Dalla lettura dell’interessante discussione che e’ scaturita dall’ultimo post di Bonilli, qualcuno (Daniele), verso la fine dice: Valorizziamo di piú il nostro paese e invece di lamentarci ( e noi Italiani lo sappiamo fare veramente BENE )…

Ecco. C’e’ una cosa alla quale non avevo fatto caso, ma che mi ha fatto notare mia moglie qualche tempo fa: noi italiani ci lamentiamo sempre - dal dottore, a scuola, al supermercato, alla piscina, in ospedale, in comune - ma raramente protestiamo.

Protestare, ovvero portare le proprie ragioni di fronte ad un responsabile di un disservizio, chiedendo con forza che si prendano dei provvedimenti.

Noto invece che le persone, specialmente quando sono in qualche situazione di attesa, si lamentano, ma poi quando arriva il responsabile del servizio fanno finta di nulla o addirittura si mostrano comprensivi. Mi e’ capitato di vederlo con le mamme, in attesa dei figli a scuola, oppure dei pazienti in attesa di una visita specialistica. Tutti a lamentarsi, poi quando arriva l’insegnante o il medico tutti zitti, o addirittura a giustificare i problemi smentendo clamorosamente quello che dicevano pochi istanti prima.

A voi non sembra?



≡ Category: Italietta |




7 Comments so far


  1. Paglia

    per dare una risposta alla constatazione sacrosanta di Sua moglie provi a leggere sul Corriere del 2 gennaio l’analisi fatta da Giuseppe De Rita direttore del Censis e studioso oculato di questo Paese. Il titolo è “c’è un Paese vitale, è il 25%”. Credo che il titolo sia già sufficientemente eloquente. A una minoranza di persone come Lei che si mette una bottiglia di vino sottobraccio per offrirla al Ristoratore di New York o io che lo faccio con un salame e ad altre persone che silenziosamente tirano la carretta c’è una maggioranza che per cultura, educazione familiare, opportunismo, furbizia, non fa nulla. Attenzione, su 100, 25 contro 75. Questa situazione talmente sbilanciata ci fa capire che stiamo nel dramma. Il risultato culturale di 40 anni di follia (per me dal’68 ad oggi)non può essere curato con leggi ordinarie, ci vuole uno shock traumatico che inevitabilmente farà delle “vittime” innocenti ma è l’unica soluzione che consente in tempi brevi e ragionevoli ad un raddrizzamento della rotta. Le domande che mi pongo sono queste: saremo capaci noi italiani di dare questa sferzata e ritrovare la strada maestra? Crede che avremo la Thatcher di turno capace di affrontare i tassisti romani? Io ho dei dubbi, la sproporzione tra 25 contro 75 è troppa. Ma un lumicino di speranza nasce dal fatto che ora noi non siamo più soli (ci ricordiamo negli anni folli la svalutazione sistematica della lira? I 50 Governi caduti in 48 anni e alla elezione di ogni nuovo Governo il politico di turno assumeva la Sua bella brigata di pubblici dipendenti garantismo di “magazzino voti” alla votazione successiva?)Ora siamo in società con altre società europee e mondiali e a quelle dobbiamo rispondere come ad un consiglio d’amministrazione di una azienda. Una vicenda , che non so Lei come giudica,conferma a mio parere il mio punto di vista: la vicenda Alitalia-Air France. Per sintetizzarla, a fronte delle banalità inconcludenti dei ns. politici si sono aperte le carte su un tavolo come in una riunione d’azienda e i numeri hanno detto Air France se non si voleva fallire. L’aria sta cambiando e ‘68 può fare rima con 2008, ma con l’inizio di una rotta sensata! Io ci credo! Saluti

    ≡ franco on Gennaio 5, 2008 13:51
  2. …e intanto la finanziaria ha regalato 50 ml di euro ai viticultori siculi, per i danni da peronospora subiti quest’anno.
    http://www.winenews.it/index.php?c=detail&id=11885&dc=15
    La morale? o si sovvenziona l’MCR, o si sovvenzionano i danni da peronospora, ma i soldi sempre lì devono andare!

    PS Non serve ricordare che la peronospora non è la grandine, ma una patologia decisamente ben controllabile, volendo…

    Luk

    Luca Risso on Gennaio 5, 2008 15:33
  3. Bella notizia Luca, finalmente ce l’hanno fatta, a forza di battere cassa.
    Per me e’ uno schifo, da qualunque parte la si guardi.
    Per risponedere a Franco, sono abbastanza d’accordo con quello che dice. Io la vedo cosi’, l’Italia deve cambiare, ma non perche’ siamo convinti noi collettivamente che e’ giusto farlo, ma perche’ ci faranno cambiare le condizioni di contesto in cui viviamo. Siamo come una macchina in divieto di sosta, o la togliamo noi oppure verra’ il carroattrezzi a spostarci, con le spese del caso. Ma li’ la macchina tanto a lungo non ci stara’.

    Gianpaolo Paglia on Gennaio 5, 2008 15:56
  4. Luca, sono veramente senza vergogna.

    Tommaso Farina on Gennaio 5, 2008 16:12
  5. Forse è …qualcosa che respiriamo nell’aria.
    All’estero infatti gli italiani si comportano ben diversamente. Di recente ho conosciuto una persona italiana che da anni lavora a Londra, in una importante casa d’asta - è una dirigente.
    Ebbene, appena nota qualcosa che non va, spedisce letteracce di protesta. Dal ristorante che l’ha trattata male alla palestra mal gestita, sono lettere e lettere. Cui, puntualmente, trova risposta, con scuse infinite (chiaramente, aveva ragione) e rimborsi in moneta sonante.
    Chi oserebbe fare altrettanto, in Italia? Solo l’idea di metter mano ad una penna - o al computer - fa sudare freddo il 90% della gente…per questo, tutti si lamentano.
    Almeno questo, è gratis (e senza conseguenze…)

    L.

    ≡ Lizzy on Gennaio 6, 2008 13:57
  6. e’ il famoso…”Dear Sir,…”. Sai perche’ ogni volta che qualcosa non funziona, in Inghilterra si scrive una lettera, e da noi no? Perche’ in Inghilterra…incredibile, ma vero, ti rispondono! Customer “uber alles”!
    Non si capisce se e’ per merito dei cittadini/consumatori, che sono cosi’ consapevoli dei propri diritti da non mollare mai di un millimetro ogni volta che li vedono anche solo minimamente intaccati, oppure se per le aziende (e anche i servizi pubblici oramai), che hanno capito che con il servizio al cliente si giocano la partita piu’ importante per il loro successo e persino per la loro sopravvivenza.
    Noi siamo all’opposto mi sembra.

    gianpaolo on Gennaio 6, 2008 17:10
  7. […] familiare a metà degli anni 90 ha portato un pò di Inghilterra e un pò di mentalità (tuttora) ribelle in un posto che si prefigurava come l’ennesima toxploitation (ovvero sfruttamento alla […]

    Vino da Burde - » Giampaolo Paglia da Burde con 8 annate di Capatosta, venerdì 18 gennaio! on Gennaio 15, 2008 15:36

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