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Si fa un gran parlare di qualità, ma cos’e’ che determina la qualità, realmente?

Si può sicuramente affermare che la qualità delle uve sia determinante, e quindi come tutti sanno , le rese per ettaro. A livello di denominazione è importante avere dei disciplinari che contengano le rese per ettaro entro un limite accettabile. E’ importante per la qualità generale di una DO.

Prendiamo il Morellino di Scansano, vino che mi sta a cuore per ovvie ragioni. L’istituzione della DOC risale all’indietro nel tempo fino al 1978. Certo a quei tempi i 120 Qli per ettaro potevano sembrare accettabili, oggi no. E’ per questo che, con l’istituzione della DOCG, a partire dalla prossima vendemmia, il Morellino ha abbassato la produzione massima a 90 Qli per Ha. Niente di straordinario, ma in linea con il resto delle DOC di qualità.

Tutto bene quindi? manco per sogno, perché c’e’ un piccolo cavillo, o scappatoia all’italiana, che vale per tutte le DO, non solo per il Morellino. La legge dice che c’e’ una tolleranza del 20 %. Ovvero è consentito ai produttori di superare la soglia dei 90 Qli fino al 20% in più, potendo dichiarare il supero come IGT.

Cioè, è vero che la produzione massima di DOCG per Ha sarà di 90 Qli, ma mi è consentito produrre fino a 108 Qli. Quei 18 Qli in più saranno considerati come uve IGT (Toscana o Maremma toscana nel nosto caso), che valgono meno, ma sempre soldi sono. Se poi dovessi produrre oltre, allora tutta la produzione interamente sarebbe declassata ad IGT, ma questo, ovviamente, non succede mai.

(La storia comica è che, invariabilmente, a fine vendemmia ci si accorge sempre che l’annta non era favorevole - che cavolo, ci se ne accorge sempre dopo - e, sempre eccezionalmente, si da la possibilità dell’arricchimento con i mosti concentrati con decreto della Regione. Tutte le Regioni lo fanno, tutte le vendemmie…è uno spasso, perché ogni vendemmia devono arrampicarsi sugli specchi invocando condizioni climatiche avverse, come ad es. il 2006 in Sardegna, che ha prodotto uve povere di zuccheri, secondo la Regione…)

Vi lascio immaginare cosa succederà: chi produce per vendere le uve, farà invariabilmente 108 qli per Ha. E poi vallo a spiegare tu al vigneto che tanto quelle uve più non sono DOCG, per lui sono semplicemente 108 qli di uva, il 20 % in più di 90.

Perché questo mi interessa? In fondo io posso produrre meno se voglio. Ed infatti è così.

Si dà il caso però che io sia possessore di venti Ha di vigneti in zona DOCG. Alcuni, circa la metà, piantati prima del 2000 e gli altri dopo. La differenza è che dopo il maggio del 2000, alcuni produttori hanno convinto la Provincia di Grosseto a chiudere "temporaneamente" gli albi dei vigneti Morellino, perché probabilmente stimavano che oramai avevano fatto gli impianti che gli erano sufficenti per il loro potenziale di mercato e temevano il crescere eccessivo delle produzioni. Eccessivo per chi? Solo per loro si intende. E gli altri? Pazienza, per loro, che si mettano in fila e aspettino fino a che, sempre a loro giudizio, non si decida che è giunti il momento di riaprirli. Intanto sono temporaneamente chiusi da 7 anni.

Che soluzione rimane per quelli come me, che hanno potenzialità maggiori di mercato ma non possono crescere le potenzialità produttive pur impiantando regolarmente vigneti che avrebbero tutte le caratteristiche per usufruire della DOCG? L’acquisto delle uve da produttori di uva che non vinificano in proprio.

