Da un articolo sul quotidiano Repubblica di oggi, che anticipa uno studio di Confagricoltura che sara’ presentato in Marzo.
Oggi in Italia vi sono:
- 1.500.000 agricoltori (tra coltivatori diretti e altre forme di impresa)
- 1.200.000 dipendenti pubblici che si occupano di questioni agricole (dipendenti dello Stato, Regioni, Province, Comuni, Asl, ecc.)
Quasi un funzionario a testa per ogni agricoltore, cioe’ un angelo custode personale. Ma i costi?
61 Miliardi di euro annui, i cui 39 per il personale fisso e 22 per consulenze, che operano in
- 50 strutture a livello centrale
- 300 a livello regionale (una media di 15 a regione)
- 104 a livello provinciale
- 356 comunita’ montane
- 196 Asl
Il risultato di tutto cio’, come uno immagina, dovrebbe essere un efficienza altissima della gestione delle pratiche. E invece? E’ tanto alta che e’ stato stimato che un imprenditore agricolo ogni anno occupa 100 giornate lavorative di 8 ore per svolgere direttamente e personalmente le attivita’ burocratiche. In pratica metà dell’anno di lavoro.
Vi sembra normale?
La mia soluzione? Abolire i contributi all’agricoltura, che sono quelli che generano quasi tutta la burocrazia.
Ma i poveri contadini che coltivano il fazzoletto di terra che si troveranno senza reddito, oppure gli agricoltori che presidiano il territorio?
Con i centinaia di milardi l’anno risparmiati (compreso il budget agricolo della UE, dove l’agricoltura è sovvenzionata con circa 50 miliardi di euro) mettere mano seriamente al dissesto del territorio (la voce ambiente vede per il 2008 la miseria di circa 200 milioni di euro) e adottare misure di welfare per gli agricoltori che devono ritirarsi.
Ah, e naturalmente contemporaneamente liberalizzare il settore.
Alcuni invece la pensano diversamente, un esempio di discussione interessante su visioni contrapposte su questo tema, e in specifico sul settore vitivinicolo, qui.
Altri invece sono ancora più radicali.
Link: EU Annual budgets, financial reports and accounts
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Paglia
avevo scritto poco tempo fa invitandoti a leggere il rapporto di Giuseppe De Rita (Italia: 25% che traina e 75% a rimorchio) a questo punto il Tuo dato smentisce quello di De Rita. Un Paese che cambia Costituzione sulle urla di un Bossi è un Paese che non ha futuro e stiamo soltanto all’inizio.
≡ franco on Gennaio 14, 2008 12:45Scusa Franco ma non ti seguo. In che senso il mio dato smentisce De Rita e che c’entra Bossi con quello di cui parlavo?
≡ gianpaolo on Gennaio 14, 2008 12:59Sig. Gianpaolo,
≡ Diego on Gennaio 14, 2008 15:50condivido la sua analisi al 100%
Ma secondo lei chi ha il coraggio di segare via la maggioranza di quei dipendenti pubblici che è inutile?
A proposito: magari cambiassimo la Costituzione, il problema è proprio il contrario.
Paglia
riporto i suoi dati:
a)1.200.000 dipendenti pubblici che si occupano di questioni agricole (dipendenti dello Stato, Regioni, Province, Comuni, Asl, ecc.)
b)50 strutture a livello centrale
300 a livello regionale (una media di 15 a regione)
104 a livello provinciale
356 comunita’ montane
a) (De Rita) dai suoi dati sono molte meno le persone che trainano questo paese, direi che uno fa la buca e l’altro la ricopre
b) (Bossi) in nome di un Federalismo assurdo e che non serve si sono fatti 7-8 livelli di potere per la goduria del politicucchio locale e per l’esplosione di posti e dipendenti pubblici, per non dire di partiti(leggi Verdi, Lega, Di Pietro etc) che con il 2% hanno ministri e competenze nazionale al Governo.
Sono stato chiaro?
≡ franco on Gennaio 14, 2008 16:50Tutto chiaro ora.
≡ Gianpaolo Paglia on Gennaio 14, 2008 19:57Aggiungo solo che dal conto mancano le maggiori organizzazioni sindacali, che in pratica sono occupate in modo quasi esclusivo nella gestione delle sovvenzioni e dei contributi. Un industria con un fatturato probabilmente superiore di tutto il comparto che amministra.
Sarà che nella vita non ho mai avuto certezze, sarà che sono pazzo: ma io sono ottimista!Verrà il giorno in cui il “funzionario regionale” ci dirà che c…zo fa!
≡ franco on Gennaio 14, 2008 22:39Sono ovviamente d’accordo completamente con la soluzione vagheggiata (e’ la parola giusta, purtroppo) da Gianpaolo.
≡ Filippo Cintolesi on Gennaio 17, 2008 20:59I poveri piccoli agricoltori e chi presidia il territorio e’ pure bene che trovino il modo di comunicare adeguatamente il proprio valore aggiunto, visto che ne hanno, quando ovviamente ne hanno. Per far questo ovviamente la pressoche’ totale liberalizzazione del settore e’ un prerequisito indispensabile. Non e’ la liberta’ generalizzata che crea i guasti che in genere si imputano al “liberismo imperante” (ma dove impera??), bensi’ il lasciare liberi solo alcuni (i soliti piu’ forti) di avvantaggiarsi della situazione di vincolo in cui vengono tenuti i piu’ deboli. La liberta’ di circolazione dei capitali in presenza di restrizioni alla circolazione degli individui e’ uno dei casi piu’ emblematici di questa perversa ricetta.
Hai ragione Filippo, c’e’ poco da stare allegri, perche’ purtroppo mi rendo sempre piu’ conto che l’Italia e’ un paese profondamente illiberale. E lo vedo proprio nelle persone che, paradossalmemte, sarebbero le prime ad avvantaggiarsi di un mercato come abbiamo in mente noi, cioe’ nei consumatori.
≡ gianpaolo on Gennaio 17, 2008 22:28Quando vedi uno dei cittadini bloccati e sequestrati della loro liberta’ di movimnto dalla protesta selvaggia dei tassisti uscire con una frase del tipo: “poverini, se protestano cosi’ qualche ragione ce l’avranno”, capisci che e’ finita.
Sono proprio i consumatori spesso a chiedere misure ancora piu’ restrittive del mercato libero, e’ avvilente.
Personalmente credo che sia per mancanza di frequentazione con mercati piu’ liberi ed evoluti, e anche perche’ si fa di tutto per artatmente far passare l’equazione “mercato libero = luogo dove ognuno fa quello che gli pare senza regole”. Mentre invece, come leggevo tempo fa, nel nostro paese vige un sistema di “autoritarismo permissivo”, contro il sistema che auspicherei di “liberalismo severo”.