Confesso che essere stato preso da esempio da un azienda importante del vino italiano, come Zonin, per il tasting panel, mi ha fatto un certo effetto, un misto tra la lusinga e la rafforzata certezza di essere sulla strada giusta nel rapporto tra azienda e consumatore.

 

Insomma, non ho saputo resistere e mi sono iscritto anche io al Tasting Panel di Francesco Zonin, ed ecco che mi appresto a commentare la seconda bottiglia ricevuta. E’ una bottiglia un po’ particolare per me, perche’ viene dall’azienda della famiglia Zonin in terra maremmana, quindi a casa mia e a poche decine di km dai miei vigneti. Rocca di Montemassi, e’ il nome dell’azienda, non ho ancora avuto la possibilita’ di visitarla, e non perche’ non mi abbiano gentilmente invitato in piu’ di una occasione, ma perche’ non siamo mai riusciti ad incastrare i rispettivi impegni, tra me e Francesco, ma conto di avere il piacere di farlo assai presto. Il vino si chiama Astraio, ed e’ un Viogner in purezza. Un vino dei venti, come lo definisce giustamente Stefano Ferrante, direttore dell’azienda, perche’ viene di solito associato con il Rodano del Nord, dove il vento di Mistral fischia forte tutto l’anno, come ho avuto modo di vedere io stesso qualche settimana fa, passando in quella bellissima zona famosissima anche per i suoi ineguagliabili Syrah e i vigneti arrampicati sulle colline che guardano il fiume, attaccati al loro sostegno a difesa dei venti che si incanalano forti su questa valle battuta dal sole (il nome Cote Rotie, dice tutto).

Bevuto a pranzo, su portate fredde estive, salumi, formaggi freschi, ecc. Il vino all’inizio si presenta leggermente timido al naso, dove mi aspettavo di essere accolto da un bouquet un po’ piu’ intenso, anche se durante la progressione del pranzo il naso aumenta e si rivela piu’ ricco di quella frutta tropicale che caratterizza il viogner. Ma e’ in bocca che al momento il vino da il suo meglio, con aromi nei quali abbiamo riconosciuto abbastanza distintamente l’ananas, la pera (o piu’ precisamente quelle caramelle alla pera inglesi che si chiamano Pear Drops), la buccia di arancio. Il vino potrebbe forse avere un minimo in piu’ di “selvaggio”, ma e’ chiaro qui l’intento di fare un vino impeccabile dal punto di vista tecnico, ma lo preferirei anche un filino piu’ austero con qualche durezza maggiore in bocca, visto che gli aromi non mancano. Una discreta lunghezza, per un vino ancora molto giovane e che sarei curioso di riassaggiare tra un anno. Tra parentesi, essendo l’azienda nuova, anche i vigneti sono piuttosto giovani e quindi non possono che migliorare.

Una scommessa quella del Viogner che mi sembra interessante (ho gia’ assaggiato altre cose in zona fatte con lo stesso vitigno, come per es. l’Almabruna, dell’azienda i Campetti) e che seguiro’ con attenzione. Non conosco il prezzo del vino, ma direi senza dubbio un vino da acquistare e da provare se siete in Maremma, o se volete un asagio del nostro “vento”. E complimenti anche a Stefano Ferrante, che ho imparato a conoscere meglio recentemente e che sta facendo un ottimo lavoro, per l’azienda e per la Maremma.



≡ Category: Vino, tasting panel |4 Comments




4 Comments so far


  1. Any relation to Lorenzo Zonin?

    Sono curioso, il Viognier è uno di quei vitigni che RARISSIMAMENTE esprime qualcosa di buono al di fuori della zona Condrieu (e anche in Condrieu…). Il trucco sta nel riuscire a estrarre un po’ di mineralità, ed evitare che il vino diventi stucchevole, marmellata di albicocca invece di albicocca, troppo generoso invece che dritto e senza storie come un grande Condrieu. It is a very fine line. Very fine.

    Mike Tommasi on luglio 25, 2009 10:41
  2. L’immagine, se vuoi, puoi prenderla da me. Ho visto che la pensiamo allo stesso modo sul vino. Ma probabilmente è il mio gusto che sta cambiando e alla fine ha ragione Francesco, che il vino lo deve vendere.

    @Mike bella analisi. Conosco poco il Viognier e il tuo commento mi ha fatto capire molte cose. Hai qualche bottiglia da consigliarmi?

    Davide Cocco on luglio 28, 2009 10:17
  3. Caro Gianpaolo, il tasting panel è solo una delle tante idee che ti vanno riconosciute quale “innovatore” del mondo vitivinicolo italiano. Spesso discutiamo sul tema dell’innovazione di prodotto: dovremmo fare altrettanto sull’innovazione della promozione e della comunicazione sul vino, un campo in cui dovremo recuperare molto terreno e molto rapidamente. Il Tasting Panel, ad esempio, è un modo unico, e forse l’unico modo (visti i budget esigui di cui il mercato del vino dispone) che il produttore ha per relazionarsi con una serie di consumatori sparsi nella nostra penisola lunga e stretta, qualora abbia voglia di mettersi in discussione. Ma c’è un’altra cosa che mi ha stupito ancor più della brillante idea di farsi giudicare alla luce del sole, ossia il linguaggio chiaro e diretto con cui esprimi le tue idee ed i tuoi punti di vista, comprensibile e accessibile a tutti, esperti e non, in cui non manca mai l’umorismo, la critica costruttiva e qualche spunto di riflessione. Forse il mondo del vino ha bisogno di maggior schiettezza e di farsi comprendere meglio quando si esprime, ed avere un buon esempio davanti agli occhi (o sullo schermo!) è di certo un grande aiuto. Quindi grazie in generale ed in particolare per i commenti sul nostro Astraio e per il tempo che gli hai dedicato! Con stima, Francesco (PS: l’Astraio costa circa 13 euro in enoteca)

    Francesco on agosto 5, 2009 17:17

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