Ma chi sono questi signori? Per la maggior parte dei coltivatori che hanno avuto la possibilità, fino all’anno 1998 di poter impiantare vigneti con contributi pubblici, ed in esenzione dei diritti dei reimpianto (che costano fino e oltre € 10.000 ad Ha, 30 o 40.000 se Morellino), fino ad 8 Ha di Morellino di Scansano a testa. E così hanno fatto.

Ricapitoliamo un attimo: fino al 1998 sono stati dati diritti in esenzione a chi ne faceva richiesta, in più la maggior parte è stata pagata con contributi pubblici. Dopo due anni circa si è deciso che gli impianti erano troppi, e "temporaneamente" si è chiuso l’albo.

Non vi sembra una situazione schizofrenica tipicamente italiana? Si danno dei contributi a pioggia (tra parentesi io non ci sono rientrato perché sono venuto dopo) a chi non vuole investire di tasca sua in un certo settore. Dopodiché ti fermi e dici: cavolo, abbiamo fatto troppe vigne,! Adesso chiudiamo la porta in faccia a tutti quelli che invece avrebbero (e di fatto hanno) investito dei loro quattrini, anche senza contributi pubblici, e che potrebbero sostenersi in un economia di mercato, ma che hanno l’unica colpa di essere arrivati dopo.

Mercato libero? Ma fi faccia il piacere signora mia. Rendite di posizione? certo, tutti hanno famiglia, alcuni più di altri.

Dove porta tutto questo? Porta al fatto che uno come me, ma non sono certo il solo, che ha vigneti, e che ne farebbe ancora perché ha il mercato di sbocco, deve comprare uve da qualcun altro che i vigneti invece non li avrebbe messi se non gliele avessero pagati, il cui scopo è di massimizzare il profitto producendo il massimo possibile (spesso da vigne giovanissime, di tre anni o poco più), con un disciplinare e delle leggi che si fanno un baffo della qualità. E per di più deve pagare queste uve a dei prezzi stratosferici, visto che l’offerta è artificiosamente limitata dalla chiusura imposta degli albi.

Naturalmente in queste situazioni c’e’ chi ci guadagna, e chi ci rimette. E alla fine si devono fare i salti mortali per portare un prodotto di qualità al consumatore.

Ma almeno, si dirà, questa situazione impedisce lo scadere della qualità generale di una DOCG, almeno in parte. Almeno perché con il nuovo disciplinare della DOCG è consentito solo l’imbottigliamento in zona di produzione.

Eh, già, perché fino ad ora non era proibito. Gli stessi che si lamentavano per l’accrescere delle produzioni ed hanno convinto a chiudere gli albi, apparentemente poco si sono preoccupati di modificare con la stessa tempestività la norma che consente di imbottigliare Morellino di Scansano fuori zona, nonostante che se ne parlasse da 8 anni.

Ma cos’e’ che comporta questa pratica? In fondo si tratta sempre di Morellino, che lo si imbottigli in zona o no. La differenza c’e', ed è bella grossa. In primis, se hai l’obbligo di imbottigliarlo in zona di produzione questo significa che se hai interesse in una certa DOC o DOCG ci vedi proprio fare una cantina in quel posto. Quindi ci devi investire, ti serve del personale, devi mettere le radici in una zona. E quando vai a fare un prodotto per venderlo a quel punto il tuo interesse è valorizzarlo al massimo, e non specularci, visto che ci hai dovuto investire parecchio. Viceversa, se puoi farlo dove ti pare, magari a Milano, ti basta comprare qualche cisterna di vino invenduto in qualche cantina, senza stare a guardare troppo per il sottile sulla qualità, ti fai due conti, ci metti un ricarico minimo, ed ecco che magicamente cominciano ad apparire in giro bottiglie di Morellino con prezzo allo scaffale di 2,50, compresa IVA e compreso il margine del supermercato che le vende. E questo è lo scenario migliore. Vi lascio solo pensare a cosa succede quando in una cantina con centinaia di serbatoi di vini provenienti da tutte le zone d’Italia, arriva la vostra cisterna di Morellino. Visto che la denominazione tira, e tanto a quei prezzi lo vendo ugualmente, se il vino è cattivo lo lascio com’e', se è buono magari "ci si sbaglia" ad attaccarci sopra il cartellino - che volete questi silos sembrano tutti uguali -  e magari ci si mette sopra quello di una denominazione più prestigiosa, magari a base Sangiovese. In Toscana ce ne sono diverse, molto più prestigiose e più care del Morellino.

