
L’Italia non e’ un paese al livello dei paesi piu’ moderni – europei o asiatici, nuove democrazie o vecchie potenze – anche perche’ i mercati sono regolamentati male – a volte troppo – quasi sempre con inefficenza.
Pagare una fattura nei tempi concordati – spesso il doppio o il triplo dei 30 giorni in uso in Europa – e’ considerato un esercizio facoltativo, di pura buona volonta’ individuale. In altri paesi, diciamo pure presso i nostri paesi concorrenti, la fattura viene considerata per quello che e’, ovvero un vero e proprio contratto, e il suo non rispetto e’ considerato grave e spesso da luogo a conseguenze che rendono difficile la vita per chi sgarra.
Nel vino, ma immagino anche in molti altri settori dove l’offerta e’ abbondante e la concorrenza vera e aggressiva, e’ un vero e proprio cancro. Posso stimare in un 30, massimo 40 % i pagatori regolari. Tutti gli altri si dividono in due categorie principali: quelli che scelgono il sistema di pagamento con Ricevuta Bancaria, e poi non la pagano (con dei costi asggiuntivi per noi) e quelli che scelgono la rimessa diretta a mezzo agente, dove la data di scadenza sulla fattura – solitamente i canonici 60 giorni – non viene neanche considerato un suggerimento, ma una sorta di fregio decorativo, ed il pagamento non infrequentemente avviene solo dopo molti mesi. Spesso dopo molte lettere (quelle della foto rappresentano bene la nostra media mensile di solleciti), qualche volta (sempe di piu’), con decreti ingiuntivi o pignoramenti, che portano la riscossione, quando questa avviene e non avviene sempre, a oltre un anno e piu’.
Ho provato a ragionare su questo fatto, e queste sono i miei punti:
- oramai siamo rimasti solo noi tra i paesi di un certo rilievo economico, ad avere un far west del genere.
- l’altissimo rischio di pagamento in alcuni settori e’ tale da impedire qualsiasi modernizzazione ed efficenza. Tutti quei business basati su piccole cifre ed alto servizio sono impossibili ad essere messi in pratica perche’ si basano sulla certezza (o quasi) del pagamento.
- gli unici beneficiari, si fa per dire, di tale fenomeno sono i nostri clienti. Ma questo e’ solo illusorio, perche’ i nostri ricarichi devono necessariamente tener presente il rischio pagamento, con il risultato che i nostri beni sono piu’cari ed e’ il consumatore a pagare un costo maggiore, e spesso un servizio pessimo. Il costo collettivo di questo fenomeno, calcolato per l’Italia, e’ sicuramente dell’ordine dei miliardi di euro che vanno letteralemente sprecati ogni anno.
- alcune aziende diventano di fatto operatori finanziari, oltre ad essere produttori di beni, essendo costrette a trattenere, senza interessi (sarebbe vietato) il pagamento delle merci. Tutto questo senza averne ne’ il titolo, ne’ le capacita’ ed in piu’ illegalmente, in quanto lo Stato tassa le rendite finanziarie ( i prestiti, o come nel nostro caso, i mancati incassi), e le riconduce solo a banche, finanziarie, istituti di credito, che hanno tra le loro finalita’ il credito. Non le aziende di produzione.
- molte aziende non possono scaricare questi oneri a loro volta sui loro fornitori, perche’ spesso si trovano ad operare acquisti su mercati controllati da grandi aziende, anche multinazionali (per es. il vetro), oppure monopolistici (energia, acqua). Stesso discorso vale, per ovvie ragioni, per i dipendenti i quali devono percepire i salari con regolarita’.
- questo sistema premia le aziende con solidita’ finanziaria tale da poter offrire, tra le condizioni di vendita, dilazioni di pagamento “a babbo morto”, compiendo cosi’ delle azioni altamente scorrette dal punto di vista etico e legale. Le piccole aziende, quelle a conduzione diretta sono le piu’ penalizzate.
- in caso di ricorso alle vie legali le procedure sono cosi’ lente, costose, e farraginose da garantire pressoche’ in modo infallibile il debitore, unendo cosi’ al danno di non vedersi pagata la fattura, la beffa delle spese legali.
- anche per questi motivi le aziende devono sempre piu’ ricorrere al credito non gia’ per compiere investimenti, ma per es. per pagare l’IVA di fatture mai riscosse.
Ragionando con colleghi, addetti ai lavori, persone di altra estrazione, la cosa che piu’ mi fa imbestialire e’ la rassegnazione con la quale li vedo accettare questo sistema, quasi che fosse il modo normale con il quale il padreterno ci ha vincolati ad operare.
A questi amici e colleghi, almeno a quelli di cui sopra, voglio gridare forte e chiaro una cosa: NON E’ VERO. Siamo rimasti solo noi in queste condizioni, e questo significa che ci portiamo una palla al piede che, se una volta nei nostri mercati chiusi e asfittici poteva in qualche modo essere tollerata e compensata in qualche modo, ormai nel mondo di oggi ci espone ad una vulnerabilita’ incredibile.
E voglio dire anche ai clienti che pensano di essere in qualche modo favoriti da questa situazione, che non e’ cosi’. In questo modo la distribuzione del vino e’ condannata a rimanere quella cosa arcaica e barocca che abbiamo oggi. Tutte quelle possibilita’ che oggi ci derivano anche dalla tecnologia sono precluse. Che tipo di investimento posso fare nel consegnare poche bottiglie per volta, se poi la fattura di 100 euro la riscuoto dopo un anno? Come posso negare il 15% di provvigione (che e’ un enormita’ che si rispalma sul costo complessivo) agli agenti se poi quelli la meta’ del tempo la passano a vendere e l’altra a cercare di riscuotere?
