(foto dal sito del Parco della Maremma)
Il mio amico e collega Fabio Duchini, molto attivo localmente sul fronte associativo a livello di agriturismi e attività agricole del Parco della Maremma, zona nella quale parte della mia azienda si trova, ha recentemente denunciato un atteggiamento della pubblica amministrazione che ritengo veramente esemplificativo della nostra situazione attuale.
Progetto Filiera Corta, così si chiama questa iniziativa finanziata a livello regionale per incentivare la vendita diretta al pubblico da parte dei coltivatori. Bel nome, che fa il paio con i cosidetti farmers markets. Tutte iniziative che hanno presa mediatiaca sicura, che suscitano siampatie da parte dei cittadini, anzi da parte degli elettori, che fanno figurare l’amministrazione pubblica come uno scudo contro le attitudine ingorde della malvagia distribuzione privata, meglio se Grande Distribuzione, cattiva e sfruttatrice per definizione.
Tutto bene quindi? Non direi, dice Fabio nella sua comunicazione pubblicata sul Tirreno di ieri: “Tutto a posto, tutto corretto, tutto adeguato se non fosse che ad una manciata di minuti dal via, la Regione Toscana; Settore Valorizzazione dell’imprenditoria agricola” ferma il progetto prima dell’ultimo benestare, giacché ricorda che l’Azienda Regionale di Alberese, ente pubblico economico, ha il “suo” punto vendita ad un centinaio di metri da dove dovrebbe essere aperto lo Spaccio di filiera.”
Capito bene? La Regione Toscana blocca un progetto di iniziativa privata, sul quale si sono fatti belli tutti i politici per la loro sensibilità nei confronti del cittadino, perchè potrebbe fare concorrenza allo spaccio dell’azienda di Alberese, di proprietà della Regione Toscana stessa, che sorge a poca distanza!
Ora, se non sbaglio, si tratta della stessa azienda di Alberese che finisce sempre in perdita ogni bilancio, che viene puntualmente ripianato a spese del contribuente, il quale contribuisce pure, viene proprio il caso di dirlo, ai 300.000 euro annui spesi per compensi amministrativi. La stessa azienda che ha quasi sempre fallito in ogni intrapresa commerciale si sia infilata, e non sono poche a partire dalla pasta, al vivaismo e più recentemente al vino passando per l’agriturismo, che oggi non contenta di fare concorrenza sleale alle imprese private, che non si possono vedere ripianato il bliancio dal contribuente ad ogni chiusura di esercizio, decide che questi cittadini che sono quelli che gli pagano gli spesso lauti stipendi e tappano le loro pezze, non si possono certo mettere in testa di fargli concorrenza.
E’ il ritratto di un Italia feudale, in cui i potentati politici disprezzano il cittadino e l’attività imprenditoriale privata, ed hanno come unico obiettivo non tanto il bene della comunità ma il suo perpetuarsi e autoriprodursi. Quando saremo in grado di spezzare questo incantesimo e avviarci verso la normale modernità?
burocrazia
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L’opinione di Gianpaolo mi sembra corretta…ho visitato Alberese solo come turista, ma l’idea che mi sono fatto, entrando proprio quest’estate nel negozio di cui parla nel post e comprando e provando quei prodotti (vino in primis, pasta in secundis), è stata di una grande sòla…mi riferisco ai prezzi alti e alla qualità dubbia che ho riscontrato, confrontandoli naturalmente con quelli di altre aziende maremmane che conosco, e se un’azienda regionale non compete in qualità e prezzo con le altre…bhé i sintomi del malgoverno ci sono tutti. Probabilmente chi è a capo quell’azienda starà facendo di tutto per non far nascere un vero mercato nella zona e non far venire a galla la sua cattiva gestione.
≡ Emiliano Brunori on Ottobre 21, 2008 17:20