Leggo da un articolo pubblicato su Winenews, a proposito della proposta di aiuto all’estirpazione di vigneti che non trovano sbocchi commerciali contenuta nella prossima OCM vino (il programma della UE per i prossimi sette anni sul settore vino) presentata dalla Commissaria europea all’agricoltura Angela Merkel, Marianne Fischer Boel ”in Italia rischiamo di perdere 90 mila ettari vitati e 45 mila aziende vinicole su 600 mila imprese presenti” e poi aggiunge ”portera’ a una perdita media di 800 ore lavorative per ogni ettaro di vigneto perso con forti riflessi sull’ occupazione del settore”.

La riflessione da fare potrebbe però essere questa: a che serve tenere in piedi delle attività che per sopravvivere devono dipendere dalle sovvenzioni pubbliche o che comunque non trovano sbocchi di mercato?

Che senso ha lo stigmatizzare gli effetti in termini negativi (la scomparsa di vigneti, la perdita di ore di lavoro, ecc.) di queste riforme, e mai quelli positivi (il ritorno, graduale, ad una economia di mercato, la possibilità di liberare ingenti risorse per la promozione, la ricerca, la creazione di posti di lavoro "veri", ecc.)?

A mio parere si tratta di affermazioni demagogiche, solitamente fatte da politici di fronte a platee compiacenti durante qualche convegno, che poi spesso vengono riprese e amplificate, con gli stessi fini, da certa stampa che punta a stupire con i numeri (90.000 ettari, 45mila aziende, centinaia di migliaia di ore perse) piuttosto che approfondire o spiegare.

 



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12 Comments so far


  1. Concordo con te.
    Sostenere all’infinito realtà che non hanno la capacità e la possibilità di reggersi con le proprie gambe, toglie risorse e opporutunità a tutti gli altri.

    Carlo

    carlo on Maggio 21, 2007 07:24
  2. Se in Italia si togliessero aiuti alle aziende che non riescono a reggersi da sole si farebbe un deserto. Vogliamo cominciare dal monopolio dei tabaccai e farmacisti per finire non so dove

    ≡ regina on Maggio 21, 2007 08:23
  3. Perdona la pedanteria, Gianpaolo , ma la commissaria in questione è Marianne Fischer Boel, non la Merkel.
    Ciò puntualizzato, hai ragione. C’è qualcosa che stona nel ragionamento italiano: il fatto è che - siamo in tema - si vorrebbe la botte piena e la moglie ubriaca. Ovvero, che nel mercato ci fosse posto per tutti: per i buoni, i cattivi, i mediocri.
    Non è così. Ma è quello che tanti si ostinano a credere, e che un ancor numero di persone permette loro di credere, per convenienza di varia natura.
    E’ chiaro che la “terapia” per questa situazione è così radicale che nessuno ha il coraggio di applicarla per primo: ma il mondo è cambiato, tutto il vino che poteva trovar smercio negli anni ‘60 oggi non lo trova più.
    E’ come incoraggiare un giovane ad aprire una bottega da maniscalco - perchè magari è di moda andare a cavallo alla domenica - quando nella vita di tutti i giorni nessuno va più a cavallo…

    L.

    ≡ Lizzy on Maggio 21, 2007 08:59
  4. Condivido l’avversione per i vittimismi a proposito di questa paventatissima estirpazione. Pero’ aggiungo: che senso ha “aiutare” ad estirpare? Sono sempre piu’ convinto del fatto che il miglior aiuto che si potrebbe dare all’agricoltura e’ quello di lasciarla in pace. Lasciarla fare e semmai togliere di mezzo gli steccati protezionistici, le quote, i diritti eccetera eccetera. Quello che la politica dovrebbe fare e’ togliere la propria mano dall’economia e dalla distribuzione in particolare. E creare le grandi infrastrutture che evidentemente nessun privato potra’ mai creare (e che non e’ neppure desiderabile che faccia, trattandosi in certi settori di situazioni inevitabilmente monopolistiche che e’ bene siano gestite dal potere pubblico): si pensi alle ferrovie e allo stato in cui versano in Italia, e alla loro poca o nulla integrazione a livello europeo; si pensi al servizio postale; si pensi alla cablatura del territorio…

    ≡ Filippo Cintolesi on Maggio 21, 2007 11:21
  5. La questione é qualitativa non quantitativa. Il compenso viene dato per ettaro e chi saranno i primi a volerne usufruire ? probabilmente i viticoltori avanti in etá, con piccoli appezzamenti collinari difficili da
    coltivare. Si rischia di veder estirpati vecchi vigneti che danno uve di qualitá. Se questo e´lo scenario si rischia di ripetere l’ errore commeso in Sardegna anni addietro: girasoli per vigneti. E scomparvero i migliori appezzamenti di Cannonau tanto che la Sardegna fu costretta ad importare VdT per l’ uso quotidiano dalla Spagna.