Ci sono rimedi, esempi che possiamo prendere per superare questo stallo? Si’, ci sono. Ne cito uno solo. Nello Stato di New York normalmente si paga il vino a 30 giorni. Chi non paga, ogni fine mese viene pubblicato in una lista speciale che viene distribuita tra gli operatori. Chi entra in questa lista NON puo’ essere servito da nessun distributore, finche’ non ha regolato i suoi conti. Ovvero, e’ illegale per i distributori, ai quali puo’ venire revocata la licenza, per tutti i distributori, servire un cliente in quella lista. Lo possono servire solo dietro pagamento in contanti alla consegna, il cosiddetto C.O.D., cash on delivery.
Molti pensano che se una legge cosi’ fosse in vigore in Italia piu’ della meta’ dei ristoranti ed enoteche chiuderebbero i battenti in un paio di mesi. Puo’ darsi che inizialmente ci sarebbe una certa ripulita, il che potrebbe anche non essere un male, ma poi a regime tutto ritornerebbe come prima, solo molto meglio, perche’ spingerebbe tutti ad essere piu’ consapevoli e responsabili nella gestione di un azienda (che sia una cantina o un ristorante), e darebbe il via libera ad un processo di modernizzazione e concorrenza vera, fatta sui servizi e non sui prestiti, tra le aziende.
Gli unici che avrebbero veramente da perderci sono i mascalzoni e i truffatori di professione, oggi protetti da un sistema allucinante di regole del recupero del credito.
Da ultimo, mi ha colpito un mese fa una chiaccherata che ho fatto con un direttore di una banca italiana a New York. Lo sapete che dello scandalo dei mutui subprime, che in Italia ha riempito le prime pagine per settimane, in USA si trova qualche accenno solo nelle pagine interne? La risposta me l’ha data il direttore. In USA una banca si rimpossessa di una casa in tre mesi, la rimette sul mercato e ci riprende il grosso dei soldi. In Italia ci vogliono in media 5 anni. Per cui, per loro che e’ una crisi da 100 miliardi di dollari, la preoccupazione e’ tutto sommato ragionevolmente bassa, tutti sanno che l’economia americana, che si fa forte di regole certe e condivise, si riprendera’. Da noi, che siamo la provincia e che probabilmente rischiamo delle cifre di due o tre ordini di grandezza inferiori, tutti hanno una paura fottuta.
≡ Category: Italietta | ≅ 29 Comments
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Ciao Gianpaolo,
scrivi delle cose sacrosante riguardo alle cattive abitudini italiane che, pero’, io veramente generalizzerei: siamo un popolo “povero” e lo dimostriamo in questo come in tante altre cose. L’altra sera andavo in auto a Malpensa: beh, nell’ultima galleria prima del terminal 1 in una piazzola sulla destra ci sono dei mucchi di sacchetti della spazzatura che qualche nostro orgoglioso connazionale ha lanciato fuori dall’auto per evitare di fare la raccolta differenziata o di tenersi in casa la spazzatura attendendo il passaggio settimanale.
Io penso che questi siano anche quelli che imbrattano i muri, che non pagano le fatture, che lasciano la merda del loro cane per la strada, che non pagano le tasse e, soprattutto, che rompono le palle piu’ di tutti gli altri quando le cose non funzionano.
Invece, sul ragionamento del tuo amico direttore di banca americano io non sono d’accordo. Io non so quali giornali legge il tuo collega, pero’ ti posso dire che la stampa internazionale e americana (per quello che leggo io) e’ molto piu’ focalizzata su questo aspetto della nostra. Siamo noi, dopotutto, che non abbiamo problemi con i mutui subprime, perche’ noi non li abbiamo fatti. Non che non abbiamo debiti, ma ce li siamo fatti con noi stessi attraverso i titoli di stato…
a presto
bacca
≡ Marco Baccaglio on ottobre 13, 2007 21:08Egregio GianPaolo
ho letto che sono 10 anni che vivi di vino, io sono 150 anni che vivo di produzioni, commercio e clienti.Le cose che Tu hai detto sono sacrosante, ma il male è vecchio come l’uomo!
≡ roberto on ottobre 14, 2007 10:13Tu scarichi il problema quasi esclusivamente sul cliente finale, ma per mia esperienza fai un errore. Il problema è ripartito su tutta la catena produttiva-commerciale. Cerco di spiegarmi con alcuni esempi. Quante aziende ci sono che direttamente Ti offrono merce e ti inviano merce (più di quella ordinata) perchè devono scontarsi la fattura in banca e crearsi liquidità dicendoti “..poi mi pagherai..? Quanti Agenti dopo una giornata di lavoro a vuoto pur di chiudere un ordine vanno dal cliente abituale e gli dicono Ti mando un ordine con R.D. poi gestisco io il pagamento, riuscendo così a “portare” a casa almeno una provvigione? Il 15% a me sembra un assurdo!Potrei fare altri mille esempi. A Londra personalmente con l’importatore Inglese vivo con la R.D., lo stesso problema che vivo in Italia, da 60gg. diventa 110-150gg. L’idea dello Stato di New York la trovo assurda per un Paese che si considera liberale.In un mercato libero deve decidere l’operatore se servire un cliente o no non può essere imposto per decreto. Potrebbero esserci mille motivi perchè un cliente ha pagato il 31° giorno e un rapporto produttore-cliente non può essere gestito dal burocrate.