Comunque, adesso che l’imbottigliamento in zona è obbligatorio tutto questo sarà acqua passata.

Un bel niente. Perché la legge italiana dice incontrovertibilmente (e ci sono decine di sentenze dei TAR), che se una ditta ha imbottigliato per almeno due anni consecutivi al di fuori della zona di produzione di una certa DOC/DOCG, potrà continuare a farlo, in deroga al disciplinare di produzione, a tempo indefinito. In più, anche per chi non si trova in quella situazione ci sono delle deroghe.

Si sa, in Italia una deroga non si nega a nessuno.

Quindi, cari amici consumatori, quando pensate ai vostri diritti, pensate anche alle deroghe dei vostri diritti, ed alle deroghe alla qualità.

Ma, sarà solo un caso di malaorganizzazione, di confusione all’italiana. In fondo si tratta di casi eccezionali, situazioni temporanee, deroghe. Nossignori, dentro questa confusione, dietro queste formule che pateticamente cercano inutilmengte di coprire un reato, ovvero la mancanza di condizioni di libero mercato (lo dice il Trattato di Roma del 1957) c’e’ chi ci prospera e ci ha costruito fortune importanti, o consensi politci, il che è la stessa cosa.

Come diceva Pasolini, le prove non ce l’ho, ma nemmeno mi servono, mi basta guardare i fatti.

E qui, io non ho parlato di politica, disciplinari o leggi. Ho parlato di qualità del vino a tutti gli effetti.

 



≡ Category: Riforme |




19 Comments so far


  1. che panorama desolante, Giampaolo! è così in tutte le regioni?

    gianna ferretti on Giugno 30, 2007 10:27
  2. Da così a peggio. E tutti lo sanno.
    Negli anni passati una grande cantina sociale del trentino ha comprato in Sicilia una partita di Pinot Grigio, pari a quattro volte tutto il Pinot Grigio che si produce nell’isola, quando i nas hanno fatto notare che non era tutto Pinot Grigio i dirigenti della cantina hanno dichiarato di essere stati truffati dal venditore, loro, meschinelli, non sapevano che in Sicilia non si produce tutto quel Pinot Grigio…..MA MI FACCI IL PIACERE.
    Finirà come per quel produttore di Prosecco Doc Conegliano prodotto con tuttaltro vino, la multa originaria di diversi milioni di euro si è ridotta ad una multa pari ad 1 (UNA) lira per ognuna delle bottiglie prodotte annualmente.
    Sai che deterrente.
    E purtroppo si potrebbe continuare.
    Come i giri di droga, tutti ne parlano, tutti lo sanno, ma non succede mai nulla.
    Gianpaolo, resisti, continua a fare il tuo Morellino ed anche gli altri vini.
    ciao

    ≡ borntowine on Giugno 30, 2007 10:57
  3. Ma il problema non sono le frodi, quelle esistono in tutte le attività, anche le più sane e virtuose. Lo Stato deve combatterle perché configurano una frode ai consumatori e una concorrenza sleale verso le altre imprese.

    Il problema è il sistema di regole, deroghe, eccezioni, temporaneità, che sono fatte ad hoc per distorcere il mercato. Queste non sono di per sé illegali, benché secondo me di fatto lo siano, ma il danno che provocano è addirittura maggiore perché non consento lo sviluppo di una concorrenza sana e leale, che metta in luce pregi e difetti di ognuno, dove il rispetto delle regole e l’attenzione al consumatore vengono prima di ogni altra cosa.

