Questo è il classico post su un argomento che mi brucia tantissimo, ma che so già importerà ben poco a chi legge. Siete avvertiti, non si parla di vini in senso stretto, ma di visioni del mondo! Addirittura.
Prendo la notiziola, per la maggior parte dei lettori immagino sia stata poco notata, da un post su Wine Sediments: nuovi stantards per il mondo del vino della Bristish Columbia. E chi se ne frega, direte voi. Non vi do tutti i torti, ma siccome sono un nerd, decido ugualmente di dare un occhiata.
In pratica, si tratta della revisione dell’istituto delle Wines of Marked Quality Regulation, cioè i vini di maggior pregio sottoposti a dei disciplinari, come nel caso delle DOC e DOCG nostrane, e della British Columbia Wine Authority, ovvero l’istituzione demandata ai controlli, attuazione dei regolamenti, campionature, rilascio dei certificati. Anche se il nome è sicuramente più rassicurante, questo istituto deve fare lo stesso lavoro che fa la Repressione Frodi, la Camera di Commercio (con le commissioni di degustazione per il rilascio della conformità) e, da qualche anno alcuni Consorzi di Tutela. Tutti questi istituti hanno funzioni di tutela, controllo, e solo nel caso dela Repressione Frodi per l’appunto, la repressione. I Consorzi di Tutela, quelli che hanno una rappresentatività minima del 66 % e che sono stati autorizzati dal Ministero, hanno anche da qualche anno in via sperimentale (che in Italia è un eufemismo per dire che è per sempre) una funzione erga omnes, ovvero anche sui non conosorziati che però producono i vini DOC o DOCG relativi.
Insomma, mentre nel caso della Repressione Frodi gli impiegati sono tutti del Ministero delle Politiche Agricole, quando si passa alla Commissioni di Degustazione delle CCIAA, che sono quelle che danno le idoneità per un vino a chiamarsi DOC o DOCG, si trova che i componenti sono di solito (almeno in parte) degli enotecnici che prestano servizio per alcune delle aziende, che sono le stesse che devono sottoporre i campioni al loro giudizio (alla cieca). Arrivando ai Consorzi di Tutela, che sono emanazioni degli stessi produttori di vino, si ha che i controlli vengono effettuati da coloro che devono essere controllati. O almeno alcuni di coloro i quali devono essere controllati, cioè quelli più grandi, quelli più potenti. Infatti, per la legge 164, il peso relativo delle varie aziende all’interno di un Consorzio (che è una organizzazione di natura privatistica e volontaria), cioè i voti, cioè il potere di comando, viene assegnato in proporzione alla produzione annua. Più sei grosso, più hai voti, più controlli il Consorzio che a sua volta controlla tutti. Un bel sistema eh?
Riassumo:
- Repressione Frodi (o Nas): dipendenti pubblici, senza interessi nel mondo del vino
- Commissioni CCIAA: professionisti privati, con interessi nel mondo del vino
- Consorzi Tutela: i produttori di vino stessi.
Per un motivo a me non ben chiaro, la modifica di qualche anno fà della legge che regola i controlli e che ha dato ai Consorzi la possibilità di controllare anche i non consorziati, è stata salutata per una buona parte del mondo del vino come un fatto positivo. Chi meglio dei produttori di vino, si è detto, ha interesse ed ha gli strumenti per controllare possibili abusi? Sì, in effetti c’e’ una logica, perversa, ma c’e’.
E la figura retorica del controllore che controlla se stesso, dove la mettiamo? Per ora la lasciamo lì.
Ma vediamo come si è organizzata la Bristish Columbia, paese di selvaggi con la sveglia al collo, che certo ha molto da imparare in fatto di vino da noi del vecchio mondo:
l’information bulletin del 20 Luglio già introduce un argomento interessante, ancorché forse poche comprensibile per una mente italiana:
The amendment also temporarily permits wine tasters engaged by the British Columbia Wine Authority to be affiliated with a wine business until December 31, 2008. This change is needed to give the British Columbia Wine Authority additional time to establish a pool of qualified independent tasters. After that date, there will be a full separation between the administration of the wines of marked quality program and the wine industry that will give wineries an enhanced degree of confidence in the taste testing of wines.