Una realtà incontestabile, caro G.Paolo, è che oggi si produce più di quello che si consuma( nel vino in particolare). Il vino che fino a pochi decenni fa era un prodotto di consumo ora è, esattamente come l’abbigliamento, un prodotto moda. Cioè produce 100 per un mercato che chiede 60. Allora dobbiamo inventarci le Fiere (sono una enormità),le manifestazioni, le sfliate , i sommelier, gli abbinamenti, i chef “prodigiosi”, e tutto il resto della corte. Tutto questo cambiamento non è stato recepito dalla produzione che ancora produce come se il vino fosse un prodotto di largo consumo. Le distorsioni successive partono anche da qui. Per quanto riguarda la legge nonostante tutto io alla legge del Far West preferisco il Diritto Romano ancora studiato in tutte le Università del mondo, Stati Uniti compresi. Saluti
Ciao,
≡ Luciano on ottobre 14, 2007 10:36hai ragione Giampaolo, ma credo che le istituzioni al momento non hanno niente in progetto di simile e comunque anche loro hanno tempi storici per creare certe riforme.
Quello che dico io è perchè allora non ci organiziamo noi produttori con una lista di “cattivi pagatori” gi
à io nel mio piccolo ne avrei almeno 3 o 4 no cattivi ma proprio che non pagano, che poi tanto sono sempre i soliti una volta fregano me la volta dopo te e così via.
Ne avevo anche parlato con Filippo Ronco poteva essere inseribile su Vinix ma forse non sono riuscito a spiegarli bene la mia idea.
Te Giampaolo cosa ne pensi? e altri produttori potrebbero trovarla intessante? forse ci si potrebbe investire anche qualcosa
Luciano
@Roberto. Il problema e’ proprio quello, che ancora noi ci culliamo nell’illusione di essere la patria della civilta’ (l’America? E’ in Italia signora mia), mentre non ci siamo accorti che stiamo vivendo nel medioevo. La cosa barbara, come tu bolli la legge dello Stato di New York, fa parte delle regole del commercio, che ci sono anche da noi – lo sai che sarebbe obbligatorio far pagare gli interessi sulle fatture pagate in ritardo? – solo che in quei paesi “barbari” quando c’e’ una regola, la si fa applicare. Puoi dire lo stesso nella Patria del Diritto Romano? L’atteggiameno delle aziende che ti spediscono di piu’ di quanto ordinato, o
l’agente che ti vende a pagamento quando ti pare, sono proprio i segnali del medioevo nostro. Pensi che questo accada e sia tollerato nei paesi “barbari”? Domanda al tuo distributore inglese se i suoi fornitori o clienti non italiani hanno lo stesso sistema di pagamento che hai tu, e poi rifletti sul significato di vivere ed operare in un paese come il nostro, dove persino chi e’ abituato per formazione e per legge ad operare entro certe regole, si sente autorizzato ad approfittarsene perche’ “tanto sei italiano”.
Tu dici, ci possono essere mille motivi perche’ il cliente abbia pagato il 31mo giorno. Ecco, in una frase sola mi porti l’esempio delle ragioni del nostro sistema che non funziona: la colpa e’ sempre degli altri, e comunque esiste il perdono, anzi meglio, il condono. In USA (o nella maggior parte dei paesi civili e sviluppati), quando arrivi in ritardo al tuo colloquio di lavoro, o perdi l’aereo, o non paghi regolarmente, nessuno ti appende per i piedi ad un palo, ma giustamente ti fanno notare che sei un adulto e che sei responsabile delle tue azioni, e delle loro conseguenze, perche’ le tue mancanze od omissioni non possono scaricarsi su terze persone incolpevoli. Anche se sei stato particolarmente sfortunato.
Non so se si capisce, ma quello che sto cercando di dire e’ che se non paga chi ha sbagliato (per es. colui che non paga la fattura), allora paghera’ le conseguenze un altro. Di solito in Italia l’altro e’ il consumatore. Il consumatore paga per tutti i comportamenti disonesti, per tutte le inefficenze, per tutti quelli che non fatto fronte alle loro responsabilita’. Come tutto questo lo si possa ricondurre ad un fatto di civilta’ mi e’ incomprensibile. E scommetto che i nostri antenati che scrissero il diritto romano lo comprenderebbero anche meno.
≡ Gianpaolo Paglia on ottobre 14, 2007 15:14Caro Gianpaolo,
≡ Carlononfarlo on ottobre 14, 2007 15:24condivido la tua critica e credo sia bene parlarne in modo aperto e chiaro come fai.
E’ vero che siamo in un mercato dalle “maniere” antiche inserito in un contesto moderno e veramente globale.
La realtà è che se ognuno facesse con coscienza quanto deve in relazione al proprio ruolo, eviterebbe a tutti, e poi anche a se stesso, di perdere tempo e aumentare stupidamente i costi di un sistema già di per se complesso e difficile.
Forse noi produttori dovremmo avere più coraggio e imparare a far rispettare il proprio lavoro.
C.
Luciano, la circolazione delle informazioni su chi non e’ corretto e’ prassi piu’ o meno corrente. Ed in genere il rappresentante sa bene chi paga e chi no, a meno di casi clamorosi di fallimenti improvvisi ed imprevedibili.
≡ Gianpaolo Paglia on ottobre 14, 2007 15:29Fare una cosa di dominio pubblico, una specie di lista, credo che andrebbe contro come minimo ad una mezza dozzina di leggi, e poi non sarebbe utile piu’ di tanto.
Siccome il commercio vive di regole, e anche in Italia ci sarebbero, bisognerebbe:
1) far applicare le regole che esistono
2) avere regole semplici che consentano un recupero del credito veloce, non costoso, e meno garantista verso i delinquenti. Non ci vuole mica la galera per debiti, come ai tempi di Dickens, ma delle sanzioni amministrative efficaci ed attuabili velocemente. Sono le camere di commercio che dovrebbero attivare una specie di bollettino dei protesti, comminando sanzioni a chi non paga e a chi fornisce chi non paga. Non pagare non e’ un diritto, provoca un danno all’intera societa’, ma non tutti gli operatori economici sembrano voler fare qualcosa. Qualcuno per rassegnazione, altri perche’ sperano di arginare la loro poca competitivita’ dal punto di vista dei beni o servizi che vendono tramite la leva finanziaria, mediante un uso illecito della stessa (le aziende non possono prestare soldi, per i pagamenti dilazionati esistono le cambiali, tassate dallo Stato, o gli istituti di credito).