    Il sistema, invece, è fatto per non permettere questa sfida aperta, leale. E’ fatto per regalare rendite a che è in grado di restituire più favori, che siano grandi industriali o che siano strutture a scopo sociale, dove si barattano le libertà d’impresa di chi sta nel mezzo di questo sandwich, con clientelismi e ed elargizioni.

    Questo è il vero cancro della nostra società, dove tutto ha un nome, ma di fatto dietro ci sta una cosa che non corrisponde a questo nome. E’ un patto che vediamo riproposto ad ogni occasione (vogliamo parlare del braccio di ferro sindacati/governo/sinistra radicale) dove in gioco non ci sono gli interessi dichiarati, ma gli equilibri dei soggetti che lo conducono. Alla fine chi paga questo squilibrio? Oltre ad alcuni soggetti “scoperti” da queste rappresentanze, paga proprio il cittadino/consumatore, con prezzi più alti, prodotti più scarsi, debito pubblico più alto al quale attingere per compensare gli effetti dei patti scellerati.

    E questo secondo me è assai più grave di qualche cisterna contraffatta, molto più grave.

    gianpaolo on Giugno 30, 2007 12:38
  4. Gianpaolo ha perfettamente ragione: il problema e’ il sistema. Io pero’ farei un passo avanti e direi che queste regole del gioco assurde sono predisposte dalle persone, che fanno parte di una societa’, che si basa su una cultura BECERA.
    Purtroppo, piu’ viaggio e piu’ me ne rendo conto, siamo un popolo e una cultura xyzxz… non si possono scrivere le parolacce.

    Quindi il sistema delle DOC e delle rese va di pari passo come tutte le altre cose di questo paese: allo sfascio. E non c’e’ destra o sinistra che tenga.

    Abbiamo il paese che abbiamo e siamo noi che lo abbiamo fatto. Ognuno approfitta delle rendite di posizione per quanto gli e’ possibile e non esiste il concetto di liberta’ inteso come quella cosa che finisce dove comincia quella degli altri. Non Esiste. In Inghilterra, in Germania, in USA, parzialmente in Francia Esiste, io no sono testimone.

    E purtroppo quando c’e’ qualcuno che cerca di fare le cose per bene fa anche la figura del fesso, perche’ si lascia per la strada 18 quintali per ettaro da declassare a IGT, tanto che ce ne frega di come vengono gli altri 90 quintali, abbiamo la DOCG!

    La gente beve vino piu’ cattivo? Sai cosa ti dico? Che se lo merita.

    a presto

    bacca

    Marco Baccaglio on Giugno 30, 2007 14:43
  5. Esatto Marco, in più questo è il paese in cui le regole si fanno, e tutti sono d’accordo sul principio generale, ma valgono sempre per gli altri naturalmente.

    gianpaolo on Giugno 30, 2007 17:55
  6. La storia delle rese è la stessa in tutta Europa. Qui da noi (Bandol AOC) il limite è di 35 hl/ha, ma tanti fanno 50 hl/ha, ne dichiarano 35 in AOC e il resto fa Vin de Pays o lo lascia sulla pianta. Ma il cliente lo sa che infatti il suo vino AOC è stato fatto con vigne a rese fuori norma? No.

    Peggio ancora, il concetto di rese per ettaro è di per sè ridicolo, perchè se nella vigna hai un 20% di ceppi morti e magari qualche ulivo che occupa un’altro 20%, ebbene 50 hl/ha li li puoi fare calcolando la media sulla superficie totale, anche se infatti la vigna produttrice ocupa solo il 60% della superficie -> e siamo quindi a 83 hl/ha reali !