    ≡ Carlo Merolli on Maggio 21, 2007 12:37
  6. Gianpaolo, aiutami a fare due calcoli, che non sono pratico. Si dice 800 ore/uomo per ettaro. Quindi un anno/uomo ogni due ettari. Un anno uomo più o meno vale 25000 euro/anno; se prendiamo una denominazione che fa 10000 bottiglie per ettaro, a quanto piò uscire la bottiglia dalla casa vinicola per reggere la baracca?

    Luk

    Luca Risso on Maggio 21, 2007 12:40
  7. @. Filippo. Sono d’accordo con te, meglio sarebbe non fare nulla, cioè ne contributi ne sovvenzioni. Però lo fanno perché vogliono dare una via d’usacita morbida, del tipo: non vi diamo più sovvenzioni (per es gli aiuti alla distillazione), quindi regolatevi per il futuro, però, almeno per una fase transitoria vi aiutiamo ad uscire con qualche soldo in tasca estirpando il vigneto. Quindi un compromesso, e si può pensare che si poteva non farlo, come dici tu e penso anche io. La questione paradossale è un altra, cioè che si guarda a questo aspetto come se fosse la parte strutturale della riforma e non un fatto transitorio di ammortizzamento sociale. Mentre il fatto strutturale importante è: basta sovvenzioni agli impianti improduttivi (o troppo produttivi) e comunque che non hanno mercato. Invece i detrattori sembrano essere confusi più di tutti perché a me sembra che dicano: non solo non vogliono darci più le sovvenzioni, ma vogliono ANCHE farci estirpare i vigneti con i contributi. Troverei più logico se dicessero: non ci danno più le sovvenzioni (per questi vigneti fuori mercato), ma ALMENO ci danno qualche soldo per uscirne fuori!
    @ Carlo. Non mi convince tanto questa difesa del vigneto del vecchietto che rischia di scomparire. E poi scusa, ma se il vecchietto non ce la fa più a condurlo, ma che deve fare? Lo volete legare ai pali della vigna? Seriamente, si potrebbero facilmente (un po più difficile l’applicazione, almeno da noi), delle sovvenzioni PER MANTENERE, non per levare, vigneti storici, con un germoplasma particolare, oppure tipici di alcune pratiche agricole, oppure di zone particolarmente difficili e disagiate. Però sarebbe più una tutela di tipo “museale”. La realtà è che se un vigneto non rende se ne prende atto e si volta pagina, in fin dei conti l’agricoltura è un attività economica, mica un museo.
    @ luca. i numeri li ho semplicemente riportati. Per me ti posso dire che un Ha costa all’incirca 5000-6000 euro l’anno, incluso trattamenti e manodopera. Forse qualcosa in più compresi gli oneri sociali e gli ammortamenti. Come manodopera certamente il costo secco è inferiore ai 5000 euro. Poi dipende da vigneto a vigneto, ma è una media buona.

    gianpaolo on Maggio 21, 2007 14:32
  8. Non era tanto la difesa romantica del vecchietto. E´che non vedo bene l’ EU come agent provocateur che paga un tanto l’ ettaro.
    L’alternativa non sta tra l’estirpazione o la fine per cause naturali ma
    discernere, a tutti i livelli, la qualitá. E mi sembra che in questa operazione un tanto ad ettaro sia proprio il concetto di qualitá ad essere il grande assente. Come piccolo-medio produttore sai benissimo cosa c’é dietro l’angolo della estirpazione: : l’aumento del vino industriale. E finché questo rafforzamento dell’ industria vinicola avviene per forze di impresa private mi sta anche bene, ma se deve avvenire con finanziamento indiretto dei cittadini EU, mi sta meno bene.