Forse hai ragione Giampaolo ma anche non pagare le fatture infrange delle leggi, comunque sai questa come si chiama dalle nostre parti, legge del Menga che dice chi l’ha in c… ce lo tenga!
≡ Luciano on ottobre 14, 2007 15:53Buona domenica Luciano
Gian Paolo
scusa la mia ingenuità ma se un cliente che ti paga il 31° giorno e Tu lo metti nella lista dei cattivi pagatori(come fanno a NY) , paga il Tuo concorrente con puntualità o addiritura in anticipo perchè gli fa un prezzo eccezionale, quale giudice decide il torto o la ragione? La nostra situazione di Paese è una situazione di degrado e di declino ma io al Far West preferisco la lungimiranza del Diritto Romano, il degrado e gli omuncoli della politica attuale sono un’altra cosa!
≡ roberto on ottobre 14, 2007 19:24@Roberto. Si tratta di stabilire delle regole, e poi di farle rispettare. Non mi sembra tanto complicato come concetto. Nel “far west” questo succede, nella patria del Diritto Romano, no. Vedi un po’ tu dove preferisci stare, io non ho dubbi.
≡ Gianpaolo Paglia on ottobre 14, 2007 19:47@ il concetto di “far west” mi ricorda la legge del più forte, la legge che regna qui ha il grilletto facile, ecc. che centra questo col rispetto delle regole di cui tutti gli operatori sono a conoscenza?
il diritto romano è ecezzionale, però deve venire anche applicato, se no resta un testo sterile.
di pagamenti troppo dilatati (ma mai così come quelli di cui racconta gianpaolo) mi raccontano anche i miei amici germanici, lì però il pignoramento è molto più facile e veloce per cui già per questo motivo i clienti non lo vogliono rischiare.
cordialmente
≡ armin on ottobre 14, 2007 20:46armin
Arrivo un po’ tardi su questo bel topic, ma alla fine devo dire la mia: naturalmente forniro’ una ricetta spiattabile secondo il mio punto di vista; si tratta di questo: siccome le liste di proscrizione sono illegali, siccome Lorsignori hanno altro da pensare piuttosto che metter su un sistema giudiziario funzionante, si potrebbe cominciare con l’aumento dello sconto per chi paga anticipato o alla consegna. Lo dico perche’ ho appena ricevuto una consegna per la quale ho pagato con questo sistema, e l’azienda m’ha scontato… il 3%. Ma porc! E nemmeno sono genovesi! Dai, fateci un bel 10%, hai visto mai che la pila della corrispondenza cala?
≡ Fiorenzo on ottobre 16, 2007 11:07Per la serie “commenti pro domo mea”. Vabbe’ dai, perdonami.
Lo sai Fiorenzo che successe a quell’azienda che penso di incentivare il passaggioi da RIBA a RID, per avere più regolarità negli incassi, con un bel 5% di sconto, come se fosse un anticipato? Successe che accettarono solo quei clienti che già pagavano le RIBA regolarmente, risultando il tutto in una perdita secca del 5% e nessun miglioramento sull’esposizione creditizia dell’azienda vinicola.
Davvero, dimmi che ne pensi.
≡ Gianpaolo Paglia on ottobre 16, 2007 14:01Questo per dire che se offrissi il 10 % di sconto per pagamento anticipato (il 10 % per incassare i miei soldi 60 gg prima? ammazza che tasso da cravattari…), accetterebbero comunque solo i clienti “sani”, ovvero quelli che pagano comunque alla scadenza, e non risolverei nulla.
E’ vero che le liste di prescrizione clandestine o semipubbliche, o comunque fatte in casa e rese pubbliche configurerebbero un reato. Ma se fosse un ente di diritto pubblico, con il supporto legislativo, come la CCIAA, allora sarebbe diverso, non trovi?
Onestamente, tu da enotecario, se sapessi che da un certo punto in poi la legge non ti consente di uscire fuori dal seminato, che pensi che succederebbe?
Io ho l’impressione che succederebbe quello che è successo con la legge sul fumo, che non c’entra nulla con il nostro discorso, però se vi ricordate tutti, ma proprio tutti, per mesi e mesi ce la fecero lunga sull’impossibilità di applicarla, sui disastri che avrebbe creato, ecc. Che è successo invece? E’ successo che non è successo nulla, la gente si è organizzata e tutti sono più contenti, tranne qualche isolato caso.
Se dal 31 dicembre si iniziasse con una musica nuova in amministrazione, dando magari inizialmente alle aziende la possibilità di ricorrere al credito in maniera più agevole, creando dei plafond specifici per la transizione, ecc., non credi che alla fine tutti beneficerebbero di un mercato più sano e trasparente, anche gli enotecari “seri” e “rispettabili” come la tua spettabile ditta?
Sono d’accordissimo con Gianpaolo, il cancro delle fatture non pagate riguarda tutti e spesso rende vani i risultati di un anno di lavoro o più. Tu fai tutto bene, il tuo prodotto ha successo, lo vendi, lo fatturi, paghi i fornitori, paghi i dipendenti, paghi l’iva e poi vedi solo un terzo dei soldi. Tu vai in malora e il furbo che non ti paga va bene. Che libero mercato è quello che lascia soffrire le aziende migliori e oneste??
Io lavoro anche con gli USA, loro pagano subito o quasi, è normale per esempio fare 50% subito e 50% dopo 30 giorni, anche questa semplice regola informale tutela uno e tutela l’altro, o quantomeno ci si assume in due il rischio da un lato dell’insolvenza e dall’altro della cattiva fornitura.
