiacchiere al vinitaly.

    Fabrizio

    Fabrizio on Aprile 13, 2007 09:23
  2. Letto con interesse. La prossima volta però due righe in più su Cleveland le berrei volentieri.

    lorenzo cairoli on Aprile 13, 2007 10:04
  3. oh
    you’ve got all this time to be a nerd and no time to send a mail to your very pregnant wife?
    shame on you, and the present had better be good.
    xxJ

    ≡ moglie on Aprile 13, 2007 13:53
  4. Not in public wife! About the present, I’m working on it. By the way, since when do you read the emails?
    Baci
    GP

    gianpaolo on Aprile 13, 2007 14:56
  5. Maritemoglie, this sounds like a sitcom. Very entertaining!

    Your pictures, Gianpaolo, make me glad all over again that I left Ohio. It is nice in summer, which doesn’t last long, however. And the retail wine situation — forget about it!

    Safe travels as you head west.

    Terry Hughes on Aprile 13, 2007 16:05
  6. Guarda Lorenzo, non è che abbia poi visto molto, cerco di darti un “insight” visto dal mondo del vino, che comunque è anche questo uno spaccato della realtà.
    Quello che ho capito del posto e quello che ho visto, mi fanno pensare alla classica area post industriale (era la terra delle acciaierie, dei pneumatici Firestone ecc.) ancora alla ricerca di una identità. Mi hanno detto, non so se è vero, che la maggiore industria è attualmente l’ospedaliera. Credo la Cleveland Clinic sia al numero uno per il cuore, ospitando principi arabi che letteralmente si comprano delle case per il loro seguito o occupano interi piani degli ospedali, e comunque è gigantesca. Questo naturalmente ha senso, visto che si tratta di un settore ad alto valore aggiunto, mentre le fabbriche sono ormai tutte nei paesi a basso costo. Non mi sembra un posto particolarmente spumeggiante, ma la gente, come spesso accade nelle province, sembra aperta e simpatica.

    gianpaolo on Aprile 14, 2007 18:46
  7. Gianpaolo, si, l’ospidaliera e’ #1.

    Non spumeggiante? Ha! Understatement. Ma la gente, si’, e’ per lo piu’ aperta e simpatica.

    La migliore cosa: il costo di vivere (esp. le case) e’ basso.

    La pessima cosa: 6+ mesi senza sole.

    Terry Hughes on Aprile 15, 2007 00:11
  8. Terry, c’e’ un altra cosa che mi hanno detto è importante qui: gli “indians”, la squadra di baseball. Il mio albergo è attaccato allo stadio di baseball, sembrano andare matti per questa roba!

    gianpaolo on Aprile 15, 2007 00:39
  9. Gli Indians sono popolari da matto, si. Ma giocano finalmente? Per 4 giorni i match erano cancellati a causa di neve.

    Altro fatto di Akron e Cleveland: Quasi tutta (sembra) la gente dabbene passa 3-4-6 mesi all’anno a Naples, Florida per evitare un clima schifoso. D’inverno quando vivevo ad Akron, uscivo col cane di sera e almeno una meta’ delle case erano buie - gli Snowbirds avevano volato in Florida fino a maggio.

    Terry Hughes on Aprile 15, 2007 17:02

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