In soldoni: gli appartenenti alle commissioni di degustazione che dovranno rilasciare le idoneità, e che sono affiliati a vario titolo a un wine business, rimarranno in carica in modo temporaneo solo fino al 31 Dicembre 2008. Giusto il tempo di trovare altre figure professionali che non sia coinvolte in modo diretto, ma che siano indipendenti, per dare all’industria del vino - si noti la delicatezza - un maggior grado di fiducia nelle commissioni stesse.
Andiamo a vedere l’ Agri-Food Choice and Quality Act , Wines of Marked Quality Regulation, al quale il bolletino ci rimanda. Tra le varie sezioni, al punto numero 8, c’e’ una sezione intitolata: Conflict of interest rules (frase intraducibile in lingua italiana), che dice:
8 (1) The following individuals must not be directly involved in the wine industry: (Le seguenti persone non devono avere interessi diretti nell’industria del vino):
(a) a director of the authority; Il Direttore dell’Authority
(b) an employee of the authority; gli impiegati dell’Authority
(c) an individual or an employee of a person engaged by the authority to carry out a function of the authority, other than an expert wine taster; gli appartenenti alle commissioni di degustazione.
(d) Repealed. [B.C. Reg. 250/2007, s. 3 (b).]
(e) an inspector or auditor. gli ispettori o controllori.
In sostanza, tra chi controlla e chi viene controllato, dicono in Bristish Columbia, ci deve essere distanza ed indipendenza. Chissa che si sono messi in testa questi qui.
Ma certo che si tratta di plaghe desolate, ancora non raggiunte dalla nostra alta scuola che si rifà al Diritto Romano. Sono poco più che selvaggi, e, poi che vini cafoni che fanno? Non fanno testo. Prima o poi capiranno anche loro, e forse si adegueranno al nostro evoluto, complesso, ed effiecientissimo sistema italiano, anzi all’italiana, dove non solo il produttore (ma solo un certo tipo, ricordate, quello con tanti voti e tanti soldini) esulta all’idea di controllarsi da solo. E questo è abbastanza comprensibile. Ma persino i politici, i giornalisti ed i consumatori sembrano essere d’accordo in modo entusiastico! Che fantastico paese, che civiltà sopraffina. Loro, i british columbiani, avranno bisogno di separare i ruoli tra controllore e controllato, perché evidentemente, sono in malafede. E sennò, che bisogno ci sarebbe. Da noi, invece, dove tutti sono integerrimi e rigano diritto, non abbiamo certo bisogno di certi artifizi. E chi la pensa diversamente è perché è in malafede, ecco perché (mi fu detto da un collega, uno di quelli che controlla, quando provai a contestare timidamente quest’impostazione: ma allora c’hai qualcosa da nascondere).
Se siete arrivati fin qui meritereste un premio, quindi non vi sto neanche a chiedere di scandalizzarvi, ci mancherebbe altro, in un paese come il nostro, che vuoi che siano delle baggianate come questa.
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molto bene Gianpaolo, notizia di grande interesse, vedrò di contribuire a dare diffusione a questo post. Disponibile, da settembre, ora la gente riposa, dorme, é in vacanza, ha altro cui pensare…,per studiare una battaglia comune - ovviamente d’informazione - per tentare di introdurre elementi di novità in un mondo dove i “conflict d’interest” (hai ragione, espressione intraducibile in italiano) sono la regola
≡ Franco Ziliani on Agosto 2, 2007 09:01f.z.