≡ massj on ottobre 16, 2007 16:04il problema dei debitori e come quello delle puttane.E’ il mestiere più antico del mondo nato con l’uomo e nessuno la mai risolto.L’impresa si chiama tale perchè è anche questi problemi altrimenti si chiamerebbe passeggiata
≡ roberto on ottobre 16, 2007 16:37che dire Roberto, di fronte a si’ raffinata analisi della vita e dell’economia? Si vede che e’ 150 anni che sei nell’agone e a te non ti frega piu’ nessuno.
≡ Gianpaolo Paglia on ottobre 16, 2007 17:51Per tutti gli altri normali, un po fessi diciamolo pure, come me, che hanno poca dimestichezza con gli argomenti da te citati, si spererebbe in quell’insieme di norme che regolano il consesso civile e che di solito vengono chiamate leggi. Ci sono alcuni tentativi nel mondo dove queste vengono applicate, ma certo qui da noi, patria del Diritto Romano virilmente ce ne fottiamo.
Ho capito, c’ho provato ma non e’ passata. Evabbe’, niente sconto del dieci, “bel tentativo”, come si dice. Una cosa e’ certa: nel mondo ideale che descrivi tu (cito) “alla fine tutti beneficerebbero di un mercato più sano e trasparente”: ma certo, e’ incontrovertibile; io, solamente, non ho la tua invidiabile fiducia sulle sorti progressive eccetera; tu hai fatto l’esempio del divieto di fumo; io potrei farti un esempio che mi sta a cuore: il casco obbligatorio; quando venne introdotto, nel 1987, accompagnarono la norma con una sanzione draconiana, tipo trecentomila lire di allora; nessun ragazzino si sarebbe mai arrischiato un multone del genere, e dall’oggi al domani, qui, ci trovammo tutti a mettere l’odiato scodellone. Eppure, pure oggi se fai un giro in alcune zone del belpaese, il casco permane obbligatorio solo per modo di dire. Io non so cosa sia, una malattia nazionale forse, ma la Norma scritta con la maiuscola, quella sacra, io credo che non la vedremo mai dalle nostre parti. Deve essere come dici tu, noi “virilmente ce ne fottiamo”. Ah, piccola postilla: le fatture le emetto pure io. Con quel che ne consegue, per me.
≡ Fiorenzo on ottobre 16, 2007 19:22Quello che dice Gianpaolo è sacrosanto. Se la civiltà è arrivata dove è arrivata è anche merito delle persone che si sono opposte a determinate situazioni.
Prendete ad esempio la Sicilia ed il suo problema del pizzo. Gli imprenditori, raggiunto un livello di saturazione, si stanno ribellando a quello che per anni è stata una delle principali entrate della mafia. La proposta (accettata) è stata una norma che prevede l’espulsione da Confindustria per chi paga il pizzo. Risultato? Intimidazioni a chi ha promosso l’idea.
Prova che ha messo veramente paura a qualcuno.
Qui trovate un articolo sull’argomento.
Il non pagamento delle fatture è un comportamento assai sleale che va combattuto come il pizzo, come il fumo in ambienti per non fumatori e come il non mettersi il casco in motorino. Forse non risolveremo tutti i nostri problemi nell’arco di una generazione ma mi sento sicuro di dire che abbiamo l’obbligo di tenere il timone in quella direzione. Se ci arrendiamo in continuazione a tutto quello che ci può succedere allora non andremo mai da nessuna parte.
Ben vengano le proposte di Gianpaolo.
≡ Giovanni on ottobre 16, 2007 21:02scusate è saltato il link. Ecco l’articolo
≡ Giovanni on ottobre 16, 2007 21:07A tutti gli sfiduciati bisogna far capire una cosa: siamo rimasti solo noi in questa situazione.
E’ così. Paesi come la Lituania, la Polonia, per non dire gli USA o UK, sono più avanti di noi in questo senso. Per non parlare della Spagna, che ormai viaggia a cento all’ora più di noi.
Prima si poteva dire: “e che vuoi farci, siamo fatti così”. Oggi questo è un lusso che un paese che vuole lottare per rimanere a galla nel mondo, e l’Italia fà fatica per mille motivi, non lo può più fare. Punto. Non ci sono altre cose da dire, non ce lo possiamo permettere.
≡ Gianpaolo Paglia on ottobre 16, 2007 21:45Arrivo ancora più tardi degli altri.
≡ Filippo Ronco on ottobre 17, 2007 00:32Io ho scelto la linea dura, almeno con chi si comporta scorrettamente. Devi pagare a 60 e devo farti 10 solleciti e lettera dell’avvocato per prenderli a 120 ? Non c’è problema, la prossima volta, se c’è, o mi paghi in anticipo o ti cerchi un altro fornitore. Ovvio, devi avere in mano una certa forza contrattuale. Comunque sono d’accordo con Gianpaolo, se tutti pagassero quando devono pagare saremmo tutti più contenti, non è possibile che un’azienda si arricchisca in pronti contro termine o altro con i miei soldi mentre io aspetto, aspetto, aspetto. Non esiste, non sta né in cielo né in terrà, tanto più se sei uno che le fatture è abituato a pagarle “a vista” e ogni trimestre suda freddo perché deve anticipare con i suoi soldi un sacco di crediti non ancora coperti. No, no, linea dura e vaffa…
Gentile Sig. Paglia,
sono un ristoratore di Milano e tutto quello che dice è condivisibile.
Ma sono stufo che voi produttori di vino gettiate la croce sugli altri.
Un po’ di autocritica (il voi è inteso come produttori di vino) vi farebbe bene, molto bene.
Quanto aumenta il prezzo del vino ogni anno, più o meno del tasso di inflazione?