    Quello che si dovrebbe contare (gli unici che lo fanno in Europa sono gli Svizzeri!!!) è la resa per ceppo produttivo (facile, visto che in dogana si devono dichiarare i ceppi produttivi, infatti qui si paga una tassa annuale per ogni ceppo, nessun interesse quindi a dichiararne troppi…). A Bandol tipicamente si piantano 4500 ceppi all’ettaro, quindi sarebbe ragionevole stabilire una resa massima di, vediamo quanto fa,… toh, 0,75 l per ceppo! Cioè, esattamente una bottiglia per ceppo !!!!!!

    Ma davvero si autorizza l’arricchimento in Sardegna? Si vede che non hanno abbastanza sole… boh, ci vado fra due settimane, spero che faccia bello, vi racconterò…

    ciao

    Mike

    Mike Tommasi on Luglio 1, 2007 09:14
  7. Hai ragione, è uno spasso cercare! anche le Marche nel 2004, nel 2005.. hanno fatto ricorso alle pratiche che hai descritto…un esempio.

    http://gazzette.comune.jesi.an.it/2004/199/4.htm

    gianna ferretti on Luglio 1, 2007 18:33
  8. Noi produciamo vino nella DOC Bolgheri ed i problemi sono gli stessi:
    - Nel disciplinare di produzione è concesso l’imbottigliamento fuori zona.
    - Ugualmente ci sono dei limiti di produzione riferiti all’ettaro e non alla produzione dell’uva per ceppo, le eccedenze di produzione, ecc….
    - gli albi della DOC Bolgheri sono chiusi da anni. Noi crediamo molto in questa DOC (dedicandoci la quasi totalità della nostra produzione) ma per questo motivo non possiamo aumentare la nostra produzione di vini DOC (non volendo comprare uva all’esterno), anche se abbiamo il mercato per farlo. Di contro, c’è chi declassa sistematicamente ogni anno grandi quantità di uve DOC, per sue ragioni di mercato. A nostro parere, chi agisce così è come se “tenesse in ostaggio” questi diritti DOC. Se un’azienda non crede nella DOC, dovrebbe rimettere in circolazione quei diritti.
    - come tutti i Consorzi di Tutela DOC, anche il Consorzio Bolgheri DOC elegge i suoi organi direttivi con una votazione dove i voti sono proporzionali agli ettari vitati ed alla produzione. Di fatto, i Consorzi sono rappresentativi solo dei grandi produttori e dei loro interessi, soprattutto in zone come la nostra, dove ci sono poche grandissime aziende e molte aziende di dimensione medio-piccola a gestione famigliare, che di fatto non hanno voce.

    Mi fermo qui, ma i problemi sono tantissimi.

    scritto da Annalisa - Podere Guado al Melo il 04.07.07 15:35

    ≡ Annalisa on Luglio 4, 2007 16:09
  9. Guarda Annalisa (a proposito saluti a Michele, giusto? che era vicino a me a Merano), concordo con tutto quello che dici. La faccenda dei consorzi poi è una vera beffa, e purtroppo legalizzata. In pratica i più grossi possono fare quello che vogliono. Tu hai tante grandi aziende, alcune delle quali famose e rispettate, il ché non toglie il problema. Noi abbiamo una grande cantina cooperativa, con grande forza politica, e qualche grosso che però si è allineato facilmente, visto che, ad es., per ora gli è stato risparmiato di fare l’imbottigliamento in zona. Ora, per chi non è del mestiere, l’imbottigliamento in zona significa fare una vera e propria cantina, con tutti i c… e contro c…, non semplicemente due tini messi fuori su un piazzale di cemento, il cui contenuto può essere portato via dopo pochi mesi nel buoio di un altra cantina dove si fanno altri vini. E’ una differenza sostanziale. Foste voi grossi, lo fareste un accordo con un altro grosso in cambio di un favore così?
    E siccome la legge adesso gli attribuisce le deleghe anche sui non consorziti, si ha il bello spettacolo di vedere i grandi che controllano (e controllano, parecchio) i piccoli. Bella roba.