Opla’, sono arrivato alla fine del post, e va bene: baggianate, non indigniamoci. Che poi noi qui si parla spesso di baggianate, si parla di bere vino, food blog, capirai, le cose serie sono altre. A volte succede che le baggianate possano evocare robe piu’ pese, come si dice in Toscana, ti viene da pensare a cose come “Pubblica Amministrazione funzionante”, “paese normale”, ma sciacciamo il pensiero in fretta. Brrr.
≡ Fiorenzo on Agosto 2, 2007 09:26Giampaolo
la situazione in Francia è pure abbastanza assurda. Le degustazioni per l’agrément di un vino come AOC vengono fatte dai produttori stessi (non ci sono ne’ enologi ne’ giornalisti ne’ indipendenti).
Ora come sai, se tu fai un vino “di carattere” anche alla cieca lo individui abbastanza facilmente nel mezzo delle solite ciofeche industriali; di conseguenza in alcune AOC vnegono esclusi proprio quei viticoltori che danno il buon nome alla AOC, mentre domina la logica della maggioranza (cioè della mediocrità). Tieni pure conto che a differenza dell’Italia, in Francia il vino AOC rappresenta una percentuale molto più alta della produzione totale.
Gli stessi conflitti di interesse avvengono con le guide. Prendi la guida Hachette: qui in Provenza il comitato di degustazione e’ controllato dal gestore di uno dei più grossi laboratori di enologia…
Da qui si torna alla questione della riforma dell’OCM, che sostituisce le DOC e AOC attuali con delle DOP che alla fine sono esattamente le stesse di prima. Nessun tentativo appunto di definire meglio come si distingue l’indicazoine geografica dalla denominazione d’origine, di come quest’ultima verrà assegnata e da chi, e soprattutto nessuna garanzia ulteriore che il vino DOP sarà di qualità, che era l’obiettivo principale fissato.
ciao
Mike
≡ Mike Tommasi on Agosto 2, 2007 09:49Se il tuo post non ha a che vedere col vino in senso stretto … ;o)
Credi davvero di essere fuori tema?
Non sono un produttore di vino ma se lo fossi … cribbio!
Chi era quel politico che qualche anno fa si faceva le leggi a misura di domo sua?
Ecco, mi pare di scorgere una certa somiglianza con la vs. fattispecie.
Quindi, niente di nuovo sotto il sole…
Mi sorge spontanea la riflessione: da quando le cose stanno così in Italia?
Da sempre.
E gli altri produttori dove stanno? Possibile che a tutti vada bene questo sistema “all’italiana”? Possibile che solo a te tolga il sonno?
Per la verità questo argomento mi è capitato di sentirlo dibattere altre volte, tanto da pensare che le cose stessero lì-lì per cambiare ma poi … niente, arriva il campionato di calcio, la formula 1 e Valentino Rossi e via tutti a inorgoglirci per far parte di questo bel paese.
Ma chi è che vi rappresenta, voi produttori, al Ministero?
Non è possibile creare un fronte comune, allargato e condiviso, che faccia sentire le vs. sacrosante ragioni?
Penso solo all’eco che avrebbe una campagna di controinformazione a tappeto su “tutti” i giornali e le riviste del settore, blog e siti compresi, affiancata da altre iniziative, perchè no, più incisive e appariscenti, come ad esempio una fascetta sulla bottiglia che indica il modo col quale quel vino è stato “controllato” e da “chi”.
La vergogna del sistema italiano non finisce per diventare, col silenzio degli interessati, leggi produttori, la vergogna di tutti?
Perchè non accade niente da parte della tua categoria ? Cosa si teme? Maggiori controlli? Forse si accetta un sistema del genere perchè “grande è il disordine sotto il cielo, quindi la situazione è eccellente”?
Come quando si parla di cultura della legalità e poi siamo tutti, chi più chi meno, non proprio a posto con la coscienza?
