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Federica è una laurenda in Scienze della Comunicazione dell’Università di Padova e sta facendo una tesi di internet marketing sul fenomeno del vino 2.0. Tra le altre cose si è imbattuta in questo mio blog, e mi chiede delle informazioni utili alla sua tesi.

Ho pensato che, invece di scriverle una email in privato, sarebbe stato molto più nello spirito del web 2.0 provare a discutere gli argomenti in pubblico, in modo da raccogliere anche altre opionioni e punti di vista che potrebbero essere utili, a Federica, ma anche a noi. E già questa è una delle motivazioni che mi spingono a tenere un blog, il fatto che si interagisce, si scambiano informazioni, si fanno connessioni con persone. E’ l’essenza di internet, io credo.

Incollo le domande di Federica, e tento delle risposte:

1) Prima di tutto vorrei chiederti cosa ti ha spinto a creare un tuo blog nel quale, tra le altre cose, non sono presenti solo post incentrati sul vino ma anche sulla tua vita privata (come la nascita di tuo figlio), sui resoconti dei tuoi viaggi (come i giorni trascorsi negli Stati Uniti) etc.?


Credo che la scelta di aprire un blog mi derivi fondamentalmente da due fattori: il primo riguarda la mia frequentazione ad un newsgroup storico, IT.HOBBY.VINO, che mi ha insegnato a discutere in pubblico di questioni che mi interessano con altre persone che condividono le stesse passioni. Il secondo è più che altro una persona, Antonio Tombolini. Era il luglio del 2002, quando in una serata mi imbattei in quello che era chiamato “the (unofficial) forum of Esperya“. Ed era il momento più critico, quando Antonio lasciò, o meglio fu costretto a lasciare quella che per molti rappresentava l’esperimento più avanzato di commercio online italiano, per l’appunto Esperya. Capitare sul forum per caso, e rimanervi attaccato per ore, appassionato dalla passione con cui si discutevano in pubblico cose tutto sommato private, e poi diventare uno dei frequantatori abituali fu un tutt’uno. Da allora ho seguito Antonio in quasi tutte le cose che ha fatto, e quando ho visto la parola blog per la prima volta l’ho vista scritta su un post di Antonio.

Dopodiché ho capito che, 1) era facile aprire un blog, 2) era in fondo una estensione delle possibilità di comunicare, diversa nei modi ma non nello spirito dal newsgroup e dal forum 3) era divertente e, 4) stranamente a qualcuno interessava quello che avevo da dire.

Ho letto in un post di Mauro Lupi, qualche giorno fa, una frase circa l’utilità economica dei blog, che secondo molti sarebbe nulla o poco, che mi ha colpito: Sento semplicemente il bisogno di ascoltare le persone e non più semplicemente i media.

Mi sembra una definizione che spiega e riassume bene il tutto: i blogs non sono media, e non sono neanche delle brochure più o meno belle o più o meno ben fatte, come i siti. I blog sono persone.

Ed è per questo che in un blog, per me, ci sta bene anche il compleanno del figlio, o la tirata sul governo, o chissa cos’altro. Perché è il mio diario, il posto dove la mia persona ha uno spazio pubblico per parlare. E quando, come nel caso mio, la mia persona è anche un azienda, questo non può che portareun beneficio all’azienda, che smette di essere un qualcosa di impersonale e distante.

2) La creazione del blog ha portato anche a dei risultati dal punto di vista di aumenti delle vendite e del fatturato?

E’ difficile, se non impossibile, affermare che ci sia un effetto del blog sul fatturato o sulle vendite. La mia percezione è che c’e', o ci sarà un effetto positivo su come è vista l’azienda, sul fatto che ci sono e ci saranno più persone che la conoscono. E più aumenta la conoscenza di un azienda, più aumenta il suo valore. In fondo è quello a cui serve la pubblicità; far conoscere un prodotto e associarlo con una idea positiva. Lo stesso vale per un blog di una azienda.

Detto questo ci sono anche stati dei casi di vendite che io so per certo sono stati generati dal blog, ma per ora la loro incidenza non è rilevante (vero Fiorenzo?).

Un altro aspetto fondamentale è l’aumento della rete di conoscenze, dalle quali si possone generare anche interessi economici dei quali è difficile valutare a priori le potenzialità. Internet: mettere in rete le conoscenze, far incontrare le persone, generare nuove idee e nuovi progetti da questo incontro.

3) Oltre al blog e alla pubblicità con i banner hai già in mente altri progetti e iniziative legate al web o strategie di viral marketing che ti permettano cioè di sfruttare il passaparola in rete per far conoscere la tua etichetta?

