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Senza neanche prendere fiato, ho volato direttamente da New York a Bolzano, con cambio a Roma. Tanto per cambiare le valigie sono rimaste a Roma fino alla sera, obbligandomi così a presentarmi alla fiera nello stato tipico di colui che ha fatto 10 ore di aereo e non si è potuto cambiare i vestiti, fare la barba, la doccia ecc. Viva l’Alitalia (che sia condannato al girone degli astemi se riprendo un volo Alitalia ancora, almeno se posso scegliere).

Poggio Argentiera era stata più che degnamente rappresentata da Daniele, cantinire/agronomo dell’azienda, però non volevo mancare anche io all’appuntamento. Per di più eravamo ufficialmente l’unica azienda del Morellino (anche se altri morellini erano presentati dalle ormai numerose cantine con succursale in Maremma), quindi…un pò di orgoglio nel portare la bandiera.

Come già da qualche anno eravamo nella sala della rotonda, praticamente il grande pianerottolone che porta dal primo piano su fino alla logge e alle altre stanze. A gomito nostro avevamo niente ppdimc Biondi Santi (Il Greppo, non Jacopo) e Sette Ponti. Interessantemente entrambe queste aziende sono produttrici di Morellino, anche se non lo avevano tra i vini selezionati. Infatti, come forse si saprà, è l’organizzazione del festival che una volta degustati i tuoi vini ti dice quali portare. Nel caso nostro erano il Capatosta 2005 e il Maremmante 2006. In molti casi le aziende hanno portato oltre ai vini selezionati, un po quello che gli pareva. Noi, ligi al dovere, no. La prossima volta anche io faccio come gli altri.

Com’era il festival? Devo dire che gli sforzi degli organizzatori si sono moltiplicati negli ultimi anni, con un sacco di iniziative parallele e complementari (Bio&Dinamica, VinoCulti, Spiriti Notturni, e decine di altre). L’offerta è quindi molto ampia, e probabilmente l’interesse del pubblico gourmet piano piano sarà più spostato su queste “chicche” che sui vini stessi. Infatti la parte più propriamente vinicola, quella che si svolge alla Kurhaus per capirci, sembra un pochino stanca. Forse perché ormai gli spazi, bellissimi, sono un po’ angusti e specialmente per certe sale, bisogna fare la file una volta entrati (abbastanza antipatici e inutilmenti rudi mi sono sembrati gli addetti alla sicurezza, con l’immancabile pizzetto e interfono, occhiale nero no perché sono all’interno, peccato…). La sensazione di eclusività permane, grazie alla selezione delle aziende su un numero certamente molto maggiore di richieste, però mi sembra che alla gente importi sempre meno il glamour, e sempre più la sostanza. Fatico a capire l’atteggiamento della Tenuta San Guido, proprio nella stessa stanza nostra, che apriva una bottiglia di Sassicaia ogni due ore, con disappunto di chi veniva dopo che era finita e doveva armarsi di cronografo per ripassare alla prossima stappatura. Ancora peggio il Lunedì, dove non si sono neanche presentati, con buona pace dell’organizzazione che aveva, giustamente a mio parere, messo in evidenza che le aziende non avrebbero dovuto lasciare le postazioni prima della chiusura, alle ore 17.

Se c’e’ qualcosa che questi anni ci avrebbero dovuto insegnare, è proprio il rispetto dovuto al consumatore, il quale ci permette di mandare avanti le nostre aziende, in alcuni casi anche con successo. E sono proprio i grandi che dovrebbero dimostrarsi tali in questi frangenti. Da un punto di vista del marketing credo che i celebri produttori del Sassicaia si siano arrecati più danno che lustro a seguito di questa partecipazione al Wein Festival.

Non mi sto a soffermare sulle tante persone incontrate, sopratutto colleghi, della cena all’Hidalgo (buona ma non entusiasmante, accompagnati da parimenti buoni ma non entusiamanti Pinot Nero Riserva 2004 Nydermaier e un sovraestratto Lagrein di cui mi sfugge il nome) con i simpatici ragazzi della Tenuta di Petrolo e di Querciabella (che ha vigne confinanti con le mie in Maremma e che sta cominciando ad uscire con dei vini della serie “Querciabella in Maremma”).