La verità, mi pare, è che l’uomo è naturalmente predisposto a queste contraddizioni: tutti noi biasimiamo questo stato di cose, eppure oltre lo sdegno non sembra accada molto altro.
Almeno fino a quando, un bel giorno finalmente, un piccolo produttore maremmano, non si sveglia con luna di traverso e … ;o)
In bocca al lupo per questa battaglia che presto o tardi, se lo vorrai, arriverà al dunque.
≡ Pierpaolo on Agosto 2, 2007 10:09Nel ns. piccolo ambito cercheremo di inventarci qualcosa … chissà, ci penserò.
A volte i metamessaggi sono più eloquenti di tante parole.
Ciao
Pierpaolo
E’ lo specchio di quello che avviene da tempo e in modo sempre più sfacciato in tutte le realtà italiane.
≡ Roberto Giuliani on Agosto 2, 2007 10:50La totale indipendenza tra controllori e controllati dovrebbe essere la norma in tutte le situazioni, così non è neanche quando viene dichiarato. Non so se gli americani siano più (dis)onesti di noi, non credo, penso piuttosto che è all’atto pratico che dovremmo vedere le differenze.
E’ certo che una legge che prevede la non collusione fra parti opposte è già un fondamento utile, poi bisogna vedere se viene applicato.
Gianpaolo, non è un caso che a incazzarti su una simile assurdità sia tu e non Zonin.
@Pierpaolo: quello che a me stupisce, non è tanto il fatto che i produttori si vogliano controllare da soli, ma il fatto che tutto il resto del mondo glielo consenta, anzi plauda questa situazione. Ci vorrebbe un po di ricerca su internet sul tema dei controlli erga omnes, se ho il tempo la faccio. Comuqnue non tutti i produttori, per varie ragioni, sono d’accordo, ma sembra esserci una forza misteriosa che spinge in questa direzione. A parere mio si tratta della maleinterpretazione del ruolo del Consorzio di Tutela, che fa sì che i consumatori si sentano protetti dalla sua presenza e giudichino coerente che i controlli vengano loro affidati, non ragionando sufficenemente su due aspetti: a) i Consorzi sono enti privatistici e volontari, e quindi hanno delle regole particolari per la rappresentatività - leggi: conta di più chi più grosso è - b) è giusto che i produttori contribuiscano in modo determinante alla stesura delle regole che li riguardano, ma i controlli devono essere affidati ad organismi terzi, com’e’ logico ai britishcolumbiani (mi piace questa definizione, mi ricorda un pò i marziani. Chissà che non lo siano davvero!).
≡ Gianpaolo Paglia on Agosto 2, 2007 11:10Il punto a) ha delle ricadute importanti, perché mentre trovo giusto che un associazione privatistica e volontaria come un consorzio di aziende, o un circolo del golf se è per questo, abbia delle regole di un certo tipo - ripeto: comanda chi è più grande, oppure comandano solo quelli biondi con gli occhi azzurri - e se ti va bene ci stai, altrimenti non ci stai e te ne vai, i guai arrivano quando a questo tipo di associazioni vengono delegate alcune delle funzioni dello Stato. Ed è proprio quello che succede con gli erga omnes: il Ministero delega i Consorzi che hanno certi requisiti (c’e’ una selezione anche dura per avere queste deleghe, non voglio minimizzare questo aspetto. Tra tutti il requisito di rappresentare almeno il 66&% delle superfici) a svolgere alcune delle sue funzioni di controllo. E li delega, non solo sui soci, ma anche sui non soci.
Un organismo non democratico e non pubblico costituito liberamente da alcuni produttori, come è giusto che sia un Consorzio, perché è nato con altre finalità, controlla con delega dello Stato tutti i produttori, soci o non soci.
