Cosa si fa a Pitigliano, il vino? (mappa)
Mah, si dovrebbe fare il vino sì, in teoria il bianco. Anzi, proprio il Bianco di Pitigliano, una delle prime DOC italiane, istituita nel 1966, ovvero 12 anni prima della DOC (adesso DOCG) Morellino di Scansano.
Però, se ti provi a parlare di Bianco di Pitigliano vedi la gente che storce la bocca, e ti guarda come un matto: ma se lo sanno tutti che di Bianchi di Pitigliano buoni ce ne sono pochi (tanto per non dire che non ce ne sono). Sarà il disciplinare, che impone una presenza del Trebbiano Toscano dal 50 all 80 % minimo, quando lo sanno tutti che con quest’uva grandi cose non se ne possono fare. Sarà che la zona è poco vocata…E invece no, la zona è vocatissima, altroché. Siamo in alto, sui 500 - 600 m slm, su terreni tufacei, grandi escursioni di temperatura con uno scenario naturale bellissimo ed il mare a non più di 30 km in linea d’aria. In più il clima della Maremma, sole, vento, asciutto.
Questa è una zona coi fiocchi per i vini bianchi. E per dire la verità ci sono delle cantine che lavorano bene (Roccaccia, Sassotondo) , ma poche, e quindi la zona non è mai decollata. Però io ci credo molto, e non solo io, ma sopratutto Antonio Camillo, che è di Manciano, pochi km da Pitigliano. Ed è per questo che con Antonio abbiamo preso in conduzione questo vigneto.
E’ un impianto di Sauvignon di una ventina di anni, certamente non come lo farei io adesso, ma è valido. Ma sopratutto valido è il terroir, e noi abbiamo fatto uno sforzo disumano per tirarne fuori al massimo il carattere, anche ricorrendo ad una consulenza esterna specializzata su quest’uva e questo vino, forse la massima autorità italiana sul Sauvignon.
Quello giallo è il vigneto.
Crediamo di aver fatto veramente un buon lavoro. E col 2007 è nato questo vino (che in realtà, in versione molto più semplice e altra etichetta, quella che vedete seguendo il link, esisteva anche nel 2006): Alture.
Questa è la grafica delle etichette, che sono in stampa in questi giorni. Dico solo che più persone della cui perizia in campo di vino ho la massima stima, sono rimaste stupite dall’espressione di questo vitigno nella zona di Pitigliano. E ci incoraggiano ad andare avanti.
Al Vinitaly (area D, stand E3) la presentazione.
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Le coordinate sono segnate, non posso certo perdermi un vino presentato in cotal maniera
A presto,
≡ Fabrizio on Marzo 17, 2008 16:38Fabrizio
Sul trebbiano però c’è Marco Stefanini (mi sembra che tu lo conosca) che da anni dice che il suo sogno è di impiantare a 9000 piante/ettaro. Sempre secondo lui, il vino prodotto da una coltivazione così estrema e con un adeguato invecchiamento, potrebbe rivaleggiare con i grandi d’Italia.
≡ Pato on Marzo 17, 2008 19:52Non si può certo criticare il sogno di una persona…però…
ho assaggiato il sauvignon in anteprima a gennaio e devo dire che era dimorto buono! consigliatissimo a tutti, con il prossimo carico di Morellino 2007 (ah ah ah) da Giampaolo mi faccio mandare pure un pò di questo Sauvignon quindi se lo volete passate da Burde
≡ Andrea Gori on Marzo 17, 2008 20:21@Pato. Marco Stefanini era mio professore all’Istituto Tecnico Agrario, parliamo di qualcosa come trent’anni fa…….aiuto!!!! Mah, certo si potrebbe provare, sicuramente si puo’ tirare fuori da quella varieta’ qualcosa di piu’ di quello che e’ stato fatto fino ad oggi, pero’ tutte le evidenze mi sembrano contrarie. Il Trebbiano non era piantato perche’ uva di qualita’, ma di quantita’, ed oltretutto resistente alle malattie e alla incuria relativa di vigneti fatti con un concezione diversa da quella odierna. Se si prende l’unico Trebbiano di cui si conosca la qualita’, quello di Abruzzo, bisogna intanto vedere se e’ lo stesso, e ne dubito fortemente. Poi se non sbaglio Valentini coltiva a tendone, mi sembra lontano dalla concezione un po’ anni ‘90 del piu’ fitto e’ meglio e’.