    L’ultima elezione da noi (poi mi sono dimesso), la lista era bloccata, con una scheda eleggevi tutti i consigileri insieme.

    Provate a pensarci a questo capolavoro di architettura elettorale, roba che neanche uno come Calderoli avrebbe potuto progettare: con il 51 % dei votanti a tuo favore puoi eleggere il 100 % dei consiglieri. Quindi, già la legge gli da più voti perché sono grossi, in più loro si fanno delle regole dove riescono a cancellare tutte le minoranze dissenzienti (indovinate da che parte mi trovavo io, indovinato? bravi).

    scritto da gianpaolo il 04.07.07 16:02

    Gianpaolo on Luglio 4, 2007 16:11
  10. Scrivo solo un ultimo commento, per non annoiare gli altri utenti del tuo blog con un dialogo fra produttori.

    Ci siamo dimessi dal Consorzio proprio la settimana scorsa, proprio per discordanza nelle scelte di indirizzo. Secondo noi un Consorzio dovrebbe dedicarsi, oltre alla tutela, anche ad una comunicazione efficace per la promozione complessiva del proprio territorio ed ad una crescita qualitativa di tutti i soci, attraverso una costante azione educativa e culturale.

    Tutto questo può riassunto in questi tre elementi, che sono alla base del nostro lavoro: qualità del prodotto (non ha bisogno di commenti), qualità territoriale (tutela dell’ambiente e del paesaggio, servizi ed accoglienza adeguata per i visitatori) e qualità umana (nel senso di professionalità, onestà, voglia di crescere e di collaborare).
    Tutto questo non si è verificato finora (siamo iscritti da setti anni) e non ci sono tuttora segnali in questo senso. Pertanto abbiamo deciso di seguire una strada diversa.
    Saluti anche da Michele

    scritto da Annalisa - Podere Guado al Melo il 05.07.07 15:13

    ≡ Annalisa on Luglio 5, 2007 17:27
  11. Guarda Annalisa, più che sfondare una porta aperta con me, direi che la porta l’abbiamo aperta insieme. Come dicevo io mi sono dimesso dopo quella “calderolata” delle elezioni, nel 2005. Ed uno dei motivi è proprio quello che dici tu: a questi della promozione importa poco, di più importa il potere di governare un fenomeno che ha rilevanza economica così da potersi sentire “importanti”. Intanto i danni che fanno sono sensibili, ma chi vuoi che ci faccia caso in questa Italia abituata a ben altre storie di ordinario disgusto?
    A proposito, credo che il dialogo fra i produttori sia esattmente quello che manchi, ed è bene ed interessante che sia pubblico e trasparente, come sui blog. Magari fossero di più i produttori che parlano pubblicamente invece di mugugnare nei corridoi.
    Saluti e spero di potervi venire a visitare presto, apprezzo molto quello che fate.

    Gianpaolo Paglia on Luglio 5, 2007 17:35
  12. Complimenti per l’articolo, ottima disamina della presa in giro delle DOC o meglio della legislazione delle DOC. Sono un agronomo e anche se non mi occupo principalmente di viticoltura posso affermare che la differenza fra 90 o 108 qli non sta nei 18 di troppo, ma è tutta la produzione che ne risente. Non sapevo della deroga concessa a chi imbottiglia da più anni fuori zona, mhhhhhh………, non è che la modifica del disciplinare (sono nativo di Scansano e se ne parlava da almeno 20 anni) è arrivata solo adesso proprio per “aspettare” che tutti i grandi nomi vinificassero fuori zona. A pensar male si fà peccato ma spesso ci si indovina (mi senbra che qualcuno dicesse così).