In altre parole sarebbe come se il Fisco desse una delega alla Confindustria per il controllo fiscale dei suoi associati, e anche di quelli che non ne fanno parte. E’ chiaro il concetto? Ma perché questo sembra assurdo a me e non a molti altri (se non forse a qualche britishcolumbiano, che però beato lui se ne può fragare). Io sono uscito dal mio Consorzio, perché mi sembrava una presa in giro. Ma sono stato tra i pochissimi. E guarda caso da allora tutti gli anni ho i controlli del Consorzio (che sono ad estrazione: ma io vinco tutti gli anni) e della Repressione Frodi due o tre volte l’anno. La cosa non solo non mi preoccupa, ma anzi, è per me unoi stimolo in più a rigare diritto e ad essere sempre in ordine, il che per mia fortuna o bravura è sempre risultato ai controlli fino ad oggi. Ma non è questo il punto, non è così?
@Mike: ti spiego perché secondo me nelle commissioni di degustazione non ci dovrebbero essere gli enologi che lavorano per aziende della zona. Anche ammesso (e non concesso) che la degustazione avvenga alla cieca nel modo più rigoroso, è impossibile che un enologo non sappia che c’e’ una probabilità di trovare uno o più dei suoi vini in quella determinata sessione di assaggio. Quando devo mandare i vini in commissione di assaggio della CCIAA per avere l’idoneità alla DOC, che faccio? Chiamo il mio enologo e gli dico, voglio mandare la vasca n° 10, l’assaggiamo? Quindi la mando, e quindi il mio enologo sa che nelle prossime commissioni, che non sono migliaia, ma alcune decine nel corso dell’anno, ci sarà uno dei miei vini. Ora se il mio enologo fosse, e non è, nella commissione di assaggio, come si comporterebbe o meglio quale metro di giudizio avrebbe nel giudicare, ed eventualmente bocciare o fare rivedibili dei vini sapendo che potrebbe (e avviene tantissime volte che uno non riconosca un suo vino) trattarsi di un “suo” vino? E viceversa, avrebbe lo stesso metro di giudizio e la stessa implacabilità sapendo che di sicuro la sua o le sue aziende non hanno presentato in quella commissione alcun vino?
@Roberto: non credo che gli americani, e gli anglosassoni in genere siano tendenzialmente più onesti di noi. Di sicuro hanno una rete di regole, anzi di codici di comportamento, che li induce a prendere molto seriamente il tema del conflitto di interesse. Rubare rubano anche loro, ma se scoperti magari se ne vergognano. Da noi se gli va male diventano celebrità della televisione!
condivido in gran parte il post di gianpaolo.
≡ armin on Agosto 2, 2007 11:16siccome un mio collega di lavoro (pubblico) fa parte di una commissione doc e a me le questioni sensoriali interessano molto, sò qualcosa sul comportamento delle commissioni.
certo, se le persone fossero tutti non-produttori passerebbero meno vini che prima. tuttavia vedo più problemi nella degustazione stessa: poche persone, nessun controllo della performance giornaliera del giudice, giudizio collettivo con persone dominatrici e dominate (è sempre dovunque così), e soprattutto: come deve essere un vino che rappresenta la doc o meglio che soddisfa le aspettative del consumatore che sceglie il vino in base alla doc scritta sull’etichetta?
la scelta delle persone che con le loro capacità e preferenze individualiche giudicano il prodotto decide la sorte del prodotto. come nei concorsi, guide, ecc.
@Armin: condivido tutto quello che dici. Ma pensa a questo aspetto: come puoi giudicare serenamente un vino sapendo di poter stare giudicando un tuo vino. O viceversa, sapendo che in quel momento preciso non ci sarà nessuno dei tuoi vini, ma solo quello dei “concorrenti”. Non credo che tu ammetteresti mai nel tuo panel di assaggio un produttore di Pinot Nero che partecipa, o potrebbe partecipare, o ha partecipato con i suoi vini al concorso stesso.