Quanto costava il suo vino prima e dopo l’avvento dell’Euro?
Avete mai provato ad interrogarvi sul vostro sistema logistico-distributivo? All’estero se chiedi 6 bottiglie te le danno, in Italia vige il minimo d’ordine con il risulatato di avere cantine starpiene e costi di immobilizzo elevato.
E che dire della vostra politica di prezzo, per cui lo stesso vino al supermercato posso trovarlo ad un prezzo inferiore a quello che io lo pago?
Se vuole risolvere il problema c’è un sistema molto facile: obblighi al pagamento alla consegna, alcuni suoi colleghi lo fanno, lo faccia anche lei, questo è il modo che ha per ribellarsi alla situazione. Così facendo fa di sicuro la selezione tanto desiderata, se poi si dimezza il fatturato pazienza, i principi non hanno prezzo.
E se il canale Ho.Re.Ca vi da tanti problemi, date tutto alla grande distribuzione, che così le scadenze e il prezzo ve lo fanno loro.
Ah, dimenticavo, voi avete anche il mercato estero, finchè dura, purtroppo noi ristoratori no.
I problemi stanno a monte: se un ristoratore la paga in ritardo non è perchè fa il furbo ma perchè il settore è in grande crisi come è in crisi il sistema Paese.
Del resto non si dimentichi mai che come cittadino e imprenditore vengo bastonato di tasse anche per tenere in piedi sovvenzioni, legislazioni e tassazoni particolari per cooperative e aziende agricole che operano nel suo mondo.
Incominciate a rinunciare ai vostri privilegi, poi, del resto, ne riparliamo.
Nulla di personale nel mio “sfogo”
Cordialità.
≡ Diego on ottobre 17, 2007 17:25Sig. Diego, la ringrazio per aver detto la sua sull’argomento, sarebbe utile che ci fosse un dialogo, anche duro e franco, come ha fatto lei, ma che almeno le cose si dicano.
≡ Gianpaolo Paglia on ottobre 17, 2007 20:09Io non metto in discussione tutte le cose che lei ha detto, anche se mi permettera’ di non condividere le generalizzazioni, che non valgono per tutti i produttori di vino ne’ per tutti i ristoratori.
Mi soffermo su una affermazione giustissima: “Avete mai provato ad interrogarvi sul vostro sistema logistico-distributivo? All’estero se chiedi 6 bottiglie te le danno, in Italia vige il minimo d’ordine con il risulatato di avere cantine starpiene e costi di immobilizzo elevato.”
Giusto, ma lei pensa che in quei paesi dove quello succede ci vogliano come minimo 6 mesi per riscuotere quelle 6 bottiglie, dopo lettere, telefonate, ecc.? E’ proprio quello che sto cercando di dire, se vogliamo modernizzare il sistema e dare servizi migliori non si puo’ continuare cosi’. Se io le offro un servizio che mi rende 10 euro io glielo posso fornire solo se sono sicuro al 100 % di poter riscuotere dopo un mese, massimo due. E a me piacerebbe farlo, ci sono le tecnologie, le idee, la gente che probabilmente sarebbe pronta a trovare strade innovative e moderne, che consentirebbero a lei di non fare immobilizzi di capitale ed avere un servizio moderno, che consentirebbero ai rappresentanti di non fare i recuperatori di credito ma dei consulenti al servzio vostro e nostro, e a noi di offrire un servizio capace di fare contenti i clienti. Ma ogni volta che studio un idea, mi devo bloccare e rinunciare, perche’ non puo’ essere sostenibile nel modo completamente fuori dalle regole che e’ in uso oggi in Italia.
I problemi della ristorazione esistono, ma la strada per risolverli non si trova nell’avvitarsi dentro logiche primitive (tipo, non pago il fornitore). Forse che in tutti o quasi i paesi del mondo, dove non pagare con regolarita’ non e’ un opzione disponibile, i ristoratori sono piu’ fortunati che in Italia?
Io credo che se il sistema fosse sano, trasparente e civilmente regolamentato ne avrebbero da beneficiare tutti, e si sposterebbe l’attenzione piu’ sulla qualita’ del servizio e del prodotto, invece che sul “tanto ti pago quando mi pare”.
Da ultimo, visto che me lo chiede, nel 1999 io vendevo il mio Morellino Bellamarsilia a 8500 lire + Iva. Oggi, dopo quasi 8 anni, lo vendo a euro 5,40 + Iva., cioe’ 10455 lire il che significa 23 % in piu’. In otto anni.
Visto che siamo in confidenze, qual’era il conto medio nel suo ristorante 8 anni fa e qual’e’ oggi?
“che dire Roberto, di fronte a si’ raffinata analisi della vita e dell’economia?” Egregio Paglia io un pò di cultura credo di averla (sono un semplice diplomato perito chimico con la passione per la lettura, il mio unico svago)ma o anche molto “calpestato il marciapiede” che non guasta. Mi perdoni o lei è un ingenuo (cosa che faccio fatica a pensare)o crede che gli altri siano dei sprovveduti.Il Ristoratore Diego con 4 parole ha spiegato tanto. Saluti
≡ roberto on ottobre 18, 2007 08:34Forse ci si dimentica che sono un commerciante e che quindi, in quanto ultimo anello della catena distributiva, subisco io tutte le inefficienze e i costi a monte visto che si trasmettono appunto da monte a valle e non viceversa. Posso erogare un servizio migliore solo se mi viene fornito un servizio migliore.
Mi piacerebbe che i produttori di vino, come lei, si battessero con me e non contro di me (inteso come categoria, quella parte che opera in maniera direi tutto sommato seria, ovvio): perchè quando il mio settore verrà spazzato via (tra poco) le posso assicurare che i primi a piangere lacrime amare sarete proprio voi.
