Sono mesi che al mio supermercato hanno "risistemato" i carrelli della spesa. Ed ogni volta che vado lì mi si rinnova un sentimento che è un misto di umiliazione, rabbia, tristezza per il nostro paese.
E’ una piccola cosa, ma secondo me un indicatore potente di quale oggi sia la nostra situazione morale a livello di nazione.
Che succede al mio supermecato di Grosseto? Succede che, come da cartello, per prendere il vostro carrello della spesa dovete munirvi di monete, come è normale qui da noi (mai visto in Inghilterra, per es..). Ed il cartello vi avvisa che le monete accettate sono quelle da un euro o due euro. Fin qui niente di male, perché leggendo come è scritto uno si immagine che, logicamente, tutti i carrelli accettino indifferentemente i duei tipi di conio. Troppo facile. Evidentemente pensando che il fare la spesa sia un attività abbastanza noiosa, gli "organizzatori" hanno giustamente pensando di renderla meno montona mescolando tutti insieme dei carrelli che accettano solo un euro e dei carrelli che accettano solo due euro. Così che, vi potete immaginare la scena, di uno si reca al supermercato, magari con due o tre figli appresso che scalciano, corrono in mezzo al traffico del parcheggio. Metteteci che magari piove. Si cerca nel cruscotto della macchina la fatidica moneta, e mettiamo che troviate quella da un euro. Vi recate al posteggio dei carrelli con un certo patema d’animo, ma quello che accetta la vostra moneta è posto subito appresso a quello che accetta quella da due euro, che voi non avete. Riprendete i figli, che già immaginavate "neutralizzati" a sedere nel carrello , e cominciate a peregrinare al bar o al giornalaio per farvi cambiare le monete, magari costringendovi ad acquistare qualcosa perché "loro non sono lì per cambiare le monete". E’ una sciocchezza, è vero, ma lo stress che ti mette addosso, già ancora prima di avere cominciato la giornata, solo perché qualcuno avrà pensato "ma che mi devo mettere a cambiare i carrelli? Ma chissenefrega, ci pensino loro a procurarsi le monete", lo trovo inaccettabile.
Perché è inaccettabile:
- perché io sono il cliente, non sono io a dovermi adeguare al venditore
- perché è un comportamento particolarmente odioso e inutile, in quanto la soluzione sarebbe semplice. Quasi un disprezzo verso chi ti porta i soldi.
- perché la gente non si lamente e non si ribella. Sono sicuro che in molti paesi, dove il cittadino consumatore ha coscienza dei sui diritti, ci sarebbe stato un boicottaggio nei confronti del supermercato che avrebbe indotto in tre giorni i responsabili a sistemare la cosa. Invece nel nostro caso è così da mesi e non mi risulta che nessuno, io compreso, si sia lamentato.
- tra l’altro il livello di qualità e di prezzi di questi supermercati sono ormai indegni di una nazione europea (nella civilissima toscana…)
- la concorrenza è poca o assente, grazie ad una demagocica presa di posizione contro i supermercati che ne limita la diffusione. E i servizi scarsi sono qullo che noi paghiamo.
Non sembra la parabola della nostra vita quotidiana ? In questo paese che rimane insopportabilmente arretrato ogni giorno che passa, e dove la politica passa le giornata a parlare dei massimi sistemi o di cazzate clamorose, e i cittadini sono servi senza diritti.
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Quanto tempo perso! peró ad onor del vero “(mai visto in Inghilterra, per es..).” in Scandinavia e´ invece normale. Peró´: puoi indifferentemente usare le monete o il gettone che acquisti una tantum
≡ Carlo Merolli on Giugno 10, 2007 10:17al banco servizi . Il banco servizi, che sta li per questo, ti dá il servizio che ( secondo me giustamente né il bar ne il giornalaio ti danno, se non vogliono) di cambiare i soldi, esaminare la merce contestata, aiutare i clienti in genere. I quali sentendosi aiutati tornano volentieri e lasciano ancora soldi. Altrimenti vanno a portare i loro soldi da un’altra parte.
Carlo, in Italia manca completamente il concetto di “customer care”. Basta pensare a quelli che ci sono nelle grandi aziende, tipo Telecoms o Alitalia o Enel, ma si potrebbe fare una teoria interminabile di nomi, che sembrano fatti apposta per fare incazzare la gente. Io mi riferisco spesso all’Inghilterra, che conosco meglio, che è la patria del customer care, dove vige il concetto “customer uber alles”.