≡ Gianpaolo Paglia on Agosto 2, 2007 11:27Ciao Gianpaolo,
≡ Federica on Agosto 2, 2007 11:40sono una laureanda in Scienze della comunicazione dell’università di Padova e sto facendo una tesi di internet marketing sul fenomeno del vino 2.0. Da giugno navigo nella rete cercando informazioni utili perchè essendo un tema nuovo non c’è ovviamente bibliografia a disposizione. Un giorno sono arrivata nel tuo sito e poi nel tuo blog, passando prima per un’infinità di altri siti aziendali italiani che sono molto statici e si limitano solo a narrare la loro storia e ad elencare i propri vini. Il tuo blog rientrerà sicuramente nella mia tesi di laurea perchè dalla mia ricerca emerge che sei uno dei pochi produttori in Italia ad aver intuito le reali potenzialità della rete.
Ho letto i tuoi post riguardanti il primo bilancio del blog e la campagna pubblicitaria con i banners. Volevo chiederti se potevi aggiungere altro rispetto a quello che hai già scritto perchè mi piacerebbe poter avere una tua opinione più approfondita riguardo il fenomeno del vino 2.0 ancora poco conosciuto in Italia.
Ti ringrazio anticipatamente! Ciao
Federica
Ciao Federica, mandami una email, così mi spieghi meglio info@poggioargentiera.com
≡ Gianpaolo Paglia on Agosto 2, 2007 11:52@gianpaolo: gli altri produttori della tua provincia, regione, consorzio non sono concorrenti, ma colleghi che stanno nella stessa tua barca. se il loro vino viene giudicato bene, questo fa bene a tutti, a tutta la regione viticola che tira con sè, rende rinomata tutta la zona. questo lo hanno capito i produttori del bordeaux rimasti fuori da questa classificazione strana che non ha nessun supporto scientifico che realmente esiste e non la contestano. vanno bene i gran cru? bene, ne approffittiamo anche noi piccolini al di fuori dalle aree classificate come ottime.
≡ armin on Agosto 2, 2007 14:12il fatto che produttori declassano i vini dei loro vicini però anche da me è un fatto sconosciuto. io noto degustazioni troppo generose in generale.
ok, questo atteggiamento naturalmente capovolge apparentemente i tuoi dubbi, rende però altrettanto discutibile la degustazione fatta da produttori.
comunque, se non ci sono loro, chi dovrebbe degustare i vini doc? giornalisti, sommelier, consumatori educati?
se penso al fatto che in camera di commercio si degusterà come per le guide… mi viene un lieve malore.
@armin
≡ Max-QM on Agosto 2, 2007 14:35E perchè non un mix tra: giornalisti, sommellier, consumatori educati?
L’importante che non siano gli stessi giudicati a giudicare.
Ma a che serve la degustazione?
Se è per rilevare difetti, lo fai meglio con un’analisi in laboratorio.
Se è per controllare se il vino corrisponde a una qualche nozione (obbligatoriamente soggettiva) di tipicità, allora siamo nei guai come prima.
Peggio, ameso che anche servisse a qualcosa, allora perchè non si fa alla cieca sulserio e senza consultazioni tra i giudici?
≡ Mike Tommasi on Agosto 2, 2007 14:41Caro Gianpaolo hai messo il dito dentro la piaga: centrata in pieno.
≡ roberto gatti on Agosto 2, 2007 17:23Da anni mi batto, senza speranza, in CC.II.AA di Ferrara, in commissione per le Doc, in quanto la commissione che deve giudicare è composta da :
Presidente è un produttore di vini ( da controllare )
2 membri sono i suoi figli
altri membri sono produttori
altri membri sono enologi della zona.
Ho scritto sui giornali locali, al Presidente della CC.II.AA. sono stato scambiato per ” un terrorista del vino”, in commissione durante una seduta, davanti ad un vino che si doveva chiamare Sauvignon ( ?? ), bianco carta, profumo da acqua naturale, con una solforosa di 180 mg/lt, solo io l’ho bocciato, il Presidente/produttore mi ha risposto :
Ma se noi bocciamo i vini, senza assegnare le doc, poi i produttori si avviliscono ed estirpano le viti.