≡ gianpaolo on Marzo 17, 2008 20:35@Andrea. Facciamo a cambio merce. Non sei ad Amsterdam? (questa e’ da galera…, ho’ brigadiere, si scherza…)
gianpaolo,
da sudtirolese sono molto curioso di questa varietà che abbiamo in comune. passerò sicuramente da te al vinitaly (siamo poco lontani) ad assaggiarlo.
sono anche curiose se ci dirai un giorno chi è “forse la massima autorità italiana sul Sauvignon”.
intanto cordiali saluti
≡ armin on Marzo 17, 2008 23:42armin
Bravo Gianpaolo, ci voleva una bella novità di Pitigliano.
≡ Andrea on Marzo 19, 2008 13:01Di bianchi di Pitigliano Doc davvero buoni ne ricordo pochi anche io.. oltre a quelli citati da te quest’anno ho bevuto Montauto.
E’ prodotto in una zona più a sud, altrettanto selvaggia e bella.
Era davvero buono. E se non sbaglio fanno anche loro il sauvignon…
Un saluto
Andrea
Non sbagli Andrea, ed infatti Antonio è stato uno dei due fondatori del marchio Montauto fin da quando lavorava, come ora, in cantina da me e poi ne è uscito. Il Sauvignon era molto buono (l’ultima annata non l’ho assaggiata).
≡ Gianpaolo Paglia on Marzo 19, 2008 13:25Bene, più ce n’e’ che producono bene e meglio è.
tu pensa… manco a farlo apposta! E bene allora non mi resta che assaggiare il Sauvignon di Antonio quando sarà disponibile!
≡ Andrea on Marzo 19, 2008 15:13Io sono milanese ma avendo origini maremmane ho l’opportunità di avere una buona base di partenza per i miei giri di degustazione, proprio in mezzo ai vigneti, tra Scansano e Montiano. Mi ripropongo di approfondire la conoscenza dei bianchi maremmani, su cui sono un po’ deboluccio…
[…] in una versione più semplice c’e’ sempre il Guazza (solo Ansonica e Vermentino) e del Sauvignon di Antonio ho già detto […]
≡ bianchi | Poggio Argentiera on Marzo 22, 2008 13:10Che storicamente il trebbiano (o come si dice dalle mie parti “il trebbianaccio”) non sia associato a grandi cose (a parte il cognac, distillandolo) e’ vero. Ma e’ pure vero che e’ una vite che quanto gli chiedi ti da’, e (sempre storicamente) gli si e’ chiesto generalmente tanta ciccia, come Gianpaolo stesso aggiunge in un commento. Sarebbe da rifare il discorso trattandolo come si trattano le viti da cui si vuol trarre qualcosa di buono.
≡ Filippo Cintolesi on Marzo 24, 2008 21:15E credo sarebbe sufficiente potarlo a modino, anche senza bisogno di piantarlo a densita’ spinte.
Sul Trebbiano sicuramente si può fare di più e meglio, però credo che onestamente sia difficile tirarci fuori un gran ché. Comunque te lo saprò dire perché nei vigneti che abbiamo affittato c’e’ un po’ di trebbiano che proveremo a lavorare bene.
≡ Gianpaolo Paglia on Marzo 25, 2008 16:51Sulla quantità di produzione per ha, sono sicuro che si tratti di trovare la giusta quantità per quello specifico vigneto, e non tanto sicuro che meno si produce e più si guadagna in qualità spingendo l’equazione all’infinito.
ciao gianopaolo,
ritornato dal vinitaly ho aperto insieme ai miei dieci colleghi di lavoro di laimburg la bottiglia di alture, che ci hai cortesemente passato la domenica.
siamo rimasti impressionati davvero della qualità soprattutto espressa attraverso la tipicità del prodotto. non siamo abituati a degustare vini con questa tipologia provenienti da zone molto più meridionali e per questo calde delle nostre.
in naso dominano secondo noi sentori di frutti esotici e floreali (sambuco soprattutto). La solforosa dell’imbottigliamento al momento si fa ancora sentire. La bocca è piena ma l’acidità lo rende elegante e fresco e pulisce bene la bocca, anche se pienezza ed acidità sono un po’, come dire, staccati tra di loro.
comunque un buonissimo prodotto, bravo!
saluti
≡ armin on Aprile 8, 2008 14:06armin
Ciao Armin, ti ringrazio molto. Come sei veloce negli assaggi!
≡ gianpaolo on Aprile 8, 2008 15:32Antonio sarà contento. E’ un vino al quale teniamo molto, e che naturalmente speriamo evolva bene nei prossimi mesi, visto che è in bottiglia da neanche 3 settimane e certamente una certa disarmonia del vino è da attendersi. Col 2008 speriamo anche di centrare in modo migliore l’alcol, che quest’anno è davvvero un pelino sopra le righe, anche se l’acidità naturale è molto buona.
Grazie, ancora non ho aperto il tuo vino ma lo farò presto.