Dall’Inghilterra si tende ad assumere un punto di vista piu’ internazionale quando si tratta di vino. Questo e’ il vero mercato globale e tutti i vini sono presenti e posti sullo stesso piatto, a giocarsi il loro successo od insuccesso in un mercato molto impegnativo e selettivo. Il bello e’ che tutti i vini partono ad armi pari. E’ vero che c’e’ una storia d’amore di lungo retaggio tra l’Inghilterra e certe aree vinicole: ieri sopratutto Francia e Portogallo, oggi Sud Africa e Australia; e’ vero pero’ che nel paese dei Masters of Wine, si gioca gli uni contro gli altri a viso aperto.
Per un motivo che ora non dico, ma sul quale tornero’ piu’ avanti, ho fatto una sessione di assaggi molto interessante. I vini che dovevo assaggiare erano i seguenti (prima il vino richiesto e poi quello che ho effettivamente assaggiato):
- Chianti Classico 2005 (Badia a Coltibuono, circa 10,50 sterline da Tesco)
- Sherry Fino NV (Zoio Ruiz Mateos, circa 4,80 sterline da Tesco)
- Bordeaux AC bianco 2007 (Maison Delor Heritage 1864, circa 4,50 sterline da Marks and Spencer)
- Shiraz Australia 2005 Heathcote (Sanguine Estate, circa 17 sterline da Great Western Wines, Bristol)
- Rioja Crianza 2004 (Urbina, circa 12 sterline da RS Wines, Bristol)
Miei commenti:
- Badia a Coltibuono 2005 Chianti Classico. Sono rimasto sorpreso perche’ non e’ un Chianti piacione, anzi abbastanza scorbutico, ma e’ stato scelto da Tesco come Chianti “importante” (e’ circa il doppio di quello che la gente spende normalmente per una bottiglia). Insomma, un vero puro e duro, con la sua acidita’ tagliente, il suo naso leggermente barnyard, un vino da amatori del Chianti, certo non da gente abituata a bere dei bomboloni tutta morbidezza e ciccia. Nel complesso devo dire che non mi e’ dispiaciuto, specialmente se accoppiato a cibo robusto e grasso. Un po’ esile, ma comunque abbastanza elegante.
- Sherry Fino NV (non vintage). Qui non conoscevo nulla. Ho scoperto la storia del Fino, da uve Palomino lasciate fermentare con il formarsi di una specie di fioretta sulla sua superfice. E’ un vino piacevole, non complesso, ma devo dire che per il prezzo e’ veramente sorprendente. Mandorle e pasta di pane fresca ottimo per tutti gli usi caratteristici di questo vino e anche come apritivo.
- Bordeaaux bianco. Tappo a vite, vino da grandi numeri, ma com’e’ fatto bene, tanto di cappello. Un buon Sauvignon, neanche troppo vegetale, accompagnato da Semillon per renderlo piu’ bilanciato nelle componenti acide. Anche qui devo dire che siamo di fronte ad un prezzo correttissimo e ad un vino impeccabile. Dura fare concorrenza ai francesi che mi sembra si stiano bene attrezzando per il futuro.
- Shiraz Sanguine Estate. Una vera rivelazione. Scordatevi i Syrah australiani tutti tondi, fruttoloni, banali e stancanti. Qui siamo di fronte ad un signor vino, con una acidita’ vibrante che sostiene una materia ben polputa ma viva e che ti invita alla beva. Profumi di eucalipto, sembra di berlo in una campagna australiana, e sentori di carne. Niente spezie tipo pepe o cose caricaturali. Un vino di territorio.
- Rioja. Anche questo un signor vino. Meno complesso del precedente ma anche lui con un corpo snello e filante che in bocca e’ una meraviglia. Interessante al naso, forse un pochino segnato da un legno comunque per me piacevole in un vino giovane (nel senso che si immagina che col tempo si riassorbira’), con note quasi resinose. Anche qui siamo lontani anni luce dagli stereotipi dei Rioja moderni superpompati e merlotizzati. Un altro bel vino di territorio.
Ho messo il Bellamarsilia al bicchiere in tre ristoranti di Londra. Hanno deciso di puntare piu’ sulla descrizione varietale e macroregionale che sulla nuovissima DOCG morellino. Si enfatizzera’ il fatto che si tratta di un Sangiovese della Maremma Toscana. E gia’ Maremma appare come un vezzo che i piu’ non capiranno. Questo per dire che ci stiamo tanto a menare su dettagli e a gonfiarci il petto per cose come una nuova DOCG senza pero’ avere la consapevolezza che se non si investe in promozione e comunicazione all’estero e’ come non aver fatto nulla, davvero. A sentire il consorzio pero’ sembra che il Morellino vada alla conquista del Mondo. Magari ci andassero un po’ piu’ loro in giro per il mondo.
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Gli assaggi di Sherry (vini di Jerez)in tutte le sue versioni, dal Fino in poi, sono stati tra i più…incredibili che mi sia capitato finora di fare. Un’esperienza straordinaria. Se mi permetti un richiamo, io ne avevo parlato qui:
http://www.tigulliovino.it/vinopigro/2007/06/jerez_la_saggezza_del_legno_1.html.
See you!
L.
≡ Lizzy on Ottobre 15, 2008 08:50Una bella analisi e un bel ceck up di riferimento.
(…..posso aggiungere con il tuo permesso, a quell’inchiesta sulla SUPERDOC “avere la consapevolezza che se non si investe in promozione e comunicazione all’estero e’ come non aver fatto nulla”. Mi sembra appropiato. )
≡ nicola a. on Ottobre 15, 2008 13:53E’ una cosa che mi ha fatto notare un’enoteca di Londra, può comprare vini direttamente dai vigneron francesi a prezzi decisamente inferiori dei vini italiani. Sembra che il vignaiolo italiano appena fa un vino appena decente tari il prezzo sui vini più costosi della sua zona.
≡ borntowine on Ottobre 19, 2008 10:42Effettivamente sto trattando l’importazione di un pallet dello champagne di un “Vigneron Independent” a 10,80 € a bott. più il trasporto circa 90 cent x bott.