
Si chiude oggi ad Egna (BZ) la manifestazione "Giornate altoatesine del Pinot Nero".
Insieme a 18 altri degustatori (tra i quali Aristide) ero stato invitato a fare parte del panel di assaggio, il giorno prima del Vinitaly ad aprile, che doveva stilare la graduatoria.
Oggi sono stati resi noti i risultati, anche a noi del panel che avevamo a disposizione solo quelli individuali.
Qui trovate il file della classifica intera.
MI faceva giustamente notare Damiano Rossetti, come la classifica tenda ad essere abbastanza compressa verso il basso (punteggi abbastanza avari), e abbastanza disomogenea, almeno a valutare l’unica classifica individuale, cioè la mia (che trovate qui). Per spiegare meglio Damiano ha messo a confronto la mia classifica dei primi dieci con quella finale (tra parentesi la mia valutazione, fuori parentesi la classifica finale):
- 87 (93) Lunelli Trentino Pinot Nero DOC "Maso Montalto"
- NC (93) Ronco Calino Pinot Nero del Sebino IGT "L’Arturo"
- 83 (92) Niedermayr Josef Südtiroler Blauburgunder DOC Riserva
- 86 (92) La Vis e Valle di Cembra Scarl Trentino Superiore Pinot Nero DOC "Vigna di Saosent"
- NC (92) Carlotto Ferruccio Alto Adige Pinot Nero DOC "Filari di Mazzòn"
- 82 (91) Stroblhof Südtiroler Blauburgunder DOC Riserva
- NC (90) Saracco Paolo Monferrato Rosso Pinot NeroDOC
- 80 (90) Ansitz Pfitscher Südtiroler Blauburgunder DOC "Matan"
- NC (90) Schreckbichl Südtiroler Blauburgunder DOC Riserva "St. Daniel"
- 84 (90) Kettmeir SpA/AG Südtiroler Blauburgunder DOC "Reinerhof"
NC = non classificato. Ovvero classificato sotto i 70 punti dalla media del panel.
Anche a me desta un po di sorpresa vedere vini che io ho valutato così tanto, sopra i 90, essersi espressi complessivamente così male.
Riporto la mia risposta a Damiano. Sarebbe interessante sapere cosa ne pensa uno degli organizzatori, Armin Kobler, che è anche l’ideatore del metodo.
I miei commenti sono questi, penso che il metodo messo a punto da Armin Kobler abbia solo un difetto, insieme agli altri pregi già descritti, cioè quello di tendere ad appiattire e livellare la classifica, essendo la media di valutazioni che, pur usando la stessa scala, possono essere assai diverse tra di loro. Mi spiego meglio, pur essendo la scala in 100 punti, è ovvio che in realtà è assai difficile che un vino ottenga punteggi che vanno da 1 a 50. Quindi in realtà la scala è come minimo più stretta, da 50 a 100. Pur essendo più stretta, è sempre abbastanza ampia da lasciare un margine di discrezionalità notevole, specialmente per il fatto che i giudici non provengono da un ambiente comune in fatto di vino, ma che ognuno ha una formazione diversa e usa scale diverse. Io per conto mio tendo ad usare una scala da 70 a 95, ma molti hanno usato una scala da 50 a 85. Sono valori relativi, è ovvio, ma una volta che si fanno le medie è chiaro che i numeri vengono poi appiattiti (non sono tra l’altro certo che la classifica finale sia il semplice frutto della media di quelle individuali) Anche perché effettivamente i gusti personali di ognuno, a prescindere dalla scala usata, si sono rivelati molto diversi.
Io ad es. ho privilegiato quei vini dove l’espressione del vitigno mi pareva più pulita, meno alterata da una ricerca esasperata della concentrazione, che secondo me non deve essere il punto di forza del pinot nero, o mascherata da un uso del legno quasi "da cabernet". In sostanza ho dato magari un voto maggiore a certi vini "base" che però mi parevano godibili ed eleganti anche se non estremamente complessi, e un voto minore a vini molto concentrati ma meno eleganti e bevibili, meno raffinati, per me. Chissà gli altri quale metro hanno usato.
