Vado al punto: perché siamo incapaci di mettere in atto delle attività di promozione che siano, non dico di primissimo livello, ma almeno di livello medio, quali una qualsiasi media azienda guidata da un qualsiasi medio dirigente, saprebbe fare?
La presenza dell’Italia alla più importante fiera del vino inglese, in un mercato che potenzialmente potrebbe dare grandi soddisfazioni, era articolata almeno in 5 o 6 zone diverse e lontane e completamente scoordinate tra di loro. La qualità media degli allestimenti è quella che vedete, da stand preallestito. Si fa per risparmiare, bene è giusto, magari altrimenti si sarebbero criticate le spese esagerate, però qui siamo a livello da sagra di paese. Stand semivuoti, gente a sedere che legge il giornale, produttori demotivati.

Così si presentava la nutrita partecipazione spagnola. Niente di faraonico come si vede, spazi aperti, ben illuminati ed essenziali ma piacevoli. E sopratutto raggruppati in unica zona. Dico, ma ci vuole tanto a capire che se vai all’estero, ha molto più senso stare insieme, fare gruppo, fare capire allo straniero le varie zone, orientarlo nella degustazione e nella scoperta dei vari territori. E solo dopo, differenziarsi. Prima stare insieme, e poi differenziarsi, non differenziarsi subito così il visitatore si perde dal primo momento. Dovrebbe essere la prima regola. E’ come se io dovessi promuovere le mie bottiglie mettendole una in uno stand, un altra in un altro e così via. Bisognerebbe che lo stato imponesse delle regole: quando si spendono soldi pubblici ci vuole una presenza decorosa, dei motivi comuni, magari una regia unica, e sopratutto stare insieme, senno niente soldi.
Altri stanno già facendo cose che vanno oltre. Magari ancora non si sa dove vanno, però ci provano.


Forse un giorno qualcuno dirà che i segni del declino si potevano leggere facilmente, se uno lo voleva. Eppure basterebbe poco, basterebbe non darsi la zappa sui piedi, già sarebbe molto. E non è questione di soldi, ché di quelli ne spendono, e come se ne spendono.
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Coincidenza: mentre tu scrivevi questo post, Grillo usciva con questo
http://www.beppegrillo.it/2007/05/la_casta.html
Per dire che ormai la spiegazione a certi disservizi (chiamiamoli cosi’) e’ ormai, standard: il solito problema strutturale. Nulla di cui giore, eh.
≡ Fiorenzo on Maggio 26, 2007 07:49Caro Paglia
lei dice:
≡ romano on Maggio 26, 2007 08:41“….quando si spendono soldi pubblici ci vuole una presenza decorosa, dei motivi comuni, magari una regia unica, e sopratutto stare insieme, senno niente soldi…”
Il Suo è un discorso centralista guai a farlo.Non si dimentichi che i fautori di questo spezzatino ( ognuno per se) si riuniscono a Pontida li si rappresenta l’Italia produttiva, evoluta , avanti, gli altri tutti coglioni e parassiti. Le Regioni con sedi e uffici Esteri siamo diventati la barzelletta del mondo. La Lombardia con l’Assessorato alla Cultura e Indentità Lombarda poi si pretende di catalogare Milani città internazionale. Io piccolo produttore che va all’estero non vado a Pontida per cui sono orgogliosamente sottosviluppato, parassita ( con i miei soldi) etc. Se non si ritrova uno Stato di programmazione seria saranno guai seri
Il problema è che non siamo capaci di indignarci né di vergognarci. Siamo così abituati ad essere umiliati che preferiamo fare spallucce e pensare che non ci riguarda. Se certe cose che succedono in Italia succedessero, che so, in Inghilterra, ci sarebbe la sollevazione popolare.
≡ gianpaolo on Maggio 26, 2007 08:51Eppure cambiare si può, e non è neanche difficile fare le cose in modo “normale”, lo facciamo tutti noi tutti i giorni. Ma rimane un mistero il perché, quando si tratta dello Stato, accettiamo con rassegnazione di tutto e di piàù Io francamente mi sono veramente rotto di vedere questo schifo, di dovermi vergognare del mio paese per il suo pressapochismo, per la sua mollezza. E’ ora di dire basta, in tutti i modi possibili. Chissa che non sia più facile di quello che sembri.