In fin dei conti una buona occasione sociale, per il resto non lo so. Sarà che ero stanco io, ma l’impressione è che ci fosse poco entusiasmo. Che sia una formula che ormai ha già dato il massimo di sé?

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≡ Category: Vino |




6 Comments so far


  1. Il problema è sempre il solito di tante altre manifestazioni analoghe: cosa si pone di essere il Festival di Merano. Una fiera? Direi di no perché così fosse il pubblico, operatori business to business, non potrebbe essere altrettanto numeroso e quindi non si potebbe fare leva su di una supposta grandeur. Una manifestazione del territorio? No, perchè non si limita al solo Alto Adige. Quindi a chi serve il festival? Ai produttori? Ai consumatori? Secondo me a nessuno, a parte la città di Merano.
    E’ il frutto di un compromesso, di una non scelta volendo fare di tutto di più. Ma così è diffcile vedere degli sviluppi per il futuro e ciò spiega la stasi attuale e la probabile mancanza di entusiasmo.
    Se poi, per analogia, volessimo aprire pure il capitolo Vinitaly…

    ≡ Diego on Novembre 15, 2007 17:14
  2. @ diego: non voglio ripetere quello che ho già scritto sul blog di aristide.

    il capitolo del vinitaly lo possiamo aprire benissimo, secondo me.
    anche perchè non sono d’accordo con tanti autori che parlono male del vinitaly.
    dai produttori che possono fare il confronto tra l’iwf di oggi e il vinitaly sento dire che quest’ultimo prepara molti più contatti commerciali che il primo. con parecchia più calma.

    armin on Novembre 15, 2007 17:42
  3. Agrifood a Verona e un un altra Fiera simile a Milano.

    Le importanti Fiere Europee (Bordeaux - Colonia - Parigi etc) spazzeranno via questa folle maniera di intendere l’economia di noi Italiani. Le Fiere fatte per accontentare il politicucchio locale. La pacchia è finita!

    ≡ sauro on Novembre 16, 2007 14:22
  4. Parola della settimana a Merano: Casino.

    Dico io: Le nozze d’efficenza italiana e flessibilita’ teutonica. Uffa.

    Mi concordo, Armin, tutti parlano male del Vinitaly, pero’ l’organizzazione e la razionalita’ dell’evento sono impressionanti. Viva Vinitaly.

    E la cosa di Merano? Mai piu’.

    Terry Hughes on Novembre 18, 2007 17:13
  5. Ci sono fondamentalmente due tipi di occasioni pubbliche per un azienda, quelle rivolte agli operatori e quelle rivolte al pubblico finale. La stampa di solito partecipa ad entrambi. E’ chiaro che il Vinitaly dovrebbe appartenere al primo caso e Merano al secondo. Partecipare a Merano pensando di incontrare operatori si rischiano delle delusioni. D’altra parte il Vinitaly e’ spesso invece un luogo dove e’ difficile avere le condizioni giuste per un incontro tra professionisti.
    E’ chiaro che occasioni come il Vinitaly sono molto importanti per un azienda, ma io tendo a valorizzare molto le volte in cui e’ possibile incontrare la gente che veramente compra e consuma i tuoi vini, e Merano era probabilmente il migliore evento in questo campo. Vi sono dei problemi che andrebbero risolti in entrambi gli eventi, Vinitaly e Merano, ma fondamentalmente l’idea di base che li regge mi sembra giusta.

    gianpaolo on Novembre 21, 2007 08:21
  6. […] manifestazioni, come per es. il Merano Wine Festival (vedi Aristide, Vino Pigro, Mondosapore, o Poggio Argentiera), dove le aziende vinicole incontrano sia operatori del settore, ma sopratutto appassionati di […]

    Poggio Argentiera » Blog Archive » Ma i vignaioli sono già 2.0, e non lo sanno. on Novembre 22, 2007 13:11

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