    In tutti questi discorsi, magari anche ben calibrati dal punto di vista economico, mi manca un po’ il respiro piu´largo - economico anche esso - del valore della conservazione dell’ambiente, delle tradizioni,
    di certo modo di vivere. “Deraglio” un po´, ovviamente, ma quanto basta a vivere é spesso, entro certi limiti, un valore soggettivo: uno non puo´fare a meno del Suv e di tre telefonini, un’altro no. L’ esperimento delle Cinque Terre é un esempio di sovvenzionamento
    stupido oppure ci troviamo un valore di conservazione di cui andiamo a beneficiare tutti ? E chi ti assicura che tra i circa quattrocentomila ettari che scompariranno non ci siano molti di quei
    vigneti che garantiscono una biodiversitá ed una ricchezza ampelografica uniche al mondo ?

    E poi l’ occhio di bue forse é puntato sul soggetto sbagliato: secondo me é piu´una crisi commerciale che una crisi agricola. Molti dei disciplinari del vecchio mondo sono a dire poco masochistici. Da una parte ti dicono quando puoi cominciare la vendemmia e che tappo e che contenitore usare per la DOC; dall’altra ti permettono di raccogliere cento quintali e passa per ettaro.
    Forse basterebbe ridurre le rese per ettaro, non il numero degli ettari. Forse basterebbe proibire lo zuccheraggio e l’aggiunta di mosti. Forse.

    ≡ Carlo Merolli on Maggio 21, 2007 15:19
  9. Sarà come dici tu Carlo, intanto mi sembrano sospetti questi attacchi (non dico di te, per carità) alla UE dirigista e burocratica proprio nel momento in cui sembra disposta a fare un passo indietro sulle sovvenzioni e le regolazioni di mercato (e che passo, si parla di mezzo miliardo di euro all’anno per aiuti alla distillazione).
    Insomma, lo volete capire che il punto non sono gli aiuti all’estirpazione ma la cessazione delle sovvenzioni? Vi sembra poco? A me no.
    Si vuole salvaguardare la biodiversità? Qui sfondi una porta aperta Carlo. Però che c’entra la biodiversità con i migliaia di ettari che producono 300-400 qli di uva per ha e che servono solo a poppare i soldi del pubblico contribuente?
    Vui salvare la biodiversità? Si faccia un progetto, magari finanziato con i centinaia di milioni di euro risparmiati da sussidi inutili, si faccia gestire da persone serie. Tutto qui.
    Vuoi salvare le zone svantaggiate e montane? Stessa strada di cui sopra.
    Non è che per salvare qualche ettaro di roba buona si devono sussidiare migliaia di ettari di catarratto che producono robaccia, sarai d’accordo o no?

    gianpaolo on Maggio 21, 2007 15:40
  10. D’accordissimo. Ed infatti parlo di riduzione delle rese. Proibizione dello zuccheraggio e dell’aggiunta di mosti. Buon viaggio a Londra!

    ≡ Carlo Merolli on Maggio 21, 2007 16:02
  11. Avevo già espresso il mio parere sugli aiuti all’agricoltura in un altro post. Non riesco a trattenermi dal ribadire il concetto, cioè che trovo scandalosi e anacronistici tutti questi aiuti all’agricoltura, che peraltro secondo me penalizzano imprenditori al passo coi tempi come Gianpaolo che si impegnano per la qualità e per la promozione dell’azienda come questo blog o i viaggi negli USA dimostrano.

    Non vedo cosa abbiano di diverso gli agricoltori da altri settori, e in particolare i viticoltori, che stiano sul mercato come tutti gli altri, se ce la fanno. Basta con le distillazioni di soccorso, basta coi contributi all’estirpazione, basta con qualsiasi forma di aiuto e di sovvenzione; impieghiamo invece questi soldi per il finanziamento di nuove imprese (non solo agricole). Chi non ce la fa che cambi mestiere, come succede in altri settori.

    ≡ massj on Maggio 21, 2007 16:36
  12. […] che esistono in agricoltura. Ne parlo male ogni volta che posso, cercando di spiegarmi bene (qui e qui e anche qui, per es.), perché mi accorgo che non è semplice e che a molti gli fa piacere che si […]

    Maledetti pelati | Poggio Argentiera on Aprile 29, 2008 15:51

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