    Concludo con i complimenti al sito ed ai vini sempre ottimi.
    Saluti
    Maurizio Domenichini

    ≡ maurizio on Luglio 25, 2007 20:38
  13. Bravo Maurizio, le tempistiche in Italia non sono mai casuali. E’ dal 1999 che si parla dell’imbottigliamento in zona, con bozze di disciplinari a cui mi ricordo di aver partecipato alla preparazione. Ma nulla è stato fatto, fino ad ora, quando ormai - quante volte la sentiamo questa espressione nel nostro disastrato Paese - era troppo tardi e si è chiusa la stalla a buoi già usciti.
    E se si guarda la storia del Consorzio, su come certi rapporti di forza si sono instaurati, certo che di idee ne vengono in mente. Basterebbe vedere se tutti i consiglieri, e la maggior parte dei grandi elettori, imbottigliano in zona d’origine o no. Alcuni ancora c’hanno da fare una cantina vera e propria, figuriamoci l’imbottigliamento. E poi scusa, vuoi mettere la comodità di far sù una bella cisterna e portare il tutto nella cantina d’origine, spesso a diverse centinaia di km da qui. E poi con calma si imbottiglierà, speriamo senza sbagliare vasca.

    Gianpaolo Paglia on Luglio 25, 2007 22:19
  14. A proposito di Consorzio, l’ultima che ho saputo è che hanno mandato l’anno scorso e quest’anno delle lettere ai produttori in cui si offrivano di trovare l’acquirente alle uve, con tanto di contratto e prezzo già fatto.
    Sono allibito

    Saluti

    ≡ maurizio on Agosto 1, 2007 17:43
  15. Quella delle lettere è un altra delle cose che anche a me lasciano allibito (tentativo di cartello, violazione della privacy, abuso di posizione dominante, azione al di fuori delle finalità costitutive), ma che da noi passano come cose normali, e se qualcuno ci fa caso tutti alzano spallucce. Come siamo ridotti.

    Gianpaolo Paglia on Agosto 1, 2007 19:05
  16. Saluti a tutti.
    Vorrei intervenire anch’io senza annoiare (spero) su questo interessante blog (e questa interessantissima discussione).
    Dunque mi riferisco all’obbligo di imbottigliamento in zona. Bene, d’accordo che un prodotto “vincolato” alla trasformazione in loco è più radicato al territorio, crea sviluppo locale etc.
    PERO’…
    E’ di questi giorni la notizia che Sainsbury in Inghilterra è pronta ad imbottigliare li’ (in plastica…) un sacco di vino Neozelandese e Australiano. Che venderà rispettivamente a 5 e 4 pound la bottiglia. Ovviamente del normalissimo “Sauvignon blanc” dalla N.Zelanda e del “rose” dell’Australia. Insomma, roba che con il Morellino certo non ha nulla a che vedere ma … costa mi pare.
    Ma il punto è: se il mercato, il grande mercato internzionale si orienta su queste pratiche (sapevate che l’import di vino sfuso in Ue è aumentato dal 2000 al 2005? Siamo passati dal 12% sul totale dell’import di vino al 17,5%. Una quota tutta “fregata” al vino inbottigliato) un produttore con il suo vino imbottigliato in zona dovrà rinunciare a quote di mercato magari importanti (quello del Regno Unito è il primo mercato mondiale del vino come saprete; e l’import UK è cresciuto negli ultimi anni del 65%). Un bel dilemma per chi vuole crescere. Oppure bisogna per forza “stare rannicchiati” (nella “nicchia” di mercato e di produzione intendo)?
    Buon proseguimento a tutti
    VL.

    ≡ Vincenzo L. on Agosto 3, 2007 02:55
  17. Ora che la DOCG é in vigore, Jacopo Biondi Santi farà ancora il morellino con il 100% di uve cabernet sauvignon?

    ≡ paolo on Gennaio 8, 2008 16:33
  18. Non lo so, puo’ darsi, l’uvaggio non e’ stato modificato dal disciplinare :-)

    gianpaolo on Gennaio 8, 2008 16:42
  19. Sarà stato un caso?

    ≡ paolo on Gennaio 10, 2008 17:21

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