Per uno come me, che ha cominciato con i rossi, e che ancora con i rossi campa (ci prova), il sottile richiamo dei bianchi si è fatto più forte negli ultimi 3-4 anni.
E’ vero che si tratta anche di una questione commerciale: è aumentanta la richiesta ed il consumo dei vini bianchi. Però è anche e sopratutto una bella sfida.
La Toscana è notoriamente, per uno di quei luoghi comuni così frequenti nel mondo del vino, una zona negata per i bianchi. Storicamente, il bianco più noto della Toscana è stato il Galestro, vino fatto di Trebbiano per utilizzare queste uve che non trovavano più spazio nel disciplnare del Chianti, e grande intuizione di Antinori, e in scala minore di Frescobaldi.
Poi chi sono stati, e ancora ci sono, dei vini bianchi fatti con uve internazionali (sopratutto Chardonnay, ma anche Sauvignon) che sporadicamente hanno acceso qualche lampo dalla Toscana interna. Più recentemente, è proprio dalla Costa Toscana che sono venuti fuori vini rispettabili, prevalentemente Vermentino (un altra intuizione degli Antinori, va detto) e in qualche zona Viogner, sopratutto in Val di Cornia e Bolgheri. Poi ancora altre cose stanno venendo fuori bene andando verso Nord (Collli di Luni, Candia con Cima e Terenzuola del mio amico Ivan Giuliani).
E la Maremma? Fino ad ora ha un pò seguito quella che era la spinta data dal Vermentino, che ben si acclimata qui da noi. Però la vera uva autoctona (o nostrale come si direbbe qui) è l’Ansonica.
Proprio ieri abbiamo imbottigliato la nuova versione del Fonte40, che è composta da Ansonica, Vermentino e Fiano (40-40-20 più o meno). E’ forse la prima volta che mi sembra di essermi avvicinato al vino che avevo in mente: carattere veramente territoriale al naso, con una complessità maggiore che gli deriva dalla presenza del Fiano che aiuta anche a compensare quelle eventuali carenze di acidità che a volte possono presentarsi (ma non nel 2007, annata straordinaria per i bianchi da questo punto di vista). La bocca è piena ma non stanca, e il finale è lungo. Sono contento.
In più, in una versione più semplice c’e’ sempre il Guazza (solo Ansonica e Vermentino) e del Sauvignon di Antonio ho già detto qui.
Insomma, piano piano la sottigliezza del bianco ci irretisce. Leggevo su Bibenda tempo fa un intervista a Cotarella che è certamente più famoso per i suoi Merlot, dove però diceva che il vino bianco ha maggiori sfumature, infinite nuances che a volte nei rossi sono mascherate dalla muscolarità, dallo spessore dei vini. Concordo in pieno.
Sarà interessante vedere come reggeranno alla sfida tel tempo, perché non c’e’ nulla di più emozionante di un vino bianco con diversi anni alle spalle che sia ingrado di regalarti emozioni intense. Vedremo, un passo alla volta.
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ma come mi cambi il fonte40 sotto i piedi e manco mi avverti! devo proprio venire da te per provarlo…(ma a orecchio mi piace di già)
≡ Andrea Gori on Marzo 22, 2008 12:46Era il 14 giugno 2002, e i rossi imperavano ché a dire “vino bianco” sembrava all’epoca di dire “non vino”, anche se nessuno lo ammetterebbe oggi:
≡ Antonio Tombolini on Marzo 22, 2008 16:34http://www.antoniotombolini.com/simplicissimus/categories/wineTrends/2002/06/14.html#a128
Anto’, non butti via mai niente tu, eh?
≡ Gianpaolo Paglia on Marzo 22, 2008 17:51Devo dire che anche io dicevo: il vino è rosso!
Ma poi si cresce…..
Si cresce, si cresce… E allora in bocca al lupo per questa nuova avventura. Bevo spesso il Guazza: un tuo cliente lo propone con successo qui a Verona, in città antica. E’ un ottimo aperitivo e pure per il pasto si comporta bene. Complimenti, anch’io mi candido per un assaggio del Fonte40, magari già al prossimo Vinitaly!
≡ Giampiero alias Aristide on Marzo 24, 2008 20:38“…grande intuizione di Antinori, e in scala minore di Frescobaldi”. Occhio Gianpaolo a parlar bene, in questi periodi, delle due famiglie fiorentine
!
≡ Pato on Marzo 28, 2008 22:53