Comunque vedo che ci sono dei vini che a me sono piaciuti molto che sono tra i primi, e complessivamente ritengo la classifica attendibile, anche se, come tutte le classifiche, è opinabile e può non coincidere con le valutazioni personali.
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Interessante la considerazione sulle scale… reali. Anche io uso 70-95 di fatto, mettere un vino sopra i 95 è un fatto rarissimo. Però 70 per me è un punteggio comunque positvo, significa che il vino è discreto. Quindi se raramente do meno di 70 è perché raramente mi capita di bere dei vini mediocri.
≡ massj on Maggio 21, 2007 00:06Tra quelli in lista da poco ho assaggiato il Matan e gli avevo dato 82 (quindi più che buono, laddove 80 = è tutto buono).
ciao gianpaolo,
vedendo venerdì scorso le tue bottiglie all’enoteca bonatti di firenze, la quale ha voluto provare anche i miei vini bianchi, mi è venuto in mente che volevo risponderti circa i risultati del concorso.
in breve si può dire che col nostro metodo abbiamo migliorato sostanzialmente due aspetti:
le pari opportunità per ogni vino partecipante in quanto viene degustatato con la massima casualità e dispersione nel tempo e tra i degustatori.
il controllo della performance giornaliera del degustatore togliendo dal calcolo della mediana giudici poco attendibili in quel giorno.
una cosa che per ora non abbiamo risolto, è la dispersione dei dati che i giudici usano dare ai vini proposti.
≡ armin on Maggio 28, 2007 01:20questo è un problema comune e non centra col nostro metodo.
se vuoi potrei approffondire la tematica, però mi dovresti dare anche la possibilità di mostrare qualche grafico (che dice più di mille parole).
fammi sapere
Ciao Armin, sono d’accordo con quello che dicevi adesso. Il maggior problema è quello della disomogeneità dei giudizi dei degustatori, e quello dipende non dal metodo ma dai giudici stessi. Go però il sospetto che andrebbe rivista la scala punteggi. Intanto non è mai veramente da 1 a 100, ma da 50 a 100. Forse andrebbero invitati i giudici a servirsi di punteggi che non siano troppo bassi, come i 50 o i 60 punti. Mi sembra strano che ci possano essere vini con punteggi così bassi in un concorso come il vostro. Insomma, quelli non sono punteggi che neanche il Tavernello otterebbe in degustazione. In realtà la scala si restringe ancora di più, diciamo da 70 a 100. Quindi concentrandosi su di essa, bisognerebbe invitare i giudici ad usarla tutta. Forse un metodo sarebbe quello di “pesare” ogni giudice su la sua propria scala di valori (es. il mio 80 potrebbe corrispondere al 70 di un altro, e il mio 95 al 90 di un altro giudice) e di trasformare poi i valori in una scala relativa dove tutti i giudizi vengono aggiustati e trasferiti.
≡ gianpaolo on Maggio 28, 2007 07:57Se vuoi postare dei dati e altro inviami il file in word per email e io te lo posto qui.
Com’è andata da Bonatti, gli sono piaciuti i vini?
Ciao
Gianpaolo
ciao gianpaolo,
i ragazzi dell’enoteca avevano degustato i vini al vinitaly . ora si trattava di portare da loro i primi cartoni ordinati (chardonnay, pinot grigio e gewürztraminer). insieme alla moglie ho aproffittato della situazione per conoscere l’enoteca e passare una giornata nella bellissima città (troppo calda per maggio e assediatissima dai turisti, come noi peraltro).
grazie per l’occasione di poter esporre qualche considerazione sulle degustazioni sperando di non annoiare nessuno.
preparerò qualcosa che del resto è anche soggetto ad una pubblicazione (probabilmente su “l’enologo”) in preparazione.
come si vedrà l’utilizzo della scala è un problema, forse quello maggiore ma la discordanza tra le preferenze anche massiccia ed il riconoscimento di diffetti veri e propri non è di meno.
per la standardizzazione dei risultati esistono dei metodi che per degustazioni di ricerca vengono già utilizzate. soltanto che sono un’ intromissione consistente nei dati, da usare con molto criterio.
comunque vedremo…
≡ armin on Maggio 28, 2007 11:55a presto
armin