E’ una situazione generale, da modificare quanto prima per il bene di tutti , e soprattutto dei produttori onesti e dei consumatori.
Bravo hai fatto centro!
Se mi autorizzi pubblico volentieri il tuo post integralmente
Ciao e grazie
Roberto Gatti
@ x Mike
≡ roberto gatti on Agosto 2, 2007 17:36Le degustazioni in CC.II.AA. vengono fatte ” alla cieca ” e si discute effettivamente solo alla fine della degustazione, fatta in maniera molto sommaria, con una scheda stringata, ed il piu’ delle volte ( sempre ! )vengono approvati i vini SOLO PERCHE’ NON HANNO DIFETTI.
Ma che caspita : il vino per avere la Doc deve essere di buona qualità, deve avere i caratteri di tipicità di quella tipologia e di quella zona da cui proviene.
Vai a farlo capire ai commissari, che poi hanno degli interessi economici in tutto questo contesto.
Povera Italia, era il titolo di una canzone di Battiato, ma mi sa che se continuiamo cosi’ diventerà l’inno nazionale.
Roberto Gatti
… eh beh.., “VINOCRAZIA”.
≡ nicola alocci on Agosto 2, 2007 18:03E maggior fortuna sarebbe, se ci fossero più toscani. Diceva Malaparte.
Il problema è che tutti sanno ma pochi conoscono.
Un saluto e vivi complimenti.
@Roberto Gatti: autorizzato!
≡ Gianpaolo Paglia on Agosto 2, 2007 18:55Buonasera, invio per la prima volta una nota a codesto blog pertanto intendo presentarmi.
≡ francesco bonfio on Agosto 2, 2007 23:48Sono Francesco Bonfio, abito a Siena e mi occupo soprattutto di vino.
Sul problema dell’”erga omnes” e collegati vorrei segnalare che una associazione, di cui non ricordo il nome, di aziende vitinicole verticali ebbe origine nelle Marche. Vi facevano (fanno?) parte aziende di un certo nome che fecero ricorso avverso il decreto citato con un noto studio legale di Roma.
In Aprile il tribunale ha rigettato il ricorso dando nei fatti via libera all’applicazione del decreto.
Credo che se alcuni produttori sono fortemente contrari all’”erga omnes” dovrebbero cercare di coalizzarsi per valutare altre forme di lotta.
Sono a disposizione per eventuali dettagli.
Grazie e buona sera.
Francesco Bonfio
ciao,
≡ Carlo on Agosto 3, 2007 07:21effettivamente le commissioni tendono a scartare solo i vini difettosi. Quando degustano un vino che magari potrebbe far parte di una massa di migliaia di ettolitri e valere diverse centinaia di migliaia di euro, difficilmente arrivano a una vautazione serena e “coraggiosa”.
Però sul discorso della rappresentatività , non condivido la Vostra riserva sul fatto che siano le dimensioni ad influire sulle decisioni di un consorzio. Bisognerebbe chiarire cosa intendiamo per piccoli e per grossi produttori, ma comunque credo che siano i grossi che affrontano i mercati mondiali, quelli che hanno in mano maggiormente il polso della situazione a poter decidere (o influire maggiormente) sulle scelte di un consorzio. Non credo che se il consorzio di tutela del valpolicella (che conosco) fosse gestito da 10 agricoltori da 1 ettaro, sarebbe giusto e corretto. Insomma una testa un voto, lasciamolo alle cooperative (gestite da infermieri e ferrovieri part-time!).