Battersi vuol dire andare contro questo sistema Paese e per il suo settore, magari, vuol dire rinunciare allo status di cooperativa e/o azienda agricola con tutti i vanatggi fiscali, le sovvenzioni, i protezionismi del caso, divenire società di capitale come è giusto che sia e quindi non scaricare sulle mie tasse i vostri privilegi.
Sono sicuro che lei sia disposto a rinunciravi per il bene comune (così come io sono disposto a rinunciare ad altre cose), ma i suoi colleghi di settore esperti nel “chiagni e fotti”?
P.S.:
1) innanzitutto tengo a precisare che pur non conoscendola di persona (il vino invece si), ha tutta la mia stima per la passione e la serietà del blog.
Nei prossimi mesi sulla scorta della mia carta dei vini vorrei creare una vetrina e-commerce e un blog dove spero, possa dare il suo contributo se gli argomenti saranno stimolanti
2) 8 anni fa non ero direttamente sulla scena qundi non posso fare raffronti sui prezzi.
Saluti.
≡ Diego on ottobre 18, 2007 09:59Grazie per la civiltà della risposta Diego. Le assicuro che sono il primo ad essere preoccupato se i ristoranti non se la passano bene, ed è per questo che cerco di intavolare una discussione spero aperta e priva di ipocrisie, anche a rischio di accusati di ingenuità. Provo a tradurre: ingenuità in questo paese è pretendere che vengano rispettate le regole che ci siamo dati. Negli altri paesi è normale, da noi è ingenuo. Da lì possiamo misurare la distanza della civiltà tra noi e loro.
Io non sono una cooperativa, ma sono imprenditore agricolo. Noi imprenditori agricoli, quando non facciamo attività commerciale, siamo tassati sulle rendite agrarie, e non sul reddito derivante da impresa agricola. D’altra parte non c’e’ stato mai in questo paese una spinta forte (o debole se è per questo) perché il settore agricolo, che spesso se l’è passata maluccio, diventasse un sistema aperto alla concorrenza. Se lei ha letto qualche volta questo blog avrà visto che io sono tra i pochi ad essere favorevole ad ogni abolizione di contributi e al contempo di ogni misura di controllo della libertà d’impresa. Cosa dalla quale siamo lungi dall’essere per continuare a controllare la riserva protetta di milioni di agricoltori che sono anche milioni di votanti. Lì la lotta è lunga e non mi pare che ci sia da nessuna parte la volontà fi farla. Si tratta di cambiare le regole. Ma questo, mi scusi se ci ritorno sopra, in nessun modo dà l’autorizzazione al non rispetto delle regole esistenti.
Lo ripeto a lei che mi sembra disposto ad ascoltare, l’unico modo per modernizzare il settore è quello di dare delle regole certe che consentano a chi ha voglia e intelligenza di cogliere opportunità – perché ve ne sono di cose con ampi margini di miglioramento – di farlo. Il nostro sistema adesso è quello del tirare a campare, non mi sembra una grande strategia.
Se lei si impegnasse a pagare con certezza i 60 euro delle mie 6 bottiglie, io potrei pensare di cogliere al volo l’opportunità di portargliele, offrendo a lei un servizio che mi darebbe un vantaggio sui miei concorrenti. Ma se poi lei alla fine delle mese non mi paga i 60 euro, e i suoi colleghi anche, tutto il progetto crolla, perché i servizi avanzati possono funzionare solo con margini piccoli ma certi.
Lo sa che dovremmo fare? Creare un progetto dal nome “60giorni”, in cui un gruppo di aziende si mettono insieme per dare servizi all’avanguardia, come quelli che noi sognamo e che altrove sono realtà, e i clienti si impegnano in modo concreto (con l’intervento di garanzie) a pagare i servizi resi in modo impeccabile.
≡ Gianpaolo Paglia on ottobre 18, 2007 11:11Che ne pensa lei?
Espongo invece la mia proposta, che, peraltro, accennai anche al suo collega Domenico Clerico.
≡ Diego on ottobre 18, 2007 12:22Se all’interno della stessa zona vinicola (ad esempio la sua, la Maremma) ci sono 3 aziende (magari complementari da un punto di vista dei prodotti offerti) che vogliono dare un servizio migliore (poche bottiglie per ordine), perché non integrare la loro logistica? Ci vuole un piccolo magazzino (magari quello di una delle aziende) che faccia da “buffer” dove ognuno porta i propri prodotti e da dove attinga il trasportatore che così satura il mezzo di trasporto con ordini misti di aziende diverse non perchè l’ha deciso lui ma su vostro preciso input: in questo modo gli onerosissimi costi di trasporto verrebbero abbattuti perchè il costo di una singola consegna per area geografica verrebbe spalmato su più produttori e nel contempo si darebbe il servizio della famose 6 bottiglie.
Oltretutto la contrattazione con il trasporatore si sopsterebbe da un piano individuale ad uno collettivo con tutti i benefici che ne conseguono.
Pensi poi ai potenziali benefici economici e di servizio se tutte le aziende del comprensorio aderissero al progetto…
E a quel punto, chi è moroso nei pagamenti, esce dal giro nel senso, che non usufruisce più del servizio.
Detto così magari appare molto semplicistico e non lo è, ma un’idea del genere (applicare modelli gestionali “moderni” anche alle aziende del vino sfruttando anche le tecnologie come Internet) non può quanto meno essere oggetto di analisi da parte di un Consorzio che faccia qualcosa di più utile che organizzare feste paesane?
Sono stato consulente aziendale, se avete bisogno di una mano per uno studio di fattibilità…
Diego, e’ quasi un anno e mezzo che rumino nella testa quello che lei dice.
