Mi sono finalmente fatto una bella giornata di assaggi domestici. Luca D’Attoma è venuto ieri sera a dormire qui in azienda, così stamattina alle 8,30 eravamo pronti per assaggiare tutto quello che abbiamo in cantina, o quasi. Ci siamo messi al tavolo con Daniele e Antonio (Camillo), che avevano preparato i campioni la sera prima e abbiamo cominciato ad attaccare gli oltre 60 campioni da vasche e da barriques.
Come dico sempre, una cosa è assaggiare i vini quando sono pronti e maturi, imbottigliati almeno da qualche mese, se non da qualche anno, con i tannini a posto, puliti al naso, ecc. Un’altra cosa è invece assaggiare i vini dell’annata appena conclusa, spesso con tannini ancora molto aggressivi, torbidi, con profumi primari e puzzette inevitabili. Non è proprio un sollievo per il palato. Ci siamo difesi avendo a portata di mano del prosciutto toscano, dello speck e del formaggio, e tanta acqua, in modo da riequilibrare il palato. Abbiamo terminato alle 15.00, dopo quasi 7 ore di assaggi e prove di taglio, interroti solo da brevi spuntini.
Dico la verità, e forse è una mia fissazione degli ultimi anni, sono stato più contento con i rossi che con i bianchi. I primi mi sembrano esprimere il territorio maremmano in maniera più fedele. Dico solo che ci sono delle basi di Ansonica e Vermentino ottime per il Guazza e il Fonte40. Quest’ultimo lo stiamo passando parzialmente in legno da 25 HL e probabilmente lo faremo uscire dopo un anno di affinamento, tra vasca, botte e bottiglia. Ottimo anche il Sauvignon per l’Alture, con Pitigliano che si dimostra essere un territorio molto vocato per questo vitigno. E poi c’e’ l’Ansonica bucce, sia il 2007 che il 2008. Il primo uscirà in Marzo 2009, dopo un affinamento in cemento e legno. E’ un vino che mi sta veramente appassionando per la sua personalità, ma anche per la sua beva non difficile e tutto sommato non complicata. Un vino forse non per tutti, a causa della presenza dei tannini, ma sicuramente un vino affascinante, almeno per noi.
Una domanda ai lettori. Sto seriamente pensando di muovermi verso il tappo a vite (Stelvin) per i vini per i quali è permesso (quindi non per i Morellini che sono DOCG e quindi per legge richiedono il sughero). Probabilmente i lettori dei blog del vino sono tra i più aperti verso queste innovazioni, e le resistenze le incontrerò sul mercato, ma mi piacerebbe sapere come la vedete voi.
≡ Category: Vino | ≅ 13 Comments
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Viva il tappo a vite!
≡ Jacopo Cossater on novembre 27, 2008 16:50Ciao Gianpaolo, a me è sempre piaciuto molto. Forse meglio sui bianchi, Fonte40 e Guazza, per cominciare?
Un caro saluto.
io la vite la metterei pure sui brunelli quindi vai tranquillo, almeno un sommelier ti sostiene!
≡ andrea gori on novembre 27, 2008 17:56Personalmente sono favorevole a questa tipologia di tappo per quanto riguarda i vini bianchi ed i rossi di pronta beva, per i vini più importanti resto perplesso soprattutto per una questione culturale.
Comunque i miei complimenti, 60 assaggi in 7 ore, uno ogni 7 minuti……
≡ Michele Scotto on novembre 27, 2008 18:22Capisco il dubbio da parte dei produttori per problemi di marketing. Importanti nomi suggeriscono che i tappi Stelvin sono ok anche con i vini Premium. Creano un plus riguardo ad eventuali ossidazioni premature. Rimane sufficente ossigeno per lo sviluppo (in ogni caso la maggior parte dell’evoluzione avviene senza ossigeno).Credo sia una scelta, non più coraggiosa, che sarà premiata.
≡ nicola a on novembre 27, 2008 23:31vai con lo stelvin, il consumatore è abbastanza maturo per accettarlo.
≡ borntowine on novembre 28, 2008 02:35Io posso solo dire che sono molto affezionato al gesto, alla ritualità, dello stappare una bottiglia con il “tirabusciò”. Ma, appunto, è solo un discorso affettivo.
≡ roberto on novembre 28, 2008 10:15Via libera ai tappi a vite!!Ho recentemente fatto una degustazione di sauvignon blanc neozelandesi tuttti tappati con lo screwcap…niente da dire! Ottimi e ottimo sistema!
≡ Giulio on novembre 28, 2008 11:37Negli ultimi tempi ho beccato troppe bottiglie, anche costose, devastate dal TCA o da problemi di tenuta del tappo (specifico che comunque non si trattava di vini tuoi), e ormai vivo il sughero come una roulette russa… Mi unisco quindi energicamente al coro: vai col tappo a vite!
≡ Enrico on novembre 28, 2008 12:32Viva ul tappo a vite. Ma con il sauvignon approfondisci bene come i Kiwi hanno risolto i loro problemi di riduzione.
≡ Luca Risso on novembre 28, 2008 15:38Luk
Chiedero’ ad uno dei massimi esperti con il quale ho avuto il piacere di condividere un tour in Canada. John Belsham, patron di Foxies Island and Seven Terraces, e’ uno degli enologi neozelandesi che ha promosso lo screwcap e l’iniziativa per la sua promozione e conoscenza, un consorzio di produttori che si e’ autotassato per promuovere nel mondo la conoscenza di questo tipo di chiusure. Proprio come avviene frequentemente anche da noi in Italia
≡ Paglia on novembre 28, 2008 20:51Giusto stamattina si discuteva di tappi con un’amica produttrice di Bardolino, Matilde Poggi (“Le Fraghe”). Lei lo ha adottato per il Chiaretto, ne è più che convinta, e se ne infischia delle critiche. Le quali non mancano: anche all’estero, dai suoi clienti, più che dai consumatori.
Personalmente sono d’accordo con lei: ho assaggiato vini con lo stelvin, con la plastica, con gli agglomerati più strani…
mi piace il sughero, ovviamente, ma mi piace molto anche lo stelvin. L’ho provato su rosati e bianchi, sarei curiosa di vedere come si comportano i rossi…
L.
≡ Lizzy on novembre 28, 2008 21:47Vai col tappo a vite !!
≡ piergiovanni on novembre 29, 2008 14:17Il consumatore meno smaliziato dopo un’iniziale smarrimento si abituerà.
D’altro canto fino a trent’anni fà nella maggior marte dei casi il vino passava dalla damigiana alla brocca,ci si è abituati alla bottiglia,si farà l’occhio allo stelvin.
non dico niente.
≡ armin on novembre 30, 2008 02:58ma godo…