E’ una di quelle cose che molto probabilmente interessa quasi a nessuno, a meno di non essere un produttore di Morellino, come il sottoscritto. Pero’ e’ utile per capire come l’attuale assetto delle denominazioni funzioni poco e male.

Una quindicina di giorni fa si e’ tenuto il rinnovo delle cariche del Consorzio del Morellino. A seguito di quello che e’ successo, il produttore piu’ grosso, ovvero la Cantina Cooperativa del Morellino di Scansano, e’ uscita dal Consorzio. Notare che il Presidente della Cantina Cooperativa era stato fino ad ora, e da molto tempo, Vicepresidente del Consorzio. E grazie alla Cantina Cooperativa e i suoi oltre 100 soci operanti nel Morellino, fatti entrare gratis nel Consorzio (quando io, ad es., avevo dovuto sborsare la non simbolica cifra di 5 milioni delle vecchie lire solo due o tre anni prima), esso aveva ottenuto la vigilanza dal Ministero delle Politiche Agricole e la cosidetta erga omnes, ovvero il controllo anche sui non soci per effetto della rappresentativita’ di oltre i 2/3 delle superfici vitate.

Ora, la vigilanza e il controllo delegato ai Consorzi di Tutela, e’ una delle punte di diamante della legge 164, quella che regola il settore vino, e parte dal concetto che nessuno meglio dei produttori puo’ vigilare sul prodotto stesso

Questo assunto viene in realta’, ovviamente direi, smentito dai fatti ad ogni pie’ sospinto, visto che i Consorzi non sono quelle case di vetro democratiche e trasparenti che dovrebbero essere quando si assumono i compiti di polizia.

Il Morellino e’ bloccato dai giochi di potere vari, come dimostrano le dimissioni di due settimane fa, e la situazione assurda che il presidente della Cantina, socio dimissionario, sia comunque sempre nel Consiglio in rappresentanza dei viticoltori della Cantina, che sono sempre soci.

Il Consorzio del Brunello…beh, c’e’ da aggiungere qualcosa a quello che e’ stato gia’ detto?

Delle due, l’una: o i Consorzi diventano degli istituti dove vige la piu’ piena democrazia e rappresentanza, e non la legge del piu’ forte come avviene oggi, oppure e’ lo Stato, cioe’ i terzi, che devono controllare i produttori, e non loro stessi. Come sarebbe logico.

La notizia appare anche qui, e da poche altre parti.

PS. Il sottoscritto ha rassegnato le dimissioni da socio gia’ tre anni fa, proprio per questi motivi. La mia visione non e’ quella di un osservatore neutrale, anzi!

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≡ Category: Riforme, Vino |




4 Comments so far


  1. Ho vissuto una storia del tuto uguale da queste parti, ma allora tutto il mondo è paese, c’è di che consolarsi… si fa per dire…
    Ciao

    Mirco

    Mirco Mariotti on Luglio 21, 2008 17:32
  2. Gianpaolo, toglimi una curiosità.
    Il nome di un vino è proprietà di chi?
    Io pensavo che il nome fosse legato alla doc relativa e depositata. Ovvero, prendendo ad esempio Montalcino, se anche la maggioranza dei produttori volesse modificare la doc sostituendo il sangiovese con il merlot, la minoranza dei produttori potrebbero rivendicare il nome brunello, continuando a produrre con il vecchio disciplinare.
    Saltando di palo in frasca, nel vostro caso è possibile fondare un consorzio di piccoli produttori, oppure un consorzio con uno statuto dove una testa conta un voto, e continuare a produrre morellino, o addirittura un “Scansano rosso” con disciplinare identico o più restrittivo?
    Luk

    Luca Risso on Luglio 22, 2008 09:59
  3. Il nome Morellino appartiene alla collettività, che è un po’ un voler dire tutto e un voler dire nulla. Il vino che viene prodotto con quel nome è regolato da uno Statuto che è oggetto di modifica su richiesta dei produttori (la maggioranza) per decreto del Ministero. I produttori chiedono, il Ministero concede. Tra parentesi, tu parli di deposito di un marchio, ma di fatto il nome tutelato da una IG o DO non è un marchio depositato, si tratta di due cose diverse. Che poi alcuni Consorzi abbiano, giustamente, pensato a depositare e registrare il marchio nei vari paesi, quello è un discorso diverso.
    Di consorzi uno ne può fare anche tremila, però chi ha la rappresentatività di almeno 2/3 della produzione può chiedere la delega al ministero, fatti salvi altri requisiti. Gli altri possono fare dei consorzi volontari (come sono a tutti gli effetti i consorzi di tutela, anche quelli con delega), però devono attenersi al disciplinare di produzione che è pubblicato sulla Gazzetta ufficiale, essere aperti ai controlli obbligatori (compresi quelli dei Consorzi con delega erga omnes, ovvero anche sui non soci).
    Tutto chiaro?

    Paglia on Luglio 22, 2008 13:56
  4. La cosa scandalosa è che non ne ha parlato assolutamente nessuno, non che questo mi sorprenda più di tanto, da alcuni anni mi sto accorgendo che viviamo in una specie di piccolo sistema “mafioso” immobile dove se parli o se ti arrabbi o ti lamenti di alcune cose che non vanno vieni guardato male e schedato come rompiscatole e non appartenete alla schiera degli amici.
    Forse mi sbaglio, speriamo!!

    Saluti

    ≡ Maurizio on Luglio 26, 2008 12:41

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