Carlo
@ x Gianpaolo
≡ roberto on Agosto 3, 2007 08:11Grazie anch’io ho già fatto, al link:
http://www.winetaste.it/ita/anteprima.php?id=2420
Ciao e grazie del tuo prezioso contributo
Roberto Gatti
@Carlo. Se io apro un club della briscola e voglio come regola che comando sempre io, poi uno può decidere se partecipare o meno. Se però poi lo Stato mi da la delega a controllare, con possibilità di far erogare pesanti sanzioni, tutti i miei soci, entrando nelle loro case e aprendo i loro cassetti, e, addirittura, i miei non soci, coiè tuti quelli che giocano a briscola, allora bisogna che le regole siano un pò diverse.
Anzi, ancora meglio, bisogna che chi controlla chi gioca a briscola sia lo Stato, non si sa mai se qualcuno può giocare con il mazzo truccato, l’angolino della carta piegato, i segnetti col pennarello sul dorso, ecc.
Sarebbe meglio invece che il mio club, se è in grado di farlo, si occupasse di organizzare i tornei, o di fare formazione sulle nuove tecniche della briscola, e, se è abbastanza autorevole e rappresentativo, si sedesse ai tavoli dove si fanno le regole della briscola.
Il rispetto delle regole deve poi, negli Stati democratici seri, essere attuato dal potere esecutivo, che in Italia sono gli ufficiali di polizia (o equiparati) e la magistratura, e non gli appartenenti al club della briscola.
Con questo non vorrei aver offeso il mondo della briscola italiana, certamente più serio e rigoroso di quello del vino
@Francesco Bonfio. Ti ringrazio della segnalazione. Però non intendo avventurarmi in querelle giudiziarie, che in questo paese sono quanto di più stressante, usurante ed inutile ci possa essere. Ti posso dire, con cognizione di causa, che in questi casi ci si scontra con il classico muro di gomma. L’unica speranza di cambiare certe cose è, da una parte la crescita della consapevolezza che occorre giocare pulito e che l’indipendenza e la separazione delle funzioni di controllo da quelle di gestione è fondamentale, in tutti campi. Dall’altra ho fiducia, fino ad un certo punto, del fatto che prima o poi saranno le regole europee, che normalmente sono più permeate da una cultura liberale dei paesi norderuopei, ade ssere applicate e a costringerci a non nasconderci più dietro un dito.
≡ Gianpaolo Paglia on Agosto 3, 2007 09:05@carlo
nel consorzio des st. magdalena (santa maddalena) ogni socio ha un voto. i soci sono i vignaioli, i commercianti, i rappresentanti di ogni cooperativa, ed i singoli viticoltori che conferiscono l’uva ad uno dei commercianti o cooperative.
mi dispiace che le cooperative, come mi pare di capire dal suo post (”gestite da infermieri e ferrovieri part-time!”) non vi siano simpatiche.
io credo al cooperativismo che almeno nella mia realtà ha dato e continua a dare ottimi risultati. basta osservare un po’ i premi (sempre discutibili): un terzo va ai vignaioli, un terzo ai commercianti, un terzo alle cooperative.
bella zona, dove stà la sua zienda. quando sarò la prossima volta da mia sorella che abita nella conca d’oro tra sant’ambrogio e san giorgio cercherò di ritrovarla nel paesaggio.
scusate la parentesi che col post di partenza ha poco da fare.
≡ armin on Agosto 3, 2007 14:02Ho inserito anch’io volentieri il link sul nostro Forum
≡ Andrea Toselli on Agosto 3, 2007 14:43http://www.rexbibendi.com/forum/viewtopic.php?t=1088
Tra chi conta poco c’è sempre più voglia di trasparenza: visto che il numero degli scontenti sembra in aumento, prima o poi se ne dovrà pur tenere conto!
@Giampaolo Paglia.
≡ francesco bonfio on Agosto 3, 2007 18:19Sono amaramente d’accordo. Infatti concludevo
“dovrebbero cercare di coalizzarsi per valutare altre forme di lotta” e non certo di tipo giudiziario.
Con viva cordialità,
Francesco Bonfio