≡ Gianpaolo Paglia on ottobre 18, 2007 13:061)Un magazzino unico
2) Una logistica unica
3) un amministrazione unica. Bisogna fare una societa’ consortile per poter fatturare insieme, ma si puo’ fare.
4) una rete agenti che “dispone” del magazzino come risorsa dalla quale puo’ attingere anche vini che non rappresenta ma che non sono rappresentati nella sua area.
5) una gestione completamente informatizzata e con uso di terminali portatili per gli agenti
6) mi spingo persino piu’ in la’. Un insieme di aziende che abbia prodotti complementari, ma anche concorrenti. Non posso essere io ad imporre al cliente la scelta, deve essere lui a scegliere me o un altro produttore di morellino sulla base della qualita’, costo, ecc.
Mettiamoci in gioco, ma veramente, sulla qualita’ del servizio e del prodotto. Come avviene in altri mercati piu’ evoluti. Sara’ l’azienda che dovra’ convincere con i suoi buoni argomenti il cliente a comprare i suoi prodotti. A quel punto io non ho bisogno di un mio agente, ma di un mio consulente e rappresentante che venga da lei e la convinca a provare il mio prodotto, e non a passare per l’incasso la quarta volta (non a lei in particolare, ovviamente).
Tutto questo richiederebbe una giusta dose di coraggio e anche di follia, pero’ anche da parte dei clienti. Lo ripeto all’infinito, servizi avanzati = margini piccoli ma certi e grandi numeri fatti di piccole somme. Ma il prerequisito deve essere la certezza dell’incasso, altrimenti dura un mese.
Io ci penso, anzi e’ da un po’ che ci penso.
In trenta giorni il vino non si vende, a volte neanche in 60, capita che neanche in 120. Le carte dei ristoranti italiani medio alti, in generale, sono tra le più vaste del mondo. Le scorte nelle cantine spesso sono un mostro, che divorano il locale stesso. Non è facile trovare una soluzione adattabile all’andazzo italiano (volemose bene). Il problema è che l’intero sistema dovrebbe frullare meglio. Come non so. Visto che tra le attività quella della ristorazione un pò si salva. Vedi altri settori come l’abbigliamento che dovrebbe essere il fiore all’occhiello, in realtà è una cambogia fatta di assegni posdatati, fallimenti continui e usurai. Credo che andrebbe focalizzato il problema a monte, non con soluzioni drastiche, ma con progetti istituzionali, tanto la realtà non si può cambiare in breve, è quella che è. Il problema come sempre è a monte. So che non può interessare, ma migliorare le scuole alberghiere per esempio, farle diventare fucine di futuri professionisti. Spesso nella fascia più bassa dei ristoranti, che è la maggiore, troviamo ex idraulici,ex impiegati ecc., che non sanno neanche cosa è il FOOD COST. Organizzare educazione enogastronomica quindi, migliorare le iniziative anche didatticamente. Produttori e anche buoni ristoratori, andate nelle scuole, divulgate e insegnate.
≡ Nicola Alocci on ottobre 19, 2007 02:36Ma quali cantine aperte, che ha volte in Italia non ti offrono neanche un bicchiere di acqua, oppure mai vengono prese in considerazione(anche da parte dei ristoratori) partite di vino ossidate o che sanno di tappo, e la gente beve brodo di castagna. Siamo sempre a come dici tu è all’Italietta che deve crescere. Parafasandro Gaber “…. io non mi sento italiano ma per fortuna purtroppo lo sono…”
Nicola Alocci.
Ciao Gianpaolo
≡ Umberto Amato on ottobre 20, 2007 16:19Arrivo a discussione inoltrata, ma vorrei dire la mia, anche se probabilmente, un pò controcorrente.
Ho deciso per il 2008 di pagare i vini all’ordine, ma non per usufruire di quel 3% che comunque stà meglio in tasca mia che di altri, ma con l’intenzione di evitare tutta una serie di problemi legati alle RiBa.
Noi ristoratori abbiamo moltissime cose da fare, le poste a volta mettono del proprio, così come anche le banche, ma ti assicuro che non è piacevole, magari durante la stagione invernale, veder arrivare solleciti di pagamenti non avvenuti ricaricati delle spese di insoluto.
Ho provato con la rimessa diretta tramite l’agente……peggio il rimedio del male, l’agente non passa per mesi e scatta la trappola; bonifico tramite home banking, a volte funziona a volte no, proprio quest’anno ho dovuto interrompere un rapporto che durava da tranta anni con un grosso fornitore di prodotti per la pulizia, in quanto nonostante io fossi creditore di 350 euro nei loro confronti, al loro sistema informatico non in linea con quello bancario, io risultavo insolvente di ben due fatture (regolarmente pagate nei tempi stabiliti)e quindi automaticamente il sistema non inoltrava la mia richiesta lasciandomi senza la fornitura di cui avevo assolutamente bisogno.
Tieni presente che il problema, se pur molto evidente nel tuo settore, vale anche per gli altri, ristoratori compresi: ho avuto modo di lavorare per grandi agenzie di servizi che si occupano di eventi e ti assicuro che il saldo di una fattura emessa il 13 giugno mi è stata pagata ad ottobre!!
Al sig. Alocci rispondo che in un ristorante ci sono molte cose che non vendi in un giorno, però la devi pagare all’acquisto; se decidi di avere una carta importante devi anche decidere di investire e non solo nei vini, ma anche nella struttura di vendita e di stoccaggio…… ma quale volemose bene, ma quali partite che sanno di ossidato o di tappo, non capisco con quali fornitori il signore è abituato a trattare, i miei clienti il brodo di castagne non lo bevono perchè io ed i miei collaboratori prima di fare un acquisto valutiamo il prodotto e chi lo fornisce ed obbiettivamente quando è capitato qualche disguido abbiamo sempre avuto riscontro soddisfacente dall’azienda fornitrice.