Ho deciso di fare pubblicità con i banners perché mi sentivo pronto ad attrarre nuove persone grazie a nuovi progetti e nuove idee che ho in mente.  E’ inutile spendere in pubblicità per convogliare attenzione su qualcosa che non ha nulla da dire. Mi sto attrezzando per la vendita online dei vini, non tanto per il fatturato che potrà generare, che non credo elevato, tanto perché mi sembra il modo naturale con il quale un produttore di vino chiude il cerchio della comunicazione con l’appassionato. Datosi che la distribuzione di una azienda come la mia non potrà mai essere capillare, per molti la possibilità di acquistare online potrà essere verosimilmente l’unico modo di conoscere i miei vini.

Voglio inoltre cercare di rendere la vendemmia online, che l’anno scorso fu un discreto successo pur essendo molto scarna, ancora più ricca, con video e contributi vari. Mi piacerebbe riuscire ad organizzare una breve puntata in azienda di qualche blogger.

Mano a mano che gli strumenti diventano disponibili o a me conosciuti, ho l’intenzione di usarli per aumentare la conoscenza di chi siamo e cosa facciamo. L’unica vera palla al piede è la ristrettezza della banda.

Voglio inoltre incrementare la visibilità della Maremma, e cercare di portare quello che possiamo, e quello che non riusciamo a fare, all’attenzione della gente, e chissà che non ne venga fuori qualcosa di interessante.

Voglio continuare a portare la mia esperienza di comunicazione del vino all’estero, portando esempi diretti dalla strada, e non dalle veline dei comunicati stampa delle aziende o delle istituzioni. La realtà è molto più complessa e varia, ed interessante da raccontare quando si affrontano i clienti direttamente, si visitano decine di ristoranti ed enoteche, e si sente quello che la gente vera ha da dire. Ed il bello è, se glielo chiedi, come fare a migliorare, la gente te lo dice.

4) Secondo te perchè la maggior parte dei produttori e delle aziende italiane non sfrutta adeguatamente le potenzialità di internet rischiando, a lungo andare, di rimanere escluse da queste nuove dinamiche che probabilmente domineranno il nuovo modo di fare business?

Perché molti non sono abituati alla conversazione. L’unico modello di comunicazione che conoscono è quello da uno a molti, mentre la comunicazione da uno a molti e da molti a uno ha delle dinamiche completamente diverse. Se dici una cazzata, alla fine trovi sempre qualcuno che te lo fa notare. E sai qual’e’ il bello? E’ che a volte si impara di più da uno che ti fa notare di aver detto o fatto una cazzata che da centomila che ti danno sempre ragione o non ti dicono nulla. Sempre che uno sia disposto ad ammettere di non avere la verità rivelata in tasca.

Perché molti sono diffidenti ed ignoranti verso la tecnologia.

Perché molti ritengono che sia una perdita di tempo - non ci si guadagna nulla.

Perché molti pensano di non avere nulla da dire, chissà perchè?

Perché molti ritengono che sia meglio non accorciare le distanze tra il produttore e il consumatore, pena la perdita di quell’aurea di sacralità che a torto o a ragione ritengono di avere. E’ un pò la sindrome del “mi si nota di più se vengo, oppure se vengo e sto in disparte, oppure se non vengo?”.

Spero di aver messo un po di carne al fuoco per Federica. Ovvio che la cosa non si ferma qui, però ti faccio una proposta, perché non ci dici tu quello che hai trovato su internet a proposito del vino e quello che pensi sia la situazione attuale e quella futura? Ti do spazio su questo blog con una serie di posts dove descrivi l’andamento della tua tesi di Laurea, e magari anche questo fa già parte della tesi, o no?

O ancora meglio, proponiamo a Tombolini di offrirti uno spazio blog dove ci racconti la tua tesi via via che prende corpo. Anto’, dopo il panegirico che ti ho fatto è il minimo!



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12 Comments so far


  1. Consideralo cosa fatta: Federica, scrivimi, antonio@simplicissimus.it, e apriamo il tuo blog in quattro e quattr’otto.
    Già che ci sono una cosa sola nel merito: il blog non è, né può essere un “direct sales tool”. E tuttavia la sua potenza nel medio-lungo termini, nell’influenzare “indirettamente” le vendite di un’azienda è fuori discussione. Un esempio per tutti, e proprio nel vino, Stormhoek:
    http://www.gapingvoid.com/Moveable_Type/archives/002112.html

    Antonio Tombolini on Agosto 3, 2007 00:12
  2. Avevo già letto quello che dice Hugh macleod, adesso rileggendolo però mi sembra un pò criptico quando parla di market disruption. Per essere onesti mi sembra uno di quei termini di marketing che nessuno capisce veramente cosa vogliano dire, spesso neanche chi le dice.
    Mi sembra più convincente quando dice che il blog non è uno strumento come chiodi e martello, ma più come un catalizzatore.