≡ gianpaolo on Giugno 10, 2007 12:00A me sembra un concetto non solo logico, ma anche democratico: porto i miei soldini, sudati lavorando, a chi mi da il maggior valore per essi. Quello che permette questa logica di svilupparsi è un elemento fondamentale: la concorrenza, quella vera. In Italia non si è mai sviluppato perché, specie in settori strategici, non esiste una concorrenza vera, ma miriadi di piccole nicchie protette, il cui patto sociale sembra essere: fammi sopravvivere e a qualunque costo, tanto i costi le scarico sugli utenti. Ed è per questo che oltre a servizi di merda ci fanno pagare il doppio o il triplo le cose rispetto a paesi come l’inghilterra e sono sicuro, anche la danimarca. Che fare? Dipende dalla nostra volontà di incazzarsi, che sembra trasformata nella nostra condizione di astiosità. Hai notato, tutti sono stressati e incazzati, ma in un modo cupo, introverso, rinchiuso in se, non risucendo/potendo incazzarsi con chi dovremmo, anche perché non si sa mai chi è responsabile di cosa e tutti dipendiamo, o pensiamo di dipendere da qualcuno. E’ una vita da schiavi.
Pensa che parlando con una persona esperta di marketing, che ha contatti con la politica per organizzazione di eventi, ecc., a proposito dell’evento che stiamo organizzando su New York, dove la politica non c’entra nulla, mi diceva di stare attento, perché questa indipenenza non sarebbe stata vista bene dai soliti tromboni, sempre pronti a sperperare denaro pubblico in eventi inutili. A me invece è proprio questo che mi fa sentire bene, la possibilità di essere libero e padrone di quello che faccio. Cacchio, sembra di vivera sotto una cappa in questo paese.
Caro Gianpaolo, anch’io stavo riflettendo in questi giorni sullo stato di arretratezza italiano. Sono stato a una fiera in Svizzera come espositore e relatore a un seminario. Gli addetti della fiera erano ultraefficienti, non mancava mai nulla, anche le pulizie erano svolte con il massimo scrupolo. Mi chiedevo: cazzo, in Italia in fiera devi spaccare il mondo per avere quello che hai pagato, qui sono ultrazelanti, perché? Semplice: l’addetto alle pulizie quando esce dal lavoro trova un paese che funziona bene, con i carrelli della spesa al loro posto, i parcheggi segnalati, il traffico in strada ordinato, il servizio sanitario a posto, le scuole pure, etc etc. In Italia invece arrivi al lavoro stressato perché appena entrato in autostrada trovi una coda per incidente e quei bastardi non te lo segnalano prima, al casello ad esempio, ma ti fanno entrare comunque così si beccano il biglietto. Poi quando arrivi a fare benzina trovi il benzinaio scocciato perché hai fatto il pieno e hai messo 37,77 euro e lui ti dice: “Ma poteva fare cifra tonda!”. E tu lo mandi a quel paese, dicendo che la prossima volta cambi stazione, che fai prima. Finalmente in ufficio scopri che nella pratica per l’INPS manca ancora un altro documento, l’ennesimo. Che la denuncia via web ai carabinieri è una bufala perché tanto quando vai in caserma i militari stanno facendo le fotocopie e per farle sono in tre, mentre tu aspetti il tuo turno. E poi, ciliegina, vai al supermercato a farti prendere per il culo da un carrello. Ogni tanto provo a protestare, ma è del tutto inutile. La gente si è abituata al peggio e prende tutto ciò come fosse normale.
≡ Carlo Odello on Giugno 10, 2007 12:42Gianpaolo, non e’ del tutto vero che la pratica della cauzione per il carrello sia sconosciuta in Inghilterra. Qui a Oxford, per esempio, il Tesco “grande” non richiede la moneta, mentre lo stesso Tesco nella filiale piu’ piccola si’. Mi pare che anche Somerfield voglia la moneta.
≡ Filippo Cintolesi on Giugno 10, 2007 20:40A parte questo condivido pienamente quello che avete detto entrambi. In particolare la reprise di Gianpaolo: il problema (uno dei problemi centrali) e’ che in Italia tutti mugugnano ma nessuno veramente s’incazza. Perche’ alla resa dei conti tutti quanti o quasi sposano la tesi del “tengo famiglia”. Del “lasciami lavorare” (sic). Pretendere la sanzione dell’inadempiente, del negligente, dell’inefficiente e’ un costume molto molto poco di moda, assolutamente out, anzi.
Un po’ credo che abbiano giocato per troppi anni i complessi diffusi degli italiani: protestare era poco fico perche’ se protesti non sei abbastanza sciolto, “non ci stai dentro”, non mostri la tua magnificenza rinascimentale. Sembrano strullate ma ne ho trovate a schiere di persone che, chiaramente per poter mostrare la loro capacita’ di spesa, aborrivano il costume della protesta, della rimostranza, ritenuto “una grezza”.
Lo so, è molto italiano (nel senso spregiativo del termine) come metodo ma prova a usare la moneta da 20 cent invece di quella da 1 euro. Piccolo hint inutile nel tuo caso concreto (ti servivano i 2 euro) ma magari di qualche aiuto in altra occasione. All’ipercoop questo piccolo stratagemma funziona. Salvarsi la pressione è un arte…
≡ Filippo Ronco on Giugno 12, 2007 14:03