    Gianpaolo Paglia on Agosto 3, 2007 07:49
  3. Che dire ringrazio davvero tutti per la disponibilità e l’interesse che state dimostrando..tutto questo va ben oltre le mie aspettative! La proposta che mi hai fatto Gianpaolo e che è stata subito colta da Antonio che l’ha resa attuabile mi lusinga molto…spero solo di riuscire ad essere all’altezza di tutto questo!
    Ho avuto modo di documentarmi sul caso di Stormhoek e la sua strategia di viral marketing che, da quanto dicono i dati, sembra aver fatto raddoppiare le vendite.
    Di casi interessanti ne ho trovati parecchi in rete…il fenomeno del vino 2.0 è in continua evoluzione e si sta ampliando sempre più (soprattutto negli Stati Uniti). Mi auguro di riuscire a fare una tesi che descriva il fenomeno nel modo più adeguato e completo possibile.

    ≡ Federica on Agosto 3, 2007 10:43
  4. Sarebbe molto interessante leggere l’evolversi della tesi a mezzo blog, non vedo l’ora di abbonarmi al tuo feed.
    In cula alla balena, Federica, se ti va fammi sapere quando ti laurei che un giretto al Bo’ per leggere il tuo papiro me lo faccio volentieri :)

    Fabrizio on Agosto 3, 2007 13:49
  5. Gianpaolo,
    una piccola integrazione a quanto ottimamente hai scritto.
    Alla domanda n.4 (perchè la maggior parte dei produttori e delle aziende italiane non sfrutta adeguatamente le potenzialità di Internet…) manca una risposta: anche a causa del “digital divide”, cioè l’indisponibilità di connessioni a banda larga, che colpisce soprattutto le zone rurali e, quindi, proprio le aziende agricole. Ciao.

    Giampiero alias Aristide on Agosto 3, 2007 16:50
  6. @Giampiero: lo so bene io, purtroppo. Però al tempo stesso se uno lo vuole veramente fare lo può fare, come si vede.

    Gianpaolo Paglia on Agosto 4, 2007 07:04
  7. Domanda 2) Sebbene sia difficile affermare che ci sia un effetto del blog sul fatturato o sulle vendite, il blog, se gestito in maniera corretta, aumenta le vendite. Il caso Stormhoek è un esempio del mondo vinicolo. Ti consiglierei di partire dai corporate blog propri di altri settori e cercare di capire le variabili fondamentali che hanno portato al successo. Ci sono settori che sono molto più in avanti di quello vinicolo. Parti da questi e magari studia l’applicabilità di quei modelli a quello vitivinicolo. Un azienda può far fruttare il suo blog solo se diventa corporate blog serio, per cui veicolo di business. Al giorno d’oggi il corporate blog serio è strumento di business e sempre più lo sarà in futuro.

    Fabio Vino24 on Agosto 4, 2007 13:07
  8. @Fabio. Stormhoek ha effettivamente fatto quello che ha fatto, ma mi chiedo se non si sia spinta troppo avanti ed oggi non sappia come come continuare ad alimentare quel fuoco di curiosità che aveva caratterizzato i suoi inizi. Se vai sul loro blog http://www.stormhoek.com/ ci sono tre posts dal 9 giugno ad oggi, non il massimo se uno ha un blog, a meno che non ci sia qualcosa che mi sfugge. Poi tutto il merchandising basato sui cartoons di hugh macleod, non lo so, mi sembra che stiano sparando tutte le cartucce e premendo tutti i tasti.
    Fatto sta che hanno mostrato un approccio nuovo nella comunicazione del vino. Ma quello è l’approccio loro, e non so se funzionerebbe bene trasferito ad altri. Tieni presente che il loro mercato è l’UK e i loro vini sono praticamente in grande distribuzione, quindi possono fare leva su un tipo di organizzazione distributiva che è molto diversa da aziende come la mia, per es.
    Questo solo per dire che in realtà non credo che ci sia un modo giusto per fare blog, c’e’ solo l’abilità o meno di riuscire a comunicare chi si è.
    Mi trova un po contrario il discorso del corporate blog, con l’aggiunta del serio. Non credo che mi piacerebbe frequentare, da lettore, un corporate blog serio. Mi farebbe più piacere un blog di una persona che lavora o possiede un azienda in cui ho un qualche interesse, che dicesse la sua su varie cose.
    La differenza è che, il risultato che posso sperare è questo: che tramite il mio blog, si parli della mia azienda. E non che la mia azienda parli attraverso il mio blog.
    La differenza secondo me è sostanziale, e riporta al punto focalizzante la discussione sul perché e il percome i blogs sono (o possono essere) interessanti: perché sono l’espressione di persone. Che poi queste persone siano l’AD di Sun, della Fiat o il vicino di casa è una questione accidentale per il loro successo.

    Gianpaolo Paglia on Agosto 4, 2007 21:23
  9. anche fabio di vino24 sta facendo una tesi sul vino 2.0, giusto? A che punto è? Quanto a me e al blog che tiro avanti mi trovo con le considerazioni che ha fatto giampaolo ,(ma il suo vino lo compravo già prima del blog) e come esempio mi sono ispirato ad un sacco di case study che ho trovato su business blog di schabel e israel edito in ita da il sole 24 ore. Una cosa vorrei dire: che un blog non costa per niente poco almeno in termini di ore che uno deve passarci dietro…

    Andrea Gori on Agosto 4, 2007 23:51
  10. Concordo con Gianpaolo: dietro i blog ci sono le persone. Una delle leve principali del web 2.0 è proprio la discussione e i blog sono uno dei mezzi per fare ciò. Gianpaolo dice: Spero che ‘tramite il mio blog, si parli della mia azienda. E non che la mia azienda parli attraverso il mio blog’.

    A mio avviso: per fare parlare della mia azienda tramite il mio blog devo prima saper parlare io attraverso il mio blog. Altrimenti non c’è discussione. Quindi, riassumendo in parole povere: parlare bene per far parlare di sè. Non posso lasciare che il caso faccia parlare di me nè tanto meno ’sperare’ che.

    Il problema principale è che dobbiamo capire che utilizzare il blog implica delle regole e delle strategie, naturalmente analizzando caso per caso. Se le si utilizzano correttamente, anche rischiando, è probabile che si raggiunga un risultato che va dalla gestione del proprio brand alla creazione di relazioni e quindi a un possibile successo economico in termini di una migliore gestione delle vendite (che poi è quello che in sostanza gran parte dei produttori vorrebbero). Fermo restando che tutto questo lo si può attuare con le persone che sono dietro al blog, ovvio: senza persone non c’è blog.

    Un’implicazione non indifferente e difficile da capire, a mio avviso, è questa: il blog necessità di una filosofia aziendale completamente diversa da quella tradizionale. O ci si apre o altrimenti anche il mioglior blog sarà un fallimento. Queste le parole chiave: conversare, mostrarsi in faccia, condividere (successi, fallimenti, crisi, sbagli, vittorie, …) con i propri utenti. Non mostrare solo un lato della medaglia, ma entrambi.

    Rilancio: Quanti sono i produttori oggi che ragionano in questo modo? E Stormhoek, non è stata la prima cantina a cercare di ragionare in questo modo? Ma dietro la sua azione non c’era la casualità, bensì la progettualità: c’è una bella differenza.

    PS: non ho ben capito che cosa Gianpaolo ha inteso per serio, cerco di spiegarmi meglio. Per corporate blog serio non intendevo certo dal tono serioso e formale. Anzi. Intendevo gestito in maniera corretta e non lasciato al caso. Perdonatemi il fraintendimento ;)

    BTW, la conversazione qui è ottima, solo che riassumere in poche parole concetti delicati come questi richiederebbe altra sede.

    Fabio Vino24 on Agosto 5, 2007 15:46
  11. Cara Federica, il post di Gianpaolo e gli interessanti commenti inseriti mi hanno suggerito una piccola riflessione. In fondo un blog che riesce a far vendere indirettamente, non deve far altro che seguire una regola fondamentale del buon venditore : non affrontare mai il tuo interlocutore come se dovessi vendergli quello che vuoi vendergli, parla di tutt’altro. Mi viene in mente Frank Bettger e il suo libro del venditore perfetto. Ciao, Fil.

    Filippo Ronco on Agosto 5, 2007 20:14
  12. Ho appena postato il mio primo articolo nel nuovo blog!!Grazie ancora Gianpaolo, senza di te non sarebbe stato possibile! Che dire….vi aspetto!!
    Ciao
    Federica

    Federica on Agosto 